Veloce come il Vento – Recensione

 In Cinema e Teatro

La famiglia Di Martino è veramente devota ai motori rombanti. Quasi un destino dunque quello della giovane Giulia, impegnata in un difficile torneo di auto GT. Alla morte improvvisa del padre, tuttavia, la vittoria diventa per lei obbligatoria, pena il pignoramento della casa dove abita con il fratellino. Le cose per lei si complicano ulteriormente con l’arrivo di Loris, fratello maggiore, ex pilota e, purtroppo, grave tossicodipendente. I due dovranno convivere, cercando di imparare qualcosa l’uno dall’altro, per non perdere tutto.1459936100_velocecomeilvento_gallery_gq4-590x327
E’ un film di emozioni vibranti e zuppe di benzina quello diretto da Matteo Rovere (già produttore di Smetto Quando Voglio e della serie dei The Pills) che segue come una “terza strada” nel cinema italiano, ormai inaugurata da Lo chiamavano Jeeg Robot di Mainetti, all’insegna di un intrattenimento di genere a suo modo impegnato. Matteo Rovere (classe 82), Mainetti (76), e in un certo senso anche Sydney Sibilia (81, regista di Smetto Quando Voglio), appartengono infatti ad una nuova generazione di autori che sembra, tra l’applauso di pubblico e critica, essersi liberata del complesso del “neorealista fallito”. E’ tuttavia anche vero che due/tre film non fanno una nuova primavera e che coloro che scrivono di cinema nel nostro paese (figuriamoci chi come me “tenta” di farlo) tendono a gridare troppe volte e troppo facilmente alla morte e alla nascita di nuovi “re”.

Detto questo, Veloce come il vento (tratto dalla storia di Carlo Capone) è un film di macchine e sentimenti, raccontate tuttavia con lo stile e la poetica di un film di pugilato. Prendendo in prestito solo le vesti cromate di film come Rush o Fast and Furious, Veloce come il vento ha infatti molto più in comune con Warrior di Gavin O’Connor e soprattutto con The Fighter di David O Russel: storie di uomini sconfitti in vario modo dalla vita che riescono a trovare una propria rivincita nella dimensione più pura del ring.

41237

Così, al posto di pesi massimi quotatissimi da abbattere, c’è una gara da vincere su una pista di asfalto e metallo, chiara metafora della vita e delle sue sfide. Bisogna limitarsi ad affrontare le singole curve nel modo più pulito possibile oppure è necessario affrontare il rischio contro tutto e tutti? La giovane Giulia è costretta a crescere rapidamente tra due modelli opposti di guida e di vita, schiacciata tra la morte di un padre prudente, che ha lasciato i figli allo sbaraglio, e il confronto/scontro con il fratello ritrovato che si è bruciato con una derapata di troppo carriera e dignità. Affrontare una curva a 200km orari sarà anche pericoloso eppure la pista (così come il ring) conserva una logica meno sleale della quotidianità: superare o essere superati, vincere o perdere. Un mondo solo apparentemente spietato che lascia sempre la possibilità del riscatto anche all’ultimo dei “disperati”, purché pronto al sacrificio. La vita invece sembra tutta un’altra corsa.

Veloce-come-il-vento-Matilda-De-Angelis

Con un sapiente uso del montaggio e delle riprese (in parte “rubate” ad un vero torneo GT), Matteo Rovere crea sequenze emozionanti che per velocità e adrenalina sono una rarità nel panorama italiano. Lo aiutano nell’impresa anche Stefano Accorsi, qui trasformista degno di un Christian Bale, ed una promettente (anche se a tratti un po’ troppo impostata) Matilda De Angelis.

Nonostante tutto ciò, Veloce come il Vento (con qualche buco nella trama) mostra anche i velati rischi di un cinema più smaccatamente “internazionale”. Il pregio più grande di Lo chiamavano Jeeg Robot è stato infatti quello di adattare dei cliché senza confini ad un cuore genuinamente italiano. Qui invece c’è come la dinamica opposta: il cuore che pulsa in Veloce come il Vento rischia di adattarsi forzatamente ai cliché, perdendo parte della propria identità.

Veloce come il Vento è un film che si costruisce tutto sull’emozione e l’adrenalina. Mostra così i rischi e conferma le potenzialità di quella che, con un pizzico di rischio, potremmo definire “The Italian-Hollywood New Wave”.

Veloce-come-il-vento-Matilda-De-Angelis-Stefano-Accorsi

Michele Assante

Michele Assante

Abbandonato sulla Terra ancora in fasce, è cresciuto inseguendo un unico grande sogno: diventare un cowboy-pirata-spaziale. Sa bene però che la vita richiede anche concretezza ed è per questo che si è iscritto alla facoltà di Lettere Classiche: per scoprire Atlantide e sconfiggere Cthulhu prima che vengano a riprenderselo gli Alieni.
Post suggeriti

Leave a Comment

Contact Us

We're not around right now. But you can send us an email and we'll get back to you, asap.

Illeggibile? Cambia il testo. captcha txt

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca