The Wolf of Wall Street

 In Cinema e Teatro

Dovranno impegnarsi quelli dell’Academy per evitare, ancora una volta, di assegnare l’oscar come miglior attore ad uno straordinario Leonardo DiCaprio.
Ma partiamo da più lontano.

La black comedy di Martin Scorsese, che inanella il suo sesto gioello di fila (sesto di fila, non ditelo a Woody), è un feroce e divertente affresco di Wall Street e dell’epopea folle di uno dei figli prediletti dal cinema e dall’America in generale: un giovane ambizioso e capace che riesce a farsi tutto da solo, inseguendo il sogno americano nel quartiere dove tutto è possibile. Senza addentrarci in una trama quanto mai classica, The Wolf of Wall Street è un film esagerato e geniale, dove tutto ruota intorno ad un grandissimo Leonardo DiCaprio, la cui interpretazione magistrale riesce a fermare il ritmo incessante del montaggio e far adagiare la telecamera su di lui, innamorata.
Aggiungete una scrittura divertente ed efficace, che a tratti sembra scritta dal Tarantino più ispirato, delle scelte musicali (come sempre) più che riuscite, e, ciliegina sulla torta, un Jonah Hill sempre più stella di Hollywood (seconda nomination di fila per lui), non dimenticate droga e dollari in quantità industriale, mescolate, ed ecco The Wolf of Wall Street.
Le scene che meritano di essere ricordate sono tantissime, ma quella che forse riassume meglio tutti gli elementi scritti sopra è la scena del Country Club, dalla telefonata in poi. Se ci fosse un Oscar per la singola scena non avremmo esitazioni.

Non è un film perfetto però, con tutti i difetti da ricercare proprio lì dove sono i punti forti: le esagerazioni e le iperboli diventano un po’ ripetitive, i discorsi di Jordan (DiCaprio) insistiti e prolissi, mentre il montaggio incalzante non permette mai allo spettatore di rifiatare, per ben tre ore. E un pezzetto dell’Oscar di Leo è giusto che lo abbia Jonah Hill, che con la sua interpretazione stratosferica riesce a nascondere un po’ l’unico difetto che DiCaprio si porta dietro ormai da tempo, quel recitare sempre un po’ sopra le righe, incentrando tutta l’attenzione su di sè senza mai essere al servizio della pellicola, difetto che troppe volte l’ha penalizzato agli Oscar.
Superate queste incertezze, però, rimane un film travolgente e monumentale, indimenticabile in alcune sue scene. Da vedere.

Michele Mangini

Michele Mangini

m.m.
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