THE RAIN: cerca riparo prima della tempesta

 In Serie Tv

“Nella pioggia c’è un virus”: è questo il punto di partenza e l’unica certezza della famiglia Andersen, che nei primi minuti della puntata pilot scappa furiosamente alla ricerca di un riparo dalla tempesta. Il padre Frederich (Lars Simonsen) conduce la sua famiglia in un bunker nascosto nel bosco chiedendo ai figli Simone (Alba August) e Rasmos (Lucas Lynggaard Tønnesen) di rimanere nascosti, mentre lui parte in una missione solitaria per provare a salvare il mondo e distruggere il virus. Lasciandoli, affida il più piccolo alla sorella maggiore, pronunciando una frase che continuerà a risuonare nella testa di Simone e nella nostra, puntata dopo puntata “Rasmos è la chiave di tutto”.

È questo l’incipit di The rain, la creatura che Jannik Tai Mosholt, Esben Toft Jacobsen e Christian Potalivo hanno affidato al colossal di produzione statunitense. Netflix per la prima volta produce una serie tv danese, puntando con decisione e scommettendo ancora una volta su una novità. Il prodotto è frutto di una commistione brillante di generi: il tipico Scandi noir si discosta dal classico Crime thriller oscuro e ossessionante (come The bridge), restando palpabile solo nell’ambientazione angosciante e nell’aspetto e nelle psicologie dei personaggi. Per il resto si unisce in perfetta armonia con il dramma post-apocalittico e la fiaba noir in versione moderna e tecnologica, in cui il bunker hi-tech prende il posto della caverna sperduta tra i boschi.

L’incontro di Simone e Rasmos, che dopo ben sei anni sono costretti ad uscire dal bunker, con altri sopravvissuti permette, seppur con fatica, difficoltà e tensioni, la formazione di un gruppo, che unisce in un legame profondo forze, paure ed emozioni.

Quella che a primo impatto poteva sembrare la classica lotta di sopravvivenza di giovani speranzosi, grintosi e un po’ ingenui in un mondo di disordine, che non è più quel che conoscono (ne quello che conosciamo anche noi), si trasforma in una storia dalla forte complessità psicologica ed emotiva. Ci si ritrova catapultati in una realtà in cui si è disposti a tutto per mangiare e per non essere infettati: tutto ciò che separa l’uomo dall’animale si è dissolto con la pioggia. Il pericolo e la paura hanno azzerato tutti i valori. La fiducia, la compassione e la comprensione sono tutti da riscoprire e riacquistare all’insegna della necessità sempre più incombente di sentirsi di nuovo umani.

È questo quel che succede ai sopravvissuti così diversi nel carattere, quanto simili di fronte la paura e il pericolo. Martin, Beatrice, Lea, Jean e Patrick hanno tutti alle spalle un passato e una storia ormai lontani ma che continuano a pesare e logorarli dall’interno. Il laboratorio Apollon rappresenta per loro l’unica salvezza, oltre che l’ultimo tentativo per Simone e Rasmos per ritrovare il padre. Sulla strada della speranza devono tutti fare i conti con se stessi e con ciò che sono disposti a fare per salvarsi, rischiando di perdere la propria umanità sotto l’incombente pericolo della pioggia.
Tutta questa complessità di emozioni e aure è messa in musica e parole dagli Unkle nella canzone Looking for the rain, che fa da colonna sonora.

Punto di forza della serie tv è il ritmo serrato che concatena eventi e avvenimenti nelle prime puntate per poi lasciare spazio in quelle centrali a flashback sul passato dei personaggi, che ne permette un’inquadratura psicologica ed emotiva. Sul finale c’è poi un capovolgimento che mette tutto in discussione e lascia aperta la possibilità, molto probabile, di una seconda stagione.

The rain è una nuova apertura di Netflix a produzioni straniere di valore. La calibrata regia di Kenneth Kainz ha permesso agli ideatori danesi il rilancio di un genere fuori dagli schemi, che valorizza il post-apocalittico ormai un po’ in calo, in una versione più attenta alla cura della psicologia e del complesso emozionale umano dei personaggi.

È una serie tv piacevole che ti trattiene allo schermo e che ti porta in un mondo distopico che non vorresti mai vivere.

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Monica Viscido

Monica Viscido

Laureata in lettere moderne, ora studia filologia moderna. Adora leggere, guardare film e serie tv. Lotta quotidianamente contro la pigrizia e si mette sempre in discussione. Odia parlare di sé e stare al centro dell'attenzione, quindi in questo momento non si trova esattamente a proprio agio.
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