13 Reasons why: c’era davvero un buon motivo per ritornare?

 In Serie Tv

Io ne ho tredici di ragioni per convincervi a non guardare questa serie. Ma non sono Hannah Baker. E non ho cassette da farvi ascoltare. Quindi ve lo scriverò qui, nella maniera più sincera e meno noiosa possibile.

La prima stagione di Tredici, basata sul racconto per ragazzi di Jay Asher, ha avuto un notevole successo di pubblico l’anno scorso, diventando subito una delle serie di punta di Netflix. E forse, in questo caso, dei reali motivi di successo potevano anche esserci. Gli episodi della prima stagione, infatti, ci guidavano verso la lenta discesa negli inferi di Hannah Baker (Katherine Langford) fino ad arrivare al disperato gesto del suicidio. La storia era in qualche modo compiuta; non solo il mistero delle tredici cassette lasciate da Hannah viene risolto, ma viene fatta anche giustizia, in un certo senso, con la registrazione, sull’unico lato delle cassette libero, della confessione di Bryce (Justin Prentice) il compagno di scuola che ha violentato Hannah, dandole così il colpo di grazia ( forse questa è l’unica vera ragione plausibile che giustificherebbe un gesto così disperato, perché le altre cose un grande e grosso “BAH”!).

La serie è stata controversa e estremamente popolare e quindi una seconda stagione era perlomeno auspicabile…ma infondo era una buona idea? La mia risposta è no. Oltre a dei motivi puramente commerciali,  non ne vedo altri per giustificare la continuazione di una serie FINITA, che non ha più nulla di interessante da raccontare. Perché insomma una volta risolto il mistero, una volta fatta luce su alcuni comportamenti e atti di bullismo che esistono oggi nelle scuole (ma diciamolo, perché so che l’avete pensato anche voi, il bullismo non è un fenomeno nato ieri e non è che nessuno ha mai fatto niente a riguardo) cosa ce ne importa della vita di questi quattro sfigati della Liberty High? Niente,ve lo assicuro.

Per costruire una trama, nella seconda stagione di Tredici, vengono abbandonate le cassette di Hannah e i tempi sono scanditi dal processo che i Baker muovono contro la scuola. E’ la volontà della madre di Hannah Baker, Olivia (interpretata da Kate Walsh) a portare avanti l’azione giudiziaria. Olivia vuole vendetta, cercando a tutti i costi di far luce su quanto è accaduto alla figlia. Ma in realtà è solo una madre che non ce la fa ad accettare la morte della propria figlia, e il pensiero di portare avanti un processo, di sentir parlare della figlia, di vedere i cartelloni pubblicitari con la sua foto, di tenere chiuso in un cassetto il vestito sporco di sangue che indossava Hannah quando si è suicidata (very creepy!), è solo un modo di tenere vivo il ricordo di Hannah. In ogni puntata, un testimone è chiamato a raccontare la sua versione dei fatti, che spesso e volentieri, non combacia con la versione raccontata da Hannah, nelle sue fantomatiche cassette.

La seconda stagione di Tredici inizia con un salto temporale, che ci porta a cinque mesi dopo la morte di Hannah, che non è l’unica vittima di Bryce a quanto pare (stavolta ci sono le Polaroid, disseminate qua e là, che fungono da indizi da seguire per risolvere il mistero “misterioso” della seconda stagione).
Alex (Miles Heizer), che si è sparato nel finale della prima stagione, è sopravvissuto ma sta combattendo una battaglia contro le disabilità fisiche e mentali derivate dal suo tentativo di suicidio. Jessica (Alisha Boe) sta cercando di affrontare la scuola insieme al suo stupratore, Bryce. E Clay (Dylan Minnette), che ha amato Hannah e non le ha mai detto nulla, sta uscendo con la fragile Skye (Sosie Bacon), sua amica d’infanzia, nonché anche lei portatrice sana di disturbi psicologici.

E la scuola ha imparato qualcosa? No, visto  che agli studenti è vietato parlare di Hannah, o di quello che è successo ad Alex.

 

Oltre ad una trama che non apporta nulla di nuovo alla storia e che non ha lo stesso impatto della prima stagione, un’altra cosa bizzarra e oltraggiosamente pessima, è questa sottotrama di cui è protagonista Clay, che vede il fantasma (almeno credo) di Hannah e ci parla. Scene toccantissime, non scherziamo, soprattutto per l’interpretazione di Dylan Minnette, ma totalmente inutili, senza senso, e soprattutto, fuori luogo. A parte l’interpretazione quasi eccellente dei giovani attori, di questa seconda stagione non si salva praticamente niente. E, l’errore cruciale dell’autore Brian Yorkery, è proprio quello di spingere fino alla noia il tema del mistero, esagerando e sfiorando l’assurdo.

Ah dimenticavo…  hanno già annunciato la terza stagione. Why?

 

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shosanna777

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30 anni. Eterna ragazzina. Amante del cinema. Appassionata di letteratura inglese e di tutto quello che ha a che fare con la cultura anglosassone. Passione moderata per i libri e per i fumetti. Infine...insaziabile divoratrice di Serie Tv.
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