Yorke e Cole, “The Soul Brothers”

 In Sport, Storie di Sport

3 Marzo 1999.

Era il periodo della mia vita in cui, con colpevole ritardo, iniziavo a seguire il calcio.
Ero stato indotto a questa malsana passione dall’arrivo del Fenomeno all’Inter nell’estate 1997. Un fascio di luce nel buio.

Ricordo chiaramente quella sera di Marzo: la mia squadra del cuore doveva giocare i quarti di finale di Champions League; mancava il Fenomeno vittima del solito infortunio, ma in compenso c’era gente come Baggio, Zamorano e Djorkaeff.

La trasferta era delle più complicate.
The Theatre of Dreams”, l’Old Trafford.
Lo United era una corazzata.
Schmeichel in porta, Stam, Gary Neville, Irwin, Johnsen in difesa e un centrocampo stellare: Scholes, Keane, Giggs e Beckham.
Ma fu la coppia d’attacco che conquistò la mia infantile attenzione.
Andy Cole, inglese di origini caraibiche, e Dwight Yorke che caraibico lo era interamente.

Erano perfetti insieme: non molto alti entrambi (1.75); non molto diversiutd_wall fisicamente; numero 9 e numero 19; soprattutto con facce che esprimevano la gioia di giocare a calcio. Unici, fisici e maledettamente efficaci”.
Yorke, più di Cole, ha nelle vene sangue caraibico, grandi orecchie a sventola ed un sorriso stampato costantemente sulla faccia.
L’assassino che sorride (Sia chiaro, per la sua letalità in area di rigore, non ci risultano delitti a carico di Dwight).

La partita finirà 2-0 con doppietta di Yorke, sorridente.

Sempre in campo insieme durante quell’annata.
Non si poteva parlare di Cole senza parlare di Yorke e viceversa.
Inizialmente però non sembravano i piani di Sir Alex Ferguson.
Con Solskjaer e Sheringham in rosa, dopo l’acquisto di Yorke, nell’estate del ’98, non si avevano ancora le idee chiare su quale sarebbe stata la coppia d’attacco.

Erano ancora i tempi in cui esisteva, praticamente, un solo modulo, il classico e intramontabile 4-4-2, non c’erano molte opzioni: una prima punta, fisica, da tonnellate di gol e una seconda punta, un numero 10 a giocargli alle spalle.

Cole_YorkeLoro due erano atipici.
Entrambi si muovevano molto, nessuno dei due era considerabile un “10” o un “9” puro. Entrambi agilissimi, fatti di puro istinto.
Sforzandoci, potremmo dire che Cole giocava da prima punta con Yorke dietro a fare da numero 10.

Così dopo qualche partita in panca, Cole entrò al fianco di Yorke nella vittoria dello United per 3-0 con il Southampton.
Ferguson intravide qualcosa.

L’intesa tra i due era qualcosa di speciale, quasi magico.
Quando iniziammo a giocare insieme fu come incontrare una donna speciale e innamorarsi.
Tutto era al suo posto.
Qualunque cosa facesse, io facevo il contrario. Non avevamo mai dibattiti, se uno dei due era arrabbiato con l’altro bastava guardarci e dirci ‘Okay’. ”

The Soul Brothers, un legame che andava oltre il calcio, radicato nelle origini dei due.

I loro movimenti in campo erano talmente perfetti che sembrava danzassero (magari il Calypso, tipica danza caraibica che darà un altro soprannome alla coppia: the Calypso boys).

Non c’erano precisi schemi a guidarli, c’era solo l’istinto.
Ed è per questo che risultavano imprendibili per le difese di tutto il mondo. Nessuno, dalla Juventus al Barcellona, poteva fermarli.

Quando segnava uno dei due, potevi stare sicuro che la palla gli era stata servita dall’altro; se non segnava uno lo faceva l’altro. Sembravano leggersi nella mente: passaggi filtranti, movimenti dell’uno a completare quelli dell’altro.
Non erano molto alti, ma grazie al tempismo e alla loro intesa arrivavano sempre primi su ogni pallone, aereo e non.

140 gol insieme in 3 anni, la coppia più prolifica della storia della Premier League, e soprattutto protagonisti del treble, ovvero la vittoria di Premier League, FA Cup e Champions League nello stesso anno, 1998-1999. Unica squadra inglese a compiere quest’impresa.

Nonostante loro due fossero i cardini di quella squadra, il loro ricordo viene offuscato da quanto accaduto il 26 Maggio del 1999.
A Barcellona si sfidano un favoritissimo Manchester e il solito roccioso Bayern Monaco.
Al sesto minuto una punizione di Mario Basler inganna Peter Schmeichel e porta i teutonici in vantaggio. L’1-0 reggerà senza emozioni per quasi tutta la partita, in una finale che viene ricordata solo per gli epici minuti conclusivi.
Infatti prima Sheringham al 91°, poi Solskjaer (entrato al posto di Cole) al 93° con due gol fotocopia ribalteranno la finale, regalando la coppa ai Diavoli Rossi.

Perciò quando si parla del Manchester del 1999 il ricordo di questa straordinaria finale fa passare i prodigi dei Calypso Boys in secondo piano.

Da soli non erano così straordinari.
Cole è stato, ed è tutt’ora, il secondo miglior marcatore della storia del calcio inglese (dopo Alan Shearer), ma non è quasi mai stato convocato nella nazionale ed è stato costantemente sottovalutato. Yorke dopo due grandi stagioni allo United ha visto la sua carriera precipitare, fino ad arrivare, a 34 anni, a giocare nel Sidney FC.
Insieme tra i migliori di sempre, da soli non più di normali.

La forza dei legami e dell’intesa.
Era un qualcosa di profondo e di inspiegabile che li legava, che andava anche oltre le differenze caratteriali.

Dwight Yorke

Dwight Yorke in compagnia

Yorke era un donnaiolo, uno che viveva appieno il sogno di calciatore: belle macchine, belle donne e belle case; con una mentalità caraibica: una volta raggiunto il massimo ci si rilassa lì sulla vetta.
Cole era più modesto, più ragionevole, più dedito al lavoro, probabilmente il suo sangue caraibico era stato compromesso dal grigiore inglese.

Questi due campioni, così diversi, in campo sembravano le due parti di un unico calciatore. È quanto il calcio può riuscire a fare, unire e migliorare.

Mario Villani

Mario Villani

Nato a Bari nell'ormai lontano 1989. Dopo 5 anni a Milano abbandona il grigiore padano per cercare qualcosa nel Sud Est del mondo. Oggi in Indonesia, scrittore per caso (o per sbaglio).
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