Valiant Hearts – The Great War

 In Videogiochi

100 anni. Sembrano tanti ma per la storia, in fondo, non sono che un battito di ciglia.
E’ passato un secolo dall’inizio di quel conflitto che insanguinò l’umanità in modo del tutto anomalo, su scala globale. Il mondo intero rimase sbigottito di fronte ad un’ecatombe resa possibile, paradossalmente, anche dal progresso tecnologico. Circa 37 milioni di morti. Il battesimo di sangue del secolo breve. Si tratta della “grande guerra”, che nei nostri libri spesso viene ricordata come “prima guerra mondiale”, con quell’aggettivo, “prima”, che ci ricorda tuttavia l’ottusità dell’uomo di fronteValiant-Hearts a certi sbagli.

Ci sono svariati modi per rendere omaggio al ricordo di quegli anni oscuri, per narrare avvenimenti che, complice il passare del tempo, suonano sempre più distanti. Nel 2014 tuttavia è inevitabile pensare anche a nuovi modi con i quali dare voce all’urgenza del racconto. Anche con un videogioco. Anno dopo anno, prodotto dopo prodotto, l’industria videoludica ha infatti cercato di sdoganare i videogiochi, con l’obiettivo di renderli (con risultati più o meno felici) qualcosa di più di semplici “passatempi”. Sembra quasi sacrilego parlare di ricordo, addirittura di omaggio, riferendoci ad un videogioco. Gli scetticismi saranno dunque ben compresi. Tuttavia la Ubisoft è riuscita lì dove altri hanno fallito: raccontare gli orrori del passato, far comprendere l’importanza della conoscenza e della memoria attraverso un linguaggio moderno e “ludico”, dunque capace di attecchire sulle generazioni più giovani. Generazioni che – segue frase tipica dei più anziani- rischiano di dare sempre più per “scontati” certi avvenimenti.

Tratto da una serie di reali lettere di soldati al fronte, Valiant Hearts ripercorre le vicende di quattro personaggi coinvolti nelle vicende del fronte franco-germanico negli anni che vanno dal 1914 al 1918.
Il francese Emile, attempato padre di famiglia strappato ai propri campi e alla figlia per servire in prima linea.
Il tedesco Karl, marito della figlia di Emile ricacciato in Germania allo scoppio della guerra, che rischia di ritrovare il suocero nella parte sbagliata di una stupida trincea.
Il volontario americano Freddie, deciso a vendicarsi del crudele generale tedesco che con il primo bombardamento di Parigi, tolse la vita alla sua amata.
La belga Ana, studentessa veterinaria che, nel tentativo di ritrovare il padre inventore, percorrerà i campi di battaglia servendo come crocerossina.
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Le loro storie finiranno con l’incrociarsi ed intrecciarsi accompagnate da un’unica presenza: Walt, un fedele cane della crocerossa.

Il gioco, come genere, si pone tra l’arcade ed il puzzle-game. I giocatori vestendo i panni dei differenti personaggi dovranno attraversare variopinti livelli, risolvendo semplici indovinelli (a volte degni di una buona avventura grafica) e vivendo sequenze d’azione non poco coinvolgenti. Alcuni dei momenti clou sono contraddistinti da elementi “laser-game”, dove saremo chiamati a premere al momento giusto il pulsante giusto. Fondamentale sarà questa capacità, ad esempio giocando i capitoli dedicati alla belga Ana, durante i quali dovremo guarire non pochi feriti in questo modo. Parte attiva nel gameplay è rivestita inoltre dal cane Walt, che dovremo utilizzare con ingegno per superare i diversi momenti di “stallo” che si presenteranno. Divertentissimi inoltre i livelli nei quali, accompagnati da celebri componimenti classici, dovremo cimentarci nella guida “spericolata” di un antiquato taxi per traghettare i personaggi da una zona all’altra.

Bisogna chiarire tuttavia un punto. Parliamo di un gioco ambientato durante la guerra ma non di un videogioco “di” guerra. Escluse rarissime eccezioni infatti, i nostri protagonisti non spareranno neanche un colpo e cercheranno di evitare uccisioni di ogni tipo.
Nonostante ciò la guerra non lascia in nessun caso (e in nessun senso) le mani pulite, come apprenderanno Emile, Karl, Freddie e la stessa Ana.

Diversi sono anche i riferimenti cinematografici: dal più recente War Horse di Spielberg, a Uomini Contro del nostrano Rosi fino all’immortale Orizzonti di Gloria di Kubrick.news_e3_valiant_hearts_trailer-15424

Durante il gioco avremo la possibilità di raccogliere, sparsi in maniera più o meno evidente per i livelli, diversi oggetti, ognuno dei quali ci permetterà di conoscere piccoli aspetti della vita quotidiana di quanti vissero quel terribile conflitto. Il tutto accompagnato da rigorose informazioni divulgative, raccolte grazie alla collaborazione di numerosi enti storici durante la fase di programmazione.
E’ questo uno degli aspetti forse più importanti di tutto il gioco: la volontà di far apprendere ai giocatori quante più cose possibili nel modo più diretto ed efficace possibile. All’inizio di ogni livello avremo infatti la possibilità di leggere “i fatti” relativi allo scenario che andremo a giocare. Dopo aver “letto” (a nostra scelta) la storia, in modo del tutto originale potremo dunque anche “sentirla”. Rivivremo i concitati giorni dell’apertura del conflitto, l’entusiasmo iniziale, la crudeltà della guerra, l’umanità che pur vacillante continua a sopravvivere nei cuori di uomini gettati nel fango e nel sangue.
Tra le righe di quello che a tutti gli effetti può essere definito come un “racconto per immagini”, si scorge così un insegnamento ben più profondo, che, superando i freddi numeri delle cifre e dei dati, vuole porsi come ammonimento allo stesso tempo “dolce e mesto”.

Il compartimento grafico è di quelli memorabili per originalità e bellezza. Dopo Rayman origins, Rayman Legends e lo splendido Child of Light, l’Ubisoft ha capito che al tempo delle console “next-gen” il “2d” ha ancora carte vh_sc7_taxivalidissime da giocare. Valiant Hearts sfrutta infatti lo stesso motore grafico dei suoi predecessori: l’UbiArt Framework. Curando al pari di tavolozze ad acquerelli gli sfondi e definendo con pochi tratti decisi la fisionomia dei personaggi, Valiant Hearts si dimostra non solo gradevole da giocare ma soprattutto affascinante da osservare.

L’unico elemento che forse farà storcere il naso è il prezzo di circa 14 euro (con variazioni da console a console) rapportato ad una longevità che non supera le 6/7 ore (pur essendo comunque rigiocabilissimo con tanto di segreti da sbloccare). Confrontato tuttavia al mare di “fuffa” proposto con prezzi nettamente superiori, si potrà facilmente guardare oltre questo piccolo (ed unico) difetto.

Valiant Hearts è un piccolo gioiello, capace di narrare crude verità con i toni pacati e poetici di una fiaba dal finale non poco amaro. Come in una fiaba c’è spazio per la virtù, per il coraggio, la lealtà, l’amore. Come in una vera fiaba, gli eroi non sono personaggi straordinari ma semplici esseri umani capaci di resistere ad un male che non fa distinzioni di schieramenti e ideologie.
(e il sottoscritto deve ammettere di aver versato qualche lacrimuccia sui titoli di coda)

Versione giocata: Xbox 360
Gioco disponibile per Xbox 360, Xbox One, Playstation 3, Playstation 4, PC. Acquistabile per Pc su Steam e sui market online Xbox e Playstation.

Michele Assante

Michele Assante

Abbandonato sulla Terra ancora in fasce, è cresciuto inseguendo un unico grande sogno: diventare un cowboy-pirata-spaziale. Sa bene però che la vita richiede anche concretezza ed è per questo che si è iscritto alla facoltà di Lettere Classiche: per scoprire Atlantide e sconfiggere Cthulhu prima che vengano a riprenderselo gli Alieni.
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