The Newsroom – ovvero l’epopea di un Don Chisciotte moderno

 In Serie Tv

The first step in solving any problem is recognizing there’s one. America is not the greatest country of the world anymore.”

https://www.youtube.com/watch?v=ec6lrU5iW0w

Ecco come inizia The Newsroom, ammettendo una verità non facile da digerire per un paese che ha sempre contato sull’autocelebrazione e sull’autoindulgenza – soprattutto cinematografica/televisiva – per nascondere a se stesso qualche scomoda verità.
È con una presa di coscienza pubblica e non priva di conseguenze che ci viene presentato Will McAvoy, anchorman di un’importante Tv via cavo, giornalista brillante che ha perso la strada della verità per imboccare quella in cui l’unica cosa che conta sono gli ascolti.
Eccovi quindi serviti, in 10 comodi episodi da un’ora, la caduta, la rinascita, il rimpianto, la crociata – apparentemente impossibile in un mondo che va in tutt’altra direzione – di un novello Don Chisciotte contro i mulini a vento dell’intrattenimento facile, dei video virali, dei plastici e dei dibattiti inutili che vendono informazione da intrattenimento.

“ The greater fool” is actually an economic term. It’s a patsy.
 – Thanks for that.
 – For the rest of us to profit, we need a greater fool, someone who will buy long and sell short. Most people   spend their life trying not to be the greater fool. […] The greater fool is someone with the perfect blend of self delusion and ego to think that he can succeed where others have failed. This whole country was made by greater fools.”

Una bella americanata insomma, ben confezionata, ben scritta con tempi narrativi giustissimi. Tutto qui?
Beh iniziamo subito col dire che non è un prodotto privo di difetti. La crociata di Will affronta temi delicati e patriottici su cui il pubblico americano non perdona errori.
Ammettere di non essere “il più grande paese del mondo”, di avere una rete di giornalisti e anchormen che hanno smesso di informare onestamente il popolo americano per soldi e per l’audience, lo svelamento di una classe politica che non è in grado di sostenere un dibattito se incalzata su temi scomodi, incapace di essere coerente, che accetta solo poltrone comode da cui parlare sono tutti temi contro cui è sempre pericoloso puntare il dito.
E aver puntato il dito è un punto di forza per un paese che si dimostra in grado di fare mea culpa e decide di investire in un eccellente prodotto di intrattenimento proprio con la sua industria più soggetta al volere degli ascolti.

L’America si consente questo perché è così forte che può consentirselo, convinta che un plateale mea culpa non farà altro che rafforzarla molto di più che un inno alla sua grandezza.

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L’altro lato della medaglia di una scrittura brillante e perfettamente scandita, è fatto di fanatismo, patriottismo esagerato, melensaggine. Il tutto condito dai rimorsi, dalle cadute, dai dilemmi morali e dagli amori rimpianti, che non possono mancare (per fortuna) nell’epopea dell’eroe travagliato ed in quella dei suoi fedeli comprimari. Anche questi ultimi non esenti da difetti, ma, unica cosa che conta, profondamente umani, incessantemente posti di fronte ai bivi della vita di cui nessuno conosce le risposte. È impossibile non trovare un po’ di se stessi in Meggie, Jim, Will o Mac o in un altro dei comprimari scelti a caso.

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Aaron Sorkin

L’autore, Aaron Sorkin (quello di West Wing e di The Social Network) non è nuovo a questi sentimentalismi, ed è a sua volta protagonista di una storia personale fatta di momenti difficili, successi, ricadute e poi di nuovo successi.
Dopo essersi trasferito a New York dove si mantiene con i lavori più disparati per tentare inutilmente la carriera di attore, trova successo come scrittore a Broadway, s’incontra con Hollywood, e tocca l’apice con West Wing (2 Golden Globe e 28 Emmy). Ma è proprio allora che cade in depressione: viene fermato e trovato in possesso di vari tipi di droga, è depresso. La sua carriera subisce una forte battuta di arresto, ma poi torna “più forte di prima”, con l’oscar per The Social Network e con l’attuale The Newsroom.

Ecco quindi confezionato un nuovo prodotto d’intrattenimento profondamente americano e patriottico, ma anche estremamente intelligente e sincero, capace di sequenze narrative esaltanti.
Se riuscite a sorvolare su qualche passaggio un po’ troppo autocelebrativo, non vi perderete questo piccolo diamante della solita HBO, concluso con una terza stagione (ancora inedita in Italia), e che forse nei suoi difetti trova i suoi migliori pregi, perché i valori che rendono degne la vita e la civiltà quando sono narrati con franchezza e con cuore non sono mai stucchevoli.
Soprattutto, The Newsroom ci dà una lezione da non dimenticare: ciò che rende grande un paese non è mai dovuto ai fasti del passato, ma alle prospettive che il futuro riserva.
Vedere per credere:

(ATTENZIONE: SPOILER, sono gli ultimi minuti della prima stagione (non vi rovina nessuna sorpresa, ma vedetelo dopo aver visto il link all’inizio dell’articolo)

Michele Mangini

Michele Mangini

m.m.
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