Viaggio verso la vita: i Saharawi tra le strade di Napoli

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Occupandomi della sezione “viaggi”, ed essendo vicini alle famose e tanto attese vacanze estive, ci si aspetta, immagino, un articolo che dia consigli sui posti da scoprire o le mete più gettonate. Purtroppo per voi lettori, questa volta non tratterò di un viaggio, ma del viaggio.  Quello verso la salvezza, verso la vita, che troppe persone oggi tentano disperatamente, per scappare da inferni e situazioni terrificanti che noi neanche immaginiamo e in molti casi tali dinamiche politiche sono causate proprio dai nostri governi occidentali, immischiati direttamente o indirettamente. Bombardati dai mass media, ci si limita molto spesso alla compassione momentanea, espressa con quel clic distratto su Facebook mentre scorriamo la bacheca. 
Una compassione che ci fa riflettere per troppo poco tempo. Ma ancor più grave è la tendenza sempre più diffusa di individuare “il nemico” di turno nel più debole e povero di noi, quell’affamato che cerca di rubarci quel poco di comfort costruito negli anni ci spaventa. Beh, in realtà quell’affamato cerca solo la sua salvezza, e se mai ce ne fossimo accorti quegli affamati un giorno potremmo essere noi, o crediamo di essere immuni dalle politiche di austerità e odio nelle quali viviamo inconsapevoli da oramai troppo tempo? Insomma la follia contemporanea ci ha catapultati indietro nel passato, quando le propagande razziste e discriminatorie, la facevano da padrone. L’adrenalina dello “zaino in spalla”, l’allegria di prenotare un biglietto aereo, ma soprattutto la possibilità di spostarsi liberamente senza costrizioni, crediamo che questo sia la normalità per tutti, in realtà siamo una esigua parte di popolazione nata dalla parte “giusta” del mondo che gode di diritti speciali. Perchè gli “altri” non dovrebbero avere il diritto di spostarsi? In aggiunta i loro motivi sono estremamente più importanti dei “nostri”. 
Soltanto dopo questa introduzione posso affrontare la situazione del popolo Sahrawi. Il Sahara Occidentale è il più grande territorio non autonomo del mondo riconosciuto dalle Nazioni Unite. Una regione di 266 mila chilometri quadrati che si trova a Sud del Marocco e che confina principalmente con la Mauritania. Prima colonizzati dagli spagnoli, attualmente occupati dal Marocco e in minima parte dal Fronte Polisario. La parte controllata dal Marocco è ricca di petrolio e di depositi di fosfati ed essendo posizionata lungo la costa oceanica fa affidamento anche sulla pesca. Come si dice: “nulla di personale”. Sono circa 42 anni che i Saharawi si rifugiano nei campi profughi di Tindouf, Algeria. Quarantadue anni in cui bambini lottano per istruzione, sanità ed un riconoscimento reale. Anni di sabbia, polvere e sofferenza. Senza parlare delle bombe o delle violenze. Ma come ogni battaglia che si combatte per la libertà, c’è anche il lato positivo della medaglia. Sono anni che l’associazione Bambini senza confini – Onlus persegue esclusivamente il fine della solidarietà sociale, civile e culturale nei confronti di tutte le popolazioni che non godono dei diritti sanciti dalla carta internazionale dei diritti dell’uomo.
 Dall’estate del 2004 sino ad oggi quest’associazione promuove progetti di solidarietà con le popolazioni dei campi profughi situati nel deserto algerino dell’Hammada. I progetti spaziano dagli interventi educativi e formativi, alle problematiche ambientali, a quelle sanitarie, a quelle di sostegno. Non a caso anche quest’anno tutti i bambini sono stati accolti, è stato eseguito un attento screening medico/sanitario all’ospedale Santobono Pausilipon. Il vero viaggio che ho fatto è stato incontrarli, incrociare i loro sguardi e percepire la sofferenza di chi sa di vivere attimi di felicità che dureranno poco. Nonostante ciò, questi bambini dagli 11 ai 16 anni, soli, senza genitori, nè parenti, si autogestivano in maniera caotica, divertendosi e facendo innamorare tutti grazie alla loro simpatia, ma soprattutto spontaneità. Bambini viaggiatori alla ricerca non di un “semplice” posto felice ma di condizioni di vita dignitose. Scuola, sanità, servizi sociali. Da sempre l’uomo ha sentito la necessità di spostarsi, di fondersi con altre culture e tradizioni ampliando così la ricchezza collettiva. Gli uomini si muovono – e per fortuna verrebbe da dire – aldilà dell’attaccamento che si può avere per la propria terra natale, è importante sentirsi parte del tutto, e il tutto è rappresentato dal nostro pianeta. Confini, muri e impedimenti geografici rappresentano un limite insormontabile allo sviluppo dell’umanità. Perciò quando partiamo, quando conosciamo con piacere nuovi luoghi e nuove persone ricordiamoci che questo non dovrebbe essere un privilegio bensì una pratica naturale, che appartiene a tutti senza distinzioni.  Quei 60 milioni di Europei che tra il 1820 e 1940 si mossero verso Stati Uniti, America del Sud e Australia non sono affatto diversi dai flussi migratori che in questi anni attraversano il nostro continente.
Perchè utilizzare due pesi e due misure diverse? Civiltà molto più antiche di noi come i Maya avevano compreso bene e meglio di noi, che l’unità è alla base di tutti gli esseri viventi su questa Terra. Riuscendo a vedere nell’altro una manifestazione diversa ma allo stesso tempo uguale di sè stessi. Finendo così nel concetto di “IN LAK’ECH” ovvero “I see myself in yourself”.
Io sono un altro te.

(Grazie a Fulvio e all’Associazione “Bambini senza confini” per l’opportunità che mi hanno dato, facendomi conoscere questi meravigliosi bambini viaggiatori e per avermi arricchito con le fonti ed il materiale che mi hanno fornito.)

Francesco Fusi

Francesco Fusi

Sono nato a Napoli ed anche se odio tanti aspetti della mia città la difendo a spada tratta ; laureando in lingue all'Università Orientale di Napoli , lavoro in una pizzeria da troppo tempo , ciò non significa che sono stanco di mangiare pizze !!! Lo yoga mi salva nei periodi di nevrosi ; Obiettivo costante : VIAGGIARE !
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