The OA è una serie originale Netflix, disponibile dal 16 dicembre dell’ormai scorso anno sul canale di streaming on demand. I creatori Brit Marling e Zal Batmanglij ne sono, rispettivamente, anche la protagonista e il regista. La serie è composta da otto episodi, che non hanno durata fissa, ma spaziano dai 70 minuti del primo episodio fino ai 30 del sesto.
È enigmatico sotto molti aspetti, a partire dal modo in cui Netflix lo ha pubblicizzato. Nessuna trama. Nessuna anticipazione. Nessun dettaglio. Nessun tema o filo conduttore. Solo un piccolo trailer che è diventato virale fino all’uscita a sorpresa. Effettivamente, una volta vista, risulta evidente che una vera e propria trama non è semplice da scrivere. Troppi gli intrecci, i misteri, le dimensioni e le domande a cui dare una risposta, che aumentano sempre di più, puntata dopo puntata, e restano, per la maggior parte, irrisolte.

Il pilot, che fa da cappello alla serie, offre questo incipit: il ritorno a casa di Praire Johnson, una ragazza cieca che era scomparsa da sette anni e che viene ritrovata con la schiena ricoperta da strane cicatrici e, soprattutto, vedente. Non ha intenzione di raccontare a nessuno cosa le è successo, eccetto che ad un gruppetto di cinque persone, formato da quattro ragazzi del quartiere e una loro insegnante. Non è ben chiaro se è la protagonista, che si fa chiamare OA (tradotto in italiano come PA, il cui significato si scopre a metà serie), ad averli scelti o sono loro ad aver scelto lei. Nelle puntate successive, dunque, Prairie racconta per filo e per segno la sua storia a partire dall’infanzia turbolenta fino agli anni della scomparsa, lasciando negli ascoltatori, in cui viene spontaneo immedesimarsi, un mix di confusione, scetticismo, sorpresa e curiosità.

Enigmatico è anche definirne il genere: inizia come un thriller psicologico, che sfocia nkatunel dramma e a cui si aggiungono diverse componenti fanta-scientifiche, tra cui angeli ed esperienze pre-morte. Tutto questo conduce in una sorta di onirico e paradisiaco aldilà, in cui OA incontra più volte la dea/angelo Katun, che le dona la possibilità di scegliere tra la vita e la morte, pronunciando brevi frasi sagge ma criptiche, come questa: “Esistere è sopravvivere a scelte ingiuste”.

L’unica scelta totalmente centrata è la musica, che lascia immediatamente un segno molto forte per il suo utilizzo ipnotico e quasi spirituale. Poche note vibranti del violino di Prairie, che suona una musica russa, si ripetono spesso e segnano i passaggi più significativi della sua storia; tuttavia uno dei passaggi più emozionanti avviene sulle note di Downtown di Majical Cloudz, che accompagna la scena dell’epilogo, in cui l’impossibile diventa possibile.

The OA, quindi, è sicuramente una serie atipica, originale e fuori dagli schemi, che sfida la razionalità e su cui solo Netflix poteva rischiare di scommettere. La curiosità e il ritmo scorrevole e adrenalinico spinge di sicuro a vederla tutta in pochi giorni con il rischio, però, di ritrovarsi, alla fine delle quasi otto ore, in uno stato di confusione ed incertezza, con molti elementi da interpretare, dovendo scegliere a quale verità credere e senza sapere se ne è valsa la pena.

Non è una serie per tutti: è bizzarra, un po’ inspiegabile, ma anche stimolante e, in certi versi, provocatoria. Sicuramente non è banale e, se sceglierete di vederla, non la dimenticherete così facilmente.

Valutazione dell'autore
Monica Viscido

Monica Viscido

Laureata in lettere moderne, ora studia filologia moderna. Adora leggere, guardare film e serie tv. Lotta quotidianamente contro la pigrizia e si mette sempre in discussione. Odia parlare di sé e stare al centro dell'attenzione, quindi in questo momento non si trova esattamente a proprio agio.