The New Pope, la sinfonia della sintesi

 In Serie Tv

The New Pope è una totalizzante e trasversale definizione dell’uomo moderno.
Riprende dalla disperazione, esattamente dove si era impuntato The Young Pope, decidendo però, con piglio maturo e lucido, di ripartire, avviandosi verso direzioni opposte: il profondo ed il generale, persistendo sull’intimità dei singoli personaggi ma parallelamente puntando all’umano, l’insieme, la summa.
E’ così che The New Pope immette nella narrativa sorrentiniana la società, il collegio, non più come neutra forma oppressiva ed incomprensibile, ma come organismo pensante, che respira, e vive di logiche proprie che racchiudono quelle dei singoli.

Non vi parlerò del parallelismo fra Pio XIII e Giovanni Paolo III, rispettivamente Jude Law e John Malkovich, fra le stagioni ed il pontificato; perché sarebbe inutile e riduttivo, oltreché estremamente dozzinale, cercare di ridurre The New Pope alla sfida fra papi e fra i divi che li rappresentano. Anche perché, in una sintonia per niente scontata, il loro lavoro figurativo e recitativo funziona talmente bene, senza la minima sbavatura, da riconciliare l’ipotetica binomia delle fazioni in un unico grande disegno.
Quello che cattura l’attenzione, in The New Pope, è l’ abilità di Sorrentino di concretizzare la sua dialettica, scrollandosi di dosso impedimenti intellettuali con forme vuote, concludendo il salto che aveva già iniziato con la prima stagione, rispetto alla sua cinematografia. Cresce, Sorrentino, fra il 2016 ed il 2020; e cresciamo noi con lui, accompagnandolo in questo tripudio visuale e sentimentale che è diventato il suo modo di fare televisione. Forse questo passo sancisce definitivamente la sua tendenza a dare il meglio di sé in un formato del genere, piuttosto che in stantii, e decisamente troppo introversi, lungometraggi. O forse sta solo diventando l’artista che è.

Perché solo un vero artista può avere il coraggio, l’abilità, e la maturità tale da riassumere quello che è riassunto in The New Pope: la miriade di emozioni contrastanti, sviluppate da storie credibili e solide, perfettamente legate alla terra pur non perdendo la firma dell’autore, che aggiunge simbolismo e onirico, trascendentale e immobilità, cercando di elevare una mera consecuzione di eventi verso qualcosa di più significativo. La nobiliare e orgogliosa disperazione di Sir John Brannox, ai posteri papa Giovanni Paolo III, ad esempio, propaga una rete di scatole cinesi che s’accavallano in chiavi di lettura diverse: è chiaro che la sua condizione rappresenta quella artistica, ma perde la pesantezza di una comunicazione sterile che per me assumeva ne La grande bellezza, diventando tangibile verità umana, comune quasi. Allo stesso tempo rimane vaga, molteplice nelle sue rappresentazioni e nei suoi significati.
L’indicibile mistero sulla vita del nuovo papa, e la sua, se vogliamo banale, soluzione, è un mezzo magnifico per trasmettere la comunità del dolore, e la possibilità della sua rielaborazione in forme diverse; la soluzione quasi ignorata di questo mistero, la cui tensione è pompata al massimo nelle prime puntate, restituisce allo spettatore un’immedesimazione istantanea, che de-costruendo in realtà edifica una consapevolezza toccante e profonda.
Sorrentino svuota la sua stessa retorica attaccandola per mano di John Brannox: deformando la figura del papa, sottilmente si riferisce all’arte, all’artista e, chissà, forse anche a Paolo Sorrentino.

the new pope

L’evoluzione della figura di Giovanni Paolo III, così fragile ma al tempo stesso potente ed autoritaria, rappresenta una sintesi talmente sublime da lasciare senza parole. Ed è proprio questa ad evidenziare con maggior forza il miglioramento dell’autore. Tutto il comparto marginale, che ha la brillante qualità, come già in The Young Pope, di essere in realtà principale, vero portatore del messaggio del regista, funziona perfettamente, alla maniera già collaudata nella prima stagione: arricchendosi però anch’esso della semplificazione, dell assottigliamento metaforico ed intellettuale dell’opera tutta. Fatta eccezione per la insopportabile ex vaticana dagli occhi azzurri: la sua rimane sempre una storia insipida e tediosa, con una raffigurazione davvero ostica.

Nel secondo segmento narrativo, che non è chiuso in un compartimento stagno a sé, ma convive benissimo con il tendine principale, la lente dell’autore/spettatore s’allontana, abbracciando la moltitudine ed il presente, grandezza a cui Sorrentino non aveva mai approcciato, se non attraverso lo sguardo di un singolo, o della relazione tra singoli. Spaventosamente riesce nella migliore disamina artistica italiana degli ultimi tempi, riuscendo a congiungere una moltitudine di temi d’attualità eludendo le canoniche rappresentazioni.
Non solo lo scontro con la cultura musulmana, che vede il Vaticano come perno, almeno culturale, di quella europea: ma anche il divismo, il fanatismo, l’associazionismo relegato ai simboli che sta avvenendo negli ultimi anni. La critica non è quella di chi punta il dito verso l’individuo, decretandone limiti e vizi come peccati, ma la sapiente rivolta dell ragione attraverso la “via media”, la quale non rinuncia alla moralità o alla definizione del deforme, piuttosto ne allarga i confini, abbracciando realtà intermedie che chiedono legittimità.
La cosa più impressionante, in The New Pope, è come suddetta ragione non ceda il passo ad un’atarassia sentimentale, al contrario: essa si erge sulla più lucente e meravigliosa pietas cristiana, che trasuda da contenuti e fotogrammi, inquadrature, dialoghi e parabole di personaggi. 

Con The New Pope avviene una splendida sintesi fra l’emozione ed il ragionamento, con una tensione alla bellezza davvero rara nei prodotti di questi tempi. Purtroppo, nella maggior parte dei casi, uno dei due aspetti viene sacrificato, oppure, per coltivarne entrambi, ci si dimentica che la trasposizione cinematografica deve tendere all’estetismo, altrimenti perde potere figurativo e, quindi, valore, diventando cronaca filmata. Invece a questo giro, Sorrentino, riesce nell’obiettivo, più volte tentato, di inquadrare la bellezza, usando anche un linguaggio più accessibile.
Come effetto collaterale (forse) ha anche il pregio di tracciare una risposta solida e traboccante di contenuto ai movimenti sociopolitici odierni, nostrani ed esteri, mantenendo una linea generica che riesce ad essere alternativa concreta senza essere dozzinale.

the new pope

In un ultimo atto eroico, se tutto questo non bastasse, completa persino una sintesi fra politica, organizzazione sociale ed individualismo: traccia che aveva corso in disparte, anche durante la precedente stagione, ma che in The New Pope trova respiro più ampio. Il regista campano sorvola sulle specifiche del gioco politico dello Stato Vaticano non per manifesta incapacità, perché ne evidenzia le fondamenta con mirati ed arguti segmenti di racconto, ma per scelta narrativa, che predilige il lato intimistico, ascetico, e sentimentale.
In un’ultima, esaltante, puntata, The New Pope racconta un’Europa che divora se stessa, facendosi vittima e carnefice del proprio tumulto interno a cui non sa dare una risposta.
Non riuscendo a sopperire, se non con la fantasia di una serie televisiva, alla propria mancanza di valori, al proprio disgregamento morale.

E’ veramente impressionante lo spessore di quest’opera la quale, al netto di differenti gusti, può risultare o meno perfetta: quello che mi sento di dire oggettivamente, è che si propone come unicum nel panorama internazionale; qualcosa che non si trova, e probabilmente non si potrebbe trovare, da nessun’altra parte.
Un’amalgama perfetta di dolore e speranza, che si fa strada, con candore essenziale, al tramonto del tempo degli episodi. Riuscendo a tramortire la spossatezza e la disperazione, facendosi luce e messaggio divino.
Se Sorrentino è riuscito a convincere uno che non è mai stato suo particolare estimatore, significa che ha compiuto il salto che l’orgoglio artistico italiano attendeva con ansia: diventare universale.
Speriamo continui nella sua trasformazione, abbandonando il linguaggio ostico e tracciando un linea colma di bellezza e significato che possa essere seguita da altri.

Enrico Zautzik

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