YEMEN: BELLEZZE E ORRORI FIRMATI BATTAGLIA & CANNATELLA

 In Fumetti

Scrive Pier Paolo Pasolini in Corpi e Luoghi, “lo Yemen, architettonicamente, è il paese più bello del mondo. Sana’a, la capitale, è una Venezia selvaggia sulla polvere senza San Marco…è uno dei miei sogni”. I bombardamenti degli ultimi anni hanno polverizzato tale bellezza, che adesso rivive solo attraverso la nostra l’immaginazione, e fra le pagine de La Sposa Yemenita, graphic novel edita da BeccoGiallo nel 2017.

L’autrice Laura Silvia Battaglia è una reporter di guerra che ha fatto dello Yemen la sua seconda casa dall’estate del 2012, quando decise di trasferirsi nella capitale Sana’a per migliorare il suo arabo studiando in un collegio fra i più prestigiosi al mondo, lo YCMES – Yemen College of Middle Eastern Studies. Ce lo racconta lei stessa nel colorato e vivace reportage a fumetti realizzato in collaborazione con Paola Cannatellaillustratrice e anch’essa autrice di graphic novel – piuttosto noto Dove la terra brucia,  biografia di Maria Grazia Cutuli, giornalista del Corriere della Sera assassinata in Afghanistan nel 2011.

Il titolo prende il nome dal capitolo con cui inizia la storia, il resoconto di un tradizionale, stupefacente, segreto matrimonio yemenita. Il rito nunziale ha solitamente la durata di tre giorni, nel corso dei i quali i festeggiamenti di donne e uomini si tengono in luoghi diversi e separati, rigorosamente a porte chiuse e col divieto tassativo di scattare fotografie. Una volta però passati i controlli di sicurezza, il niqab (indumento femminile che nella tradizione del posto copre per intero il corpo lasciando scoperti i soli occhi) lascia il posto a paillettes, lustrini e tacchi, le donne si cimentano in danze tradizionali e moderne (il gangnam style tira pure in quella parte di mondo) in un’atmosfera euforica e gioiosa.

È a lei, l’unica occidentale partecipante al ricevimento, che la sposa dona una rosa rossa, segno che sarà la prima di tutte le donne presenti a sposarsi – gesto molto simile alla tradizione occidentale del lancio del bouquet.

Il soggiorno in Yemen della Battaglia subisce una svolta significativa, l’Agenzia Americana Transterra Media le affida l’incarico di corrispondente, e così Sana’a da luogo di vacanza si trasforma per la reporter in qualcos’altro, una città fatta da una sovrapposizione a scacchi di condizioni economiche, sociali e di potere diverse, di rapporti di forza diversi di esistenze anche lontane anni luce, una fonte preziosa di storie che svilupperà per i successivi tre anni con il fixer il giornalista Almigdad Mojalli.

La Battaglia racconterà infatti delle vittime di bombardamenti dei droni, dei bambini trafficanti e trafficati tra Yemen e Arabia Saudita, dei blitz e rapimenti organizzati contro gli stranieri.

“Vicino al luogo dell’esplosione non è possibile distinguere nemmeno i grumi di liquido umano dall’asfalto e l’asfalto dalla benzina, e i detriti dell’edificio andato in frantumi da ciò che resta di quella dinamite a misura d’uomo”.

La Sposa Yemenita è un concentrato di quotidianità orientale, confronti interreligiosi, inchieste giornalistiche, dal tono delicato, talvolta divertente e terribilmente sincero. Senza mezzi termini Laura Silvia Battaglia arriva al dunque, racconta senza filtri le bellezze di una cultura poco conosciuta e gli orrori di una guerra che l’ha dilaniata, instillando nel lettore una forte curiosità per una realtà di cui poco si parla e un pizzico di nostalgia per tutto quello che è andato perso.

Il giornalista Almigdad Mojalli muore all’età di 35 anni il 17 gennaio 2016 sotto un attacco aereo americano. Oggi Laura Silvia Battaglia vive stabilmente fra Milano e Sana’a, continua a scrivere, felicemente sposata con Taha, il ragazzo conosciuto in collegio. La profezia si è avverata.

Giulia Mele

Giulia Mele

In un momento imprecisato di un giorno qualunque mi è capitato di innamorarmi follemente delle parole. Da Tucidide a Capote, faccio delle storie immaginarie e di quelle suoi giornali il mio pane quotidiano, alternando la lettura alla scrittura. Passerei la vita con lo zaino da viaggio in spalla, ma al momento vivo a Londra (e sì, ho la moka nella mia credenza).
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