Two Door Cinema Club – Gameshow – Recensione

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Dopo più di quattro anni di assenza dalle scene tornano gli irlandesi Two Door Cinema Club.  Gameshow è il titolo del loro terzo lavoro discografico uscito pochi giorni fa sotto etichetta Parlophone.

la copertina del disco

la copertina del disco

Il nuovo lavoro è stato prodotto da Jacknife Lee, già al lavoro con Snow Patrol, R.E.M. ed U2, e secondo le parole del rossissimo, francamente alquanto imbolsito e precocemente stempiato, frontman del gruppo, trae ispirazione dal sound psichedelico art-pop di artisti del calibro di Prince e Bowie; una sorta di estremo omaggio in quanto a groove, tappeti sonori elettronici e atmosfere new wave vittoriane disco-tingled al lavoro di questi grandi artisti recentemente scomparsi.

Le intenzioni appaiono estremamente buone, peccato che il risultato, al contrario, sia piuttosto deludente o quantomeno non esaltante.

La pausa di quattro anni ha consentito alla band di fare un po’ il punto della situazione, di capire quale direzione prendere, cosa cambiare e cosa preservare. Il risultato, dopo un ascolto approfondito del nuovo album, è la presenza di una scrittura sempre vivace e di qualità, nella quale si ritrovano citazioni pop, figure retoriche ricercate e divertenti allitterazioni, inserite però in sound leggermente opaco e decisamente non all’altezza dei lavori precedenti. Belle le note 70’s dei singoli “Bad decisions” e “Are we ready (Wreak)“ o dei pezzi “Ordinary” e “Fever”, questi però sembrano non voler mai decollare e rimangono impigliate in un sottotesto sonoro forzato e autocompiacente, riluttante a farsi apprezzare completamente.

Il vero problema di quest’album è l’eccessivo prendersi sul serio, il cercare di reinventarsi a tutti i costi che ha portato i tre ragazzoni hipster a mettere in discussione la propria consolidata e pregna identità sonora new-wavey power-pop a fronte del desiderio di un’evoluzione sonora che appare però fuori fuoco e priva di quegli elementi caratterizzanti e gradevolmente acerbi che hanno determinato la fortuna e costituito il trademark dei TDCC sin dal loro debutto discografico.

Un vero peccato, anche perché pezzi come “Lavender”, “Je viens de la”o “Good Morning” avrebbero avuto tutto il potenziale per diventare nuovi classici alla two door, con melodie zuccherose avvolte da ritmi sincopati, giri di chitarra martellanti ed energia Ketaminika.

Ahimè, quasi tutto da rifare.

Giovanni Petitti

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