Beautiful people will ruin your life, terzo album dei Wombats i marsupiali di Liverpool

 In Musica

Wombat è un termine preso in prestito dagli Eora, tribù aborigena dell’area di Sydney… e a meno che non ci sia quel bomberone di Alberto Angela a spiegarci che il vombato è un quadrupede dalle zampe corte originario dell’Australia sud-orientale e della Tasmania, sentitevi liberi di abbandonare zoologia e di focalizzare la vostra attenzione su di un’altra specie marsupiale: The Wombats! Originari di Liverpool (contea del Merseyside) Matthew, Dan e Tord fondano la band nel 2003 e vantano una scalata al successo davvero unica. In quanto studenti del Liverpool Institute of Performing Arts ebbero la fantastica opportunità di suonare in Cina al Beijing’s Midi Festival, davanti ad un pubblico di 20.000 persone. Adesso, considerato il nome della band già di per sé molto “catchy” e l’ineluttabile propensione del popolo orientale verso creaturine dal muso tenero e simpatico (prendiamo i Pokemon come esempiolampante), nel giro di pochi mesi i nostri tre ragazzi di Liverpool ottengono un successo clamoroso tra Cina e Giappone, rimanendo piuttosto anonimi in patria. Fortuna che al di là della tenerezza “marsupiale”, il trio ha molto da dire in fatto di musica.

Infatti messa da parte la parentesi orientale, è nel 2007 con A Guide To Love, Loss & Desperation che iniziano ad affermarsi anche a livello europeo. Orecchiabile, ritmato e con accento marcato in perfetto stile british, il loro primo album parte carichissimo, dal quale vengono fuori almeno 3 pezzi fondamentali per identificare al meglio la band: Moving to New York, Kill the Director, e Let’s Dance To Joy Division.

Dopo quattro anni a cavalcare l’onda del successo arriva il secondo attesissimo disco – This Modern Glitch –  ed è letteralmente una bomba. Dieci tracce tutte molto ben strutturate che dimostrano una crescita importante per la band, dagli arrangiamenti ai testi – ora molto meno “infantili” – e infatti pezzi come Techno Fan, Tokyo o Walking Disaster possono testimoniare. Nel 2015 arriva il loro terzo lavoro – Glitterbug – che porta con sé grosse aspettative e volendo essere critici, rappresenta probabilmente una fase di stallo nel processo di crescita analizzato poco fa. È un disco decisamente più scarico dei precedenti, con canzoni synth-pop un po’ scontate, che manifestano una forte agonia riconducibile a ipotetiche delusioni amorose vissute da Matt e compagni. Sì, vengono fuori singoli come You Body Is A Weapon e Greek Tragedy che portano avanti il discorso iniziato con i primi due album, dopodiché però segnaliamo poco o nulla.

Nasce dunque l’esigenza di scrollarsi di dosso etichette del tipo “sì vabè ma i Wombats sono tre ragazzetti coi capelli strani e niente più” e purtroppo il loro nuovo album – Beautiful People Will Ruin Your Life – non aiuta di sicuro. Già dal primo singolo venuto fuori dal magico pallino verde chiamato Spotify – Lemon to a Knife – si capisce immediatamente, nostro malgrado, che si tratta di ciò che di meglio può offrire l’album. Suona come un’estensione del già citato Glitterbug, in cui non riusciamo a trovare più la scintilla che si percepiva nei primi due album. Cheetah Tongue e Black Flamingo costituiscono altri due pezzi che ci fanno tirare un sospiro di sollievo, risultando molto coinvolgenti e piacevoli. Entrambi orechiabili, con un bel ritornello e che soprattutto in minima parte abbandonano il trend synth-pop che tanto abbiamo sottolineato.

Insomma, i nostri cari vombati liverpooliani decidono di giocarsela con il “safe-mode”, senza sbilanciarsi e finendo per scontrarsi con il nemico n.1 per un musicista: la ripetitività. Sperando che in qualche modo i nostri amici marsupiali possano riprendere a fare musica come si deve, non ci resta che concludere questo articolo con questa bella foto!

Enjoy!

 

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Camillone

Camillone

vivo tra Napoli e Milano. Ognuno ha un Dio a cui rivolgersi e pregare; io ho la musica.
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