Un pomeriggio a casa Slivovitz

 In Approfondimento, Interviste, Interviste, Musica

di Alessandra Farro

Ascoltare gli Slivovitz è un’esperienza diversa. Ti trovi catapultato in un mondo surreale in cui ritmi e generi diversi si intersecano tra di loro alla perfezione, dando vita ad una musica a sé, indefinibile per certi versi. E senti il bisogno di ascoltarne ancora e ancora e di permetterle di entrare in connessione con la tua mente, vuoi riuscire a seguirla, a farla tua.
Senti la necessità di incontrare quei sette musicisti, di andare ad un loro concerto per fare in modo di entrare in connessione non soltanto con la musica, ma anche con chi la compone. E ascoltandoli dal vivo, piacevolmente, scopri che questa sensazione è possibile. Scopri che vederli suonare è un’esperienza ancor più particolare, ancor più forte.
Pietro Santangelo al sax, piedi nudi e occhi chiusi; Marcello Giannini alla chitarra, occhiali lucenti e spiccato senso dell’umorismo; Riccardo Villari al violino, sorriso familiare e concentrazione invidiabile; Ciro Riccardi alla tromba, affabile e con cappello sempre presente; Derek Di Perri all’armonica a bocca, un avvocato a dir poco versatile; Salvatore Rainone alla batteria, innamorato di Londra eppure fedele alla sua città; Vincenzo Lamagna al basso, grande tifoso del Napoli e della sua musica.
Hanno suonato allo Sziget, a Nisville per il Jazz Festival (un breve estratto è nel video dedicato all’intervista) e nella Cappella San Severo accanto al Cristo Velato. Sono in giro da dodici anni e le copertine dei loro album son state curate da artisti quali Cyop&Kaf e Alessandro Rak, questo giusto per darvi un assaggio del loro talento (di matrice squisitamente partenopea).

Andando a un loro concerto, quel che s’avverte immediatamente è l’armonia che regna sovrana sul palco. C’è una chimica tra di loro, un’energia fortissima, come se fossero circondati dal ritmo e tutta la musica del mondo fosse lì riunita e li accompagnasse, li seguisse e danzasse, volteggiando velocemente tra gli strumenti.
Loro si guardano senza fiatare, comunicano attraverso la musica. Non hanno bisogno di parole, tanto per parlare quanto per comporre. La loro musica è completa così com’è, è piena, viva, pulsante.
Qualche settimana fa siamo state a casa Slivovitz, accolte da caffè nero bollente e musica jazz. Abbiamo parlato con Pietro Santangelo e Marcello Giannini e immediatamente abbiamo avuto conferma di quanto sospettassimo: gli Slivovitz vivono di musica, di passione e di grande talento, il tutto mescolato ad una buona dose di ironia.
La loro esperienza musicale è grandiosa, lascia di stucco. I loro progetti sono innumerevoli. Tra quelli che hanno più a cuore figura proprio lo stesso di cui ci parla Marcello Giannini durante l’intervista, che è un progetto nuovo, giovane, ma di grande impatto. Martedì sono andata al Cellar Theory per guardare coi miei occhi quello di cui c’ha parlato e ne son rimasta più che entusiasta. Si chiama “Crossroads Improring” ed è improvvisazione pura. Tutti i musicisti presenti nella sala sono coinvolti, assieme agli ascoltatori. È un’esperienza interessante, che ti fa comprendere quanto sia essenziale la connessione tra i musicisti perché l’improvvisazione possa riuscire.
Insomma, chi ama la musica difficilmente può resistere al ritmo degli Slivovitz. Scoprirete di muovere la testa seguendo le note, di spalancare la bocca alla visione di un loro concerto e di allungarla in un sorriso alla fine di ogni brano. Il 19 aprile suonano al Moses, di fronte all’Orto Botanico, noi saremo lì perché non farlo sarebbe un errore.

INTERVISTA VIDEO

 di Maria Laura Baldascini e Alessandra Farro

LE DOMANDE

  1. Ha a che fare col vostro alcolismo il fatto che vi chiamate Slivovitz?
  2. Come siete arrivati al jazz rock strumentale?
  3. Come componete?
  4. Il vostro rapporto col palco? Siete tantissimi!
  5. I gruppi a cui siete legati?
  6. Progetti futuri, un disco?
  7. Progetti paralleli, invece?

    LE INTERVISTE

    Musica

 

 

Alessandra Farro

Alessandra Farro

Nata a Napoli, il suo secondo romanzo s'intitola "Blue", Ultra Edizioni. Sforna pensieri e dipinge ricordi. È innamorata della musica, dei libri e del buon caffè fin da che ne ha memoria. Ha un problema (oggettivo) col tempo, prova a respirare poca realtà e viaggia sempre con una moka in valigia, spesso senza lasciare la sua camera. Quando la vita la confonde troppo, si mette a testa in giù su un tessuto aereo. Ribelle dal 1991.
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