The Lovebirds

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The Lovebirds è l’esempio di come il maggior pregio di Netflix sia diffondere qualsiasi cosa e di come il peggior difetto di Netflix sia quello di diffondere qualsiasi cosa.

Se la disponibilità e licenza creativa, che molti registi e attori hanno testimoniato, rispetta un’idea democratica di produzione plurale, volta a dare luce a progetti di varie dimensioni, che senza questa filosofia non vedrebbero mai la luce, essa diventa allo stesso tempo una regolazione al ribasso, alla quale non viene richiesta particolare qualità.
Netflix infatti è divenuto rapidamente, soprattutto negli ultimi 4 anni, portavoce di tutto ciò che è nuovo: indipendentemente da chi tu sia o di cosa parli, se la tua idea piace loro la produrranno/compreranno. Il vessillo di paladino della libertà è molto caro all’azienda, e se negli ultimi anni ha dato modo a grandi progetti di trovare fondi insperati, ha riempito il catalogo di roba davvero mediocre.

The Lovebirds non fa propriamente parte di questa categoria (perché è un film carino), ma impersona perfettamente la volontà del colosso dello streaming di restituire tutto quello che gli capiti fra le mani, senza peli sullo stomaco. L’abbassamento (o l’assenza) di un qualsiasi tipo di standard rende il calendario delle uscite perennemente zeppo, ma “di cosa” tocca scoprirlo ad occhi chiusi. E’ così che si incappa in The Lovebirds: cercando qualcos’altro e finendo per accettarlo in virtù di un bisogno di leggerezza.
E non è niente di più quello che la pellicola restituisce: una storia leggera, una comicità non troppo spinta e non troppo divertente, una storia talmente politicamente corretta da rendere palese l’epilogo già solo dal riassuntino informativo. Jibran e Leilani (Kumail Nanjiani e Issa Rae) sono la personificazione di tutto ciò che ruota intorno al film, ovvero un moto produttivo che non ha una determinata scelta artistica o un impegno particolare, ma cerca solo di portare a casa la pagnotta. Le loro disavventure, che cominciano con investire per errore un ciclista, sono scontate e prevedibili, ma non troppo da risultare disgustose e inguardabili.
Già dalla premessa, saremo in grado di capire ogni singolo snodo della narrazione di The Lovebirds, come avverrà, come si svilupperà la trama e come andrà a finire.

La bravura dei due interpreti rende questa leggera commedia banale godibile, in qualche punto (troppo pochi) anche divertente, ma destinata ad essere obliata dalla memoria dopo alcuni giorni. The Lovebirds è l’esempio di come la vendita sia ormai determinante nel mercato del cinema, mentre l’arte, anche quella della comicità, viene messa in secondo piano senza troppi indugi. Il risultato sono una serie di cose carine, suppellettili plastici feticci di un’antica grazia e ricerca che via via scompare.

Se avesse osato di più, visti i protagonisti capaci e una premessa non del tutto orribile, The Lovebirds avrebbe potuto fare molto di più, ottenendo delle risate più grasse dal suo pubblico o una comicità più graffiante.
Ma per vendere basta essere (nel)la media.

Enrico Zautzik

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