The Legend of Larry Bird

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Quando sei capace di cambiare le partite con la tua semplice presenza, non solo andando a canestro in
continuazione con assoluta facilità, ma anche trasformando la tua squadra in un gruppo di leoni affamati; quando la dedizione, nonostante il talento, viene prima di tutto; quando sai convertire la rivalità in uno stimolo, e quando trascini una squadra dall’ultimo posto al primo nell’arco di due stagioni, è in questo caso che puoi essere chiamato: The Legend, Larry Bird.

Una gioia per gli occhi vederlo giocare, un’imprevedibilità folle e funzionale allo stesso tempo. Leader in campo e fuori, e assoluta bandiera dei Boston Celtics. Caratteristiche che lo hanno fatto diventare un semidio al Boston Garden, e un campione “leggendario” nel resto degli Stati Uniti, e del mondo. 

“Mi ricordo di una volta in cui Larry stava facendo canestro ogni singola volta che usciva dai blocchi. Ad un certo punto si avvicina alla panchina e mi chiede se seduto al mio fianco c’è qualche giocatore in grado di marcarlo, perché nessuno di quelli in campo ci riusciva. Mi girai a guardare la mia panchina e gli risposi sinceramente di no”. Frank Layden, al tempo allenatore Utah Jazz 

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Larry Bird 2Una storia iniziata in salita per il giovane Larry, che in tenera età non dimostrava un talento innato. La sua assoluta dedizione e forza di volontà, allenandosi tutto il giorno, tutti i giorni, lo hanno reso il giocatore che tutti abbiamo conosciuto. Perché Bird è sempre voluto rimanere “the hick from French Lick” (il contadinotto da French Lick), nonostante il suo carattere forte sul parquet, e alcune dichiarazioni taglienti, non ha mai amato i riflettori e la notorietà. Un personaggio che dopo soli pochi giorni di college aveva preferito ritornare nel suo paesino da duemila abitanti per guidare un camioncino dei rifiuti. Se non fosse stato per l’insistenza di Bill Hodges, allora assistente allenatore degli Indiana States, forse Bird non avrebbe mai calpestato il parquet dell’Nba. La nuova avventura non ha lo stesso sapore amaro, e Larry si sente subito a suo agio, dimostrando le sue qualità, il suo carattere, e trascinando i Sycamores, provocando un vero e proprio terremoto nello stato dell’Indiana. “The Indiana has a new State Bird” come diceva Tom Montgomery nella sua canzone.

Già durante il periodo del college inizia la sua grandissima rivalità e amicizia con Magic Johnson, due personaggi agli antipodi: un silenzioso bianco dell’est e un estroverso nero dell’ovest, signori lo spettacolo è servito. I due si incontrarono, per la prima volta, nella famosissima finale di NCAA del 1979, ancora oggi la partita più seguita di sempre nella storia del campionato. A spuntarla fu Magic con i suoi Spartans, a Bird, però, andò il premio come miglior giocatore dell’anno.

Arrivati entrambi in Nba, cambiò la musica ma non il copione, per anni i due amici si sono contesi titoli e primi posti, riflettori e stadi. Con i Celtics e i Lakers hanno dato vita ad uno dei duelli più belli della storia del basket, conditi da giocate, dichiarazioni, punti all’ultimo secondo e tifoserie su di giri. Senza dubbio la loro rivalità in quegli anni, e il loro modo di giocare, ha indissolubilmente rivoluzionato il modo di fare, e vedere, questo sport.

“Venne verso di me, mi disse che gli dispiaceva molto che non avrei giocato, ma anche di mettermi comodo e di godermi lo spettacolo che avrebbe messo in piedi solo per me. Quella sera ogni volta che faceva canestro si girava a guardarmi”. Magic Johnson durante un Celtics-Lakers nel quale era infortunato

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Il numero “3” ha accompagnato Bird durante tutta la sua carriera. I tiri da tre punti sono stati uno dei suoi marchi di fabbrica; con la maglia verde cucita addosso ha vestito il numero 33 per 897 presenze (a solo tre da quota 900); ha vinto tre titoli nazionali (’81, ’84, ’86); MVP per tre anni di fila nella regular season (dal’84 al ’86); e, last but not the least, ha dominato per tre anni di seguito la sfida dei tiri da tre dell’All Star Game (’86, ’87, ’88).

imagesNon potevi non amare Bird, se giocavi, come dicevano i suoi compagni, bastava liberarsi poi ci pensava lui a farti arrivare il pallone tra le mani. Perché se tu vedevi il migliore della squadra arrivare due ore prima agli allenamenti e andare via due ore dopo, non potevi non farlo anche tu. Perché per “The Legend” vincere era tutto, e se questo voleva dire lanciarsi pericolosamente sul parquet o sugli spalti per recuperare un pallone o lanciare un compagno, lui lo faceva senza pensarci due volte, per lui il basket era questo.

“Si, è probabile che il mio fisico avrebbe retto più a lungo se non mi fossi sempre buttato a recuperare quelle palle, o se non avessi sbattuto così tante volte sul pavimento, ma in realtà non sarei mai stato capace di giocare in modo diverso. Non avrei saputo come fare, semplicemente…”.

Un giocatore che è stato, ed è tutt’ora, una vera e propria icona di questo sport, con una media di oltre 24 punti, 10 rimbalzi e 6 assist a partita, una duttilità fuori dal comune per un giocatore dal suo fisico con i suoi 2.06m di altezza.
Una regola prende addirittura il suo nome, la “Larry Bird rule”, modifica che permette alle squadre di poter sforare, per un giocatore che sia però già presente nel roster, la salary cap (il limite totale degli stipendi dei giocatori).

dreamteam-2Un’icona del basket mondiale. Come dimenticare la sua apparizione in Space Jam, il suo canestro da dietro il tabellone nella pre-season contro Houston annullato per le regole del tempo, o il “Merry fuckin’ Christmas” confezionato per Chuck Person mentre tirava dalla linea di bordo campo. La sua sfida infinita con Johnson e la loro eterna amicizia ha contraddistinto questo sport per anni, insieme all’amore e alla dedizione che riusciva a trasmettere ad ogni giocatore che insieme a lui vestiva la canotta verde dei Boston Celtics.

Con gli Usa vinse l’oro nel 1992 alle Olimpiadi di Barcellona, giusto in tempo prima di ritirarsi, il 9 agosto, per concludere ancora più magicamente una carriera leggendaria. Quel giorno Magic Johnson giocò con due magliette, quella dei Lakers e, sotto, quella dei Celtics

“Larry, tu mi mentisti una sola volta nella tua vita: una volta mi dicesti che in futuro ci sarà un nuovo Larry Bird. Larry, non ci sarà mai, mai, mai e poi mai un altro Larry Bird”. Magic Johnson il giorno del ritiro. 

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Marco Marani

Marco Marani

Marco Marani, comunemente conosciuto come Nerus Oziantis, è una specie particolare alquanto affascinante. Mentre tutti gli altri esseri umani provengono dalle scimmie, molti studiosi ipotizzano lui discenda dai koala. Nato a Napoli, bivacca e scarabocchia a Firenze, dove è iscritto alla facoltà di giornalismo.
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