Una serie di sfortunati eventi 2, l’evoluzione del mistero

 In Serie Tv

Dopo l’esordio brillante, coinvolgente e ironico dello scorso anno, la seconda e molto attesa stagione di Una serie di sfortunati eventi ha debuttato su Netflix lo scorso venerdì.

Tratta da un ciclo di romanzi per ragazzi, scritto da David Handler sotto lo pseudonimo di Lemony Snicket, la prima stagione della serie tv sentiva il peso del confronto anche con il film del 2004, diretto da Brad Silberling e che vantava, tra gli altri, attori come Jim Carrey, Meryl Streep e Jude Law.

La seconda stagione, invece, si libera da ogni paragone narrando cinque racconti inediti, a cui il film non aveva fatto alcun riferimento. Le storie centrali del ciclo permettono di entrare nel vivo e di raggiungere un più alto livello di esagerazione, esasperazione e assurdo.

L’atroce accademia, L’ascensore ansiogeno, Il vile villaggio, L’ostile ospedale e Il carosello carnivoro sono i cinque titoli delle avventure vissute da Violet, Klaus e Sunny, i fratelli Baudelaire, che si ritrovano di nuovo a tentare di fuggire dalle grinfie del Conte Olaf, avido e poliedrico antagonista, che continua a servirsi dei più assurdi e originali travestimenti per riuscire a impossessarsi dei tre minori e della loro fortuna. Neil Patrick Harris è ormai a suo agio in queste vesti e riesce ad affrontare con naturalezza e vivacità ogni singolo travestimento (anche se nessuno supera quello da donna dello scorso anno). L’entourage del conte assume più importanza e caratterizzazione: viene dedicato ad ogni membro della banda più spazio e tempo, tra questi spiccano le due donne incipriate (Jacqueline e Joyce Robbins) e Fernald Controsenso, meglio conosciuto come l’uomo con gli uncini, interpretato da Usman Ally.

A questo trio di orfani, si aggiungono, già dagli ultimi minuti della scorsa stagione, i trigemini Isadora e Duncan Pantano, che hanno perso i genitori e il terzo fratello gemello Quigley in un incendio dalle circostanze simili a quello dei coniugi Baudelaire. I Pantano diventano subito amici e complici dei tre protagonisti: insieme si addentrano sempre più nel mistero della società segreta a cui appartenevano entrambe le coppie di genitori scomparsi. Escono allo scoperto diversi agenti sotto copertura, che tra buffoneria ed eleganza, comicità e serietà, seguono le vicende degli sfortunati bambini, cercando di salvarli. Oltre Jacqueline, la segretaria del signor Poe, che gestisce e coordina le missioni, gli agenti in primo piano di questa stagione sono Larry (Patrick Breen) e Jacques Snicket, interpretato da Nathan Fillon (n.b. il protagonista di Castle).

Lemony Snicket, tramite e ponte tra la narrazione e il pubblico, aveva fatto uno slancio notevole da semplice voce narrante o sagoma in ombra nel film (dove era interpretato da Jude Law) a personaggio in carne ed ossa onnipresente e talvolta invadente nella serie tv. In questa nuova stagione da un lato trova un equilibrio, modulando la sua presenza e riducendo la forte invadenza, dall’altro fa un ulteriore passaggio: da narratore onnisciente esterno alla storia dimostra, invece, di esserne coinvolto, arrivando a raccontare alcuni eventi più significativi del suo passato, indissolubilmente legati alla sorte dei Baudelaire. Il suo intento pedagogico, inoltre, fa un balzo avanti: Lemony non si limita a spiegare termini difficili, parole in disuso o vocaboli di nicchia; allarga l’interesse ad espressioni e modi di dire, come “essere all’oscuro” e “avere le farfalle nello stomaco”, di cui racconta la leggendaria origine ed enumera le diverse accezioni di significato, a cui fa seguire calzanti esempi.

La cultura e la letteratura sono il fulcro di questi dieci episodi: l’incontro con la bibliotecaria Olivia (Sara Rue) alla Prufrock Preparatory School nella prima storia e la ricerca spasmodica del volume “L’incompleta storia delle società segrete”, continuamente perso e ritrovato, segnano indelebilmente l’evoluzione della narrazione. Risuona, oscura come un monito e sfavillante come una luce di speranza, la fraseIn un mondo spesso governato da corruzione e arroganza è davvero difficile restare fedeli ai propri principi letterari e filosofici”, forse il motto della società segreta, il cui simbolo più forte e suggestivo rimane il cannocchiale, che gli orfani Pantano e Baudelaire sono riusciti a ricostruire.

La parola chiave di Una serie di sfortunati eventi 2 è “evoluzione”: tutto passa a un livello successivo, ogni aspetto acquista un senso più profondo, nulla viene lasciato indietro. Il mistero si infittisce. La sfortuna negli eventi si inasprisce e il motto della scuola “Memento mori” (Ricordati che devi morire) ne è solo il punto di partenza. La sceneggiatura si arricchisce e diventa culturalmente di spessore. Lo spazio e il tempo rimangono sospesi e permettono di viaggiare tra l’indefinitezza dell’ambientazione e l’indeterminatezza dell’epoca di riferimento. Si evolvono i personaggi con cui i nuovi, dinamici e briosi, si integrano alla perfezione.  L’unica costante rimane la sigla, che continua sulle stesse note ad anticipare e riassumere le trame degli episodi, proprio come la quarta di copertina dei libri.
Mantenendosi fedele al ciclo di romanzi di riferimento, la serie tv continua nell’inedito solco di tragedia dell’assurdo e si conferma come una storia di dolore e di sventura che ti segna e ti tormenta.

[yasr_overall_rating size=”medium”]

 

Monica Viscido

Monica Viscido

Laureata in lettere moderne, ora studia filologia moderna. Adora leggere, guardare film e serie tv. Lotta quotidianamente contro la pigrizia e si mette sempre in discussione. Odia parlare di sé e stare al centro dell'attenzione, quindi in questo momento non si trova esattamente a proprio agio.
Post suggeriti

Leave a Comment

Contact Us

We're not around right now. But you can send us an email and we'll get back to you, asap.

Illeggibile? Cambia il testo. captcha txt

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca