Westworld: la miglior serie dell’anno?

 In Serie Tv

“Non lo vedete? L’inferno è vuoto. I demoni sono tutti qui.”



E se il portatile su cui avete gli occhi puntati adesso non fosse reale?
E se non lo fosse nemmeno il ricordo di quel weekend a Parigi che siete certi di aver fatto lo scorso Giugno?
O i vostri genitori, l’autobus che vi sta passando davanti. Il vostro cane. La città in cui siete.
La cameriera che ogni mattina vi chiede “Il solito?”. Niente.
“Ma allora – diranno alcuni di voi – il suo sorriso così dolce? Quello che mi ha fatto innamorare di lei la prima sera che l’ho vista coi capelli scomposti e il maglione lungo fino alle ginocchia?”: niente è reale.
Siete nel parco divertimenti di qualche diavolo maniaco che ha disegnato ogni dettaglio delle vostre esistenze con genio malvagio.

Ora, non di rado l’arte ha riflesso la labirintica questione del reale e dell’umano, ma prima che vi facciate assalire da crisi di panico o che guardiate il vostro cane con occhi diffidenti, vi diciamo che siamo qui solo per parlarvi del nuovo sci-fi western della HBO, “Westworld”, e per seguire la sua evoluzione nelle prossime settimane.

harrisIspirata all’omonimo film del 1973 dello scrittore e regista americano Michael Crichton, e costata all’emittente televisiva la bellezza di 100 milioni di dollari, di cui 25 solo per l’episodio pilota, “Westworld” vede muoversi sulla scena un cast stellare, tra cui Anthony Hopkins, Evan Rachel Wood ed Ed Harris.
Come se non bastasse, alla regia del pilot (e dell’episodio che chiuderà la stagione) della serie con il miglior debutto televisivo degli ultimi tre anni, e che si è già assicurata un rinnovo per la seconda stagione, c’è un Nolan, Jonathan, fratello minore di Christopher, che è anche produttore esecutivo insieme a Lisa Joy, J.J. Abrams e Bryan Burk.

La serie racconta di un parco divertimenti a tema western popolato di perfetti androidi sintetici in cui ricchi visitatori hanno la possibilità di alienarsi dalla realtà quotidiana, e fare qualsiasi cosa vogliano.
Il team di sviluppo degli androidi è ossessionato dal miglioramento del parco e dei suoi host, cercando costantemente di renderli più umani. L’essere umano è, però, soprattutto errore, perdita di controllo, ed è quanto gli scienziati non avevano completamente previsto.

hopkinsLa serie è un’opera densissima di trama (a tal proposito il paragone con Game of Thrones è parso inevitabile quasi a chiunque), con un’architettura mastodontica complessa che, però, si rivela di semplice digestione. Bastano meno di 30 minuti per familiarizzare con tutti personaggi, dotati di linearità e di forti tratti distintivi che lubrificano il marchingegno labirintico che è “Westworld” e fanno entrare intonia con esso lo spettatore.

“Significa che non sei mai più reale di quando soffri.”

La serie, elegantemente corredata di riferimenti letterari ( William Shakespeare, Gertrude Stein, John Donne) e musicali (Rolling Stones e Radiohead), vuole essere un incubo fantascientifico perfetto, in un’epoca in cui siamo più vicini e più spaventati di sempre alle coscienze artificiali e all’ampliamento del concetto di reale. «Vogliamo creare una serie TV ambiziosa e complessa. Le cose che ti tengono sveglio di notte, quelle che ti turbano: è ciò di cui lo show parla.», così ha dichiarato Nolan in un’intervista.

I registi dei prossimi episodi non possono che renderci ulteriormente impazienti e portare le nostre aspettative alle stelle: Richard J. Lewis (Person of Interest, C.S.I.), Michelle MacLaren (Game of Thrones, Breaking Bad), Fred Toye (22.11.63, Fringe), Stephen Williams (The Walking Dead, The Americans, Lost) e ancora Vincenzo Natali ( Hannibal, e soprattutto film come Cube e Splice).

Qualsiasi dettaglio di “Westworld” costituirebbe spoiler, tuttavia, al di là dell’entusiasmo della critica, delle ottime cifre portate a casa, del genio con cui sono orchestrati temi quali illusione, etica, dolore, realtà, libertà, consapevolezza, limite, la serie è un vero piacere per gli occhi e una perfetta candidata al premio di miglior serie dell’anno.
Da non perdere.

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Annarita Chieffo

Annarita Chieffo

Nata in Basilicata nel 1990. Il suo Dio il settimo giorno non si riposò: creò carta e penna, la commedia all'italiana, il cinema francese, quello coreano, l'odore di polvere dei vecchi libri, i dischi in vinile, le autostrade e Monica Vitti. E' convinta che non ci sia niente che Woody Allen e una pizza non possano curare. Non sa fischiare, e i numeri le fanno venire l'emicrania. Certi giorni scrive per vivere e certi vive per scrivere, ma non li distingue mai.
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