Credo sia opinione condivisa che dal punto di vista musicale, il 2017 sia stato un anno piuttosto indimenticabile: tante novità, inaspettati ritorni, grandi conferme e inevitabili consacrazioni. Penso a Process di Sampha e Ctrl di SZA, ai Gorillaz, a Sleep Well Beast dei The National, a Mac DeMarco e Thundercat, e senza ombra di dubbio penso a DAMN. di Kendrick Lamar. Ne mancano tanti all’appello e state pur certi che non basterebbe una sola pagina word per citarli tutti. Nonostante questa onerosa e doverosa premessa, il 2018 si mette d’impegno e parte letteralmente col botto. A spianare la strada per un’altra splendida annata troviamo I Can Feel You Creep Into My Private Life, il nuovo album dei tUnE-yArDs di Merrill Garbus e Nate Brenner che dopo quattro lunghissimi anni tornano sulla scena più svitati di prima.

La copertina dell’album

Per chi fosse poco avvezzo, i tUnE-yArDs sono una band Made in USA che difficilmente può essere inclusa in una categoria o genere musicale convenzionale. La NON-definizione che meglio li inquadra probabilmente è Lo-Fi. Con questo termine si vuole indicare un tipo di produzione musicale povera rispetto agli standard usuali (Hi-Fi) e realizzata utilizzando una strumentazione non particolarmente elaborata nella fase di registrazione, sia per carenza di mezzi che di risorse adeguate. Nel lontano 2009 Merrill e Nate sbaragliano tutti i possibili livelli di percezione uditiva conosciuti dalla razza umana con i loro primi due album Bird-Brains e Who Kill, un meltin-pot a dir poco geniale contenente le più svariate influenze e inclinazioni musicali, pieni di pop e tribalismi. Il tutto registrato appunto utilizzando looper, ukulele, basso e percussioni. Vero collante della band è l’ineccepibile e oserei dire sottovalutatissima voce di Merrill Garbus, dotata di un’estensione e di una potenza vocale davvero singolare.

Insomma Merrill e Nate sono tornati a fare casino (un po’ anche per sistemare quel piccolo strafalcione di nome nikki nack, album del 2014 – dal quale estraiamo volentieri Water Fountain e poco più). Intendiamoci: mi permetto di definirlo uno “strafalcione” prima di tutto perché mettendolo a confronto con i primi due album non si può pensare altrimenti, e poi perché sicuramente ha contribuito a rendere più complicato l’ascolto di una band che già di per sé non è proprio per tutti. Fortuna che questi 4 anni sono serviti ad aggiustare il tiro e con I Can Feel You Creep Into My Private Life si torna a fare sul serio. Già dei primi pregiatissimi singoli usciti sul web si percepisce una giovinezza ritrovata della band, come in ABC 123 e Look At Your Hands, due vortici di ritmica potente e voce cristallina. Più accessibile e orecchiabile è invece Heart Attack, che ci fa quasi pensare ad una HIT di Nick Murphy.

In sostanza un album di una scorrevolezza piacevole e che si prospetta forse come il più completo finora, nonostante i moltissimi salti melodici o pindarici da genere in genere che li hanno sempre caratterizzati. Non a caso riescono nell’impresa di far convivere armonicamente la ritmica di Colonizer, lo slow motion di Home e il gospel di Hammer. Certo, non saranno mai i primi in classifica o potranno non vincere chissà quale premio blasonato, ma a questi ragazzi non sono mai mancati apprezzamenti da parte di colleghi illustri come David Byrne, Yoko Ono e tanti altri, perchè ascoltare i tUnE-yArDs è come ritrovarsi in piena sindrome di Stendhal: è difficile da spiegare, ma un vero sballo da vivere sulla propria pelle (o nelle proprie orecchie)!

Enjoy!

Valutazione dell'autore

Camillone

Camillone

vivo tra Napoli e Milano. Ognuno ha un Dio a cui rivolgersi e pregare; io ho la musica.