THE HOST: LA QUARANTENA SECONDO BONG JOON-HO

 In Cinema e Teatro

E’ inutile fare finta che la parola del momento non sia quarantena; meglio esorcizzarla attraverso l’arte, e film come The Host di Bong Joon-Ho, che Netflix ha caricato nella sua libreria da un po’ di tempo a questa parte.
Pellicole sul tema abbondano, Hollywood ha sempre avuto uno spiccato senso di catastrofismo, soprattutto negli ultimi vent’anni.
The Host però, come al solito per ogni lavoro del regista sudcoreano, attinge e si discosta dai canoni di genere, in una danza sinuosa e dissacrante che gli dona una profondità maggiore rispetto a film sullo stesso tema. Protagonista è l’ormai noto Song Kang-Ho, sodale insostituibile in praticamente ogni pellicola di Joon-Ho.

Ante litteram (The Host è del 2006), il regista precede quella che sarà una moda in voga da noi in Occidente quasi dieci anni più tardi, ovvero quella di rendere protagonisti di apocalissi e catastrofi varie degli sfigati colossali.
Estinta la figura dell’eroe, vuoi per ripetizione retorica vuoi per invidia della classe media/ocre, lo scettro della risoluzione di situazioni impossibili viene affidato allo scapestrato di turno, che inverte il senso del destino tipico dell’impavido prescelto caricandosi sulle spalle un fardello per caso.
Gang-du è il precursore di questa figura e forse una delle sue migliori espressioni: è talmente stupido da rasentare il ritardo mentale, svogliato fino alla narcolessia, e la cui unica fonte di entusiasmo è la figlia piccola Hyun-Seo. Il tratto peculiare che lo caratterizza è che, a differenza degli stucchevoli, logorroici e insipidi protagonisti dei disaster occidentali, fatti con lo stampino, suscita un’immensa tenerezza.

L’evoluzione drammatica della vicenda è altalenante, e costituisce, in modo perverso e geniale, la principale fonte di suspense e ritmo. Sebbene The Host tratti principalmente di un mostro, la quarantena ne è parte integrante e si conquista di fatto l’attenzione, siccome dall’estero arrivano notizie su un certo virus che il mostro diffonderebbe intorno a sé. Inutile dirlo, Gang-du ci entra in contatto, ed è quindi vittima duplice di uno stesso destino avverso.
I rimandi alla Corea in guerra sono marcati tanto quanto in Memorie di un assassino, con la differenza che The Host valica un limite ulteriore, ovvero quello delle politiche internazionali; non ci sono più le sole sirene che ululano nel paesaggio rurale, ma un vero e proprio concerto di telegiornali ed opinioni internazionali. Importante è il ruolo tenebroso ma cruciale che svolgono gli Stati Uniti in punti focali della trama: Bong Joon-Ho sottolinea con garbo ed eleganza un certo tipo d’intromissione del mondo occidentale negli affari degli altri, lasciando il giusto peso (e guardando dalla giusta distanza) all’estero che agisce su una Corea succube.

the host

La violazione della quarantena è fondamentale per Gang-du e la sua famiglia: è infatti l’unico modo per riabbracciare Hyun-Seo. I piani di lettura sono molteplici, e bisognerebbe conoscere a fondo la storia recente della Corea del Sud per farsi un’idea precisa, ma risultano abbastanza accessibili anche per chi abbia masticato un minimo di film dello stesso genere; l’imposizione della regola non ammette eccezioni, per quanto vitali siano, e le similitudini tra la minaccia della pandemia e la guerra sono piuttosto evidenti. C’è sempre un soffio di critica sociale: non è un caso che la famiglia Park sia, con l’eccezione della figlia Nam-Joo (protagonista anche in Cloud Atlas delle Wachowski), una famiglia di miserabili; sono loro infatti a dover subire le angherie di uno stato di polizia, di una quarantena pomposa e apocalittica, dovendo sopravvivere a violenze di ogni tipo e ricorrere alla sempreverde scappatoia della corruzione.
Non è un caso nemmeno che un barbone, evitato dalla narrazione completamente, risulti più importante di quanto si riesca ad immaginare.

Bong Joon-Ho cerca di sovvertire, in modo intelligente e scevro da populismi, l’antico ordine Stato-Popolo, palesando una situazione talmente grottesca e drammatica insieme, da risultare realistica. Mostro a parte.
I nodi infatti verranno al pettine, non importa quanto il popolo soffra.
Nel film si respira anche un certo romanticismo di sinistra, permeato da un senso di forza sociale molto marcato: la Seul di The Host è una città viva, in subbuglio, che risponde attivamente alle situazioni critiche inventate dalla trama, costituendosi come parte attiva del moto narrativo. Questo avviene soprattutto attraverso la parabola di Nam-il, il terzo fratello Park, ed i suoi sforzi per aiutare la nipote.
Essendo chiari: The Host non è un film memorabile al pari di Parasite o Memorie di un assassino, e nemmeno di suoi cugini di genere, ma si ritaglia il proprio spazio nella galassia dei disastri sapendo impressionare, attraverso un’originalità non da poco e la solita magistrale scrittura e regia di Bong Joon-Ho.
Una peculiarità interessante è la scarsa presenza di splatter; forse i coreani non hanno lo stomaco forte ed il gusto sadico dei giapponesi.
Quello che rende speciale The Host è una costruzione intelligentissima dei vari fattori che entrano in campo: il mostro, il virus, lo stupido Gang-du, Seul, il senso familiare, costituiscono un coro davvero ben fatto, che non scade nella retorica riuscendo a far ridere e inorridire insieme.

Il film non ha, chiaramente, nessuna attinenza con quello che stiamo vivendo oggi, se non come malaugurato pronostico: ne ha molta di più con le immagini di Wuhan che abbiamo visto fino a pochi giorni fa, delineando un tipo d’ingerenza statale nella vita dei cittadini che per fortuna non conosciamo (ancora), ma che qualcuno, inspiegabilmente, si augura. E’ interessante però riscoprire questo film per vivere un’avventura a tema, soffermandosi sugli intelligenti ragionamenti che trapelano dalla trama intessuta da Joon-Ho riguardo politiche internazionali e geopolitica.
Niente di complottista, sia chiaro, ma antico e semplice errore miope.

Enrico Zautzik

Enrico Zautzik

Non sono responsabile delle censure di quei %&*"°# degli autori
Enrico Zautzik

Latest posts by Enrico Zautzik (see all)

Post suggeriti

Leave a Comment

Contact Us

We're not around right now. But you can send us an email and we'll get back to you, asap.

Illeggibile? Cambia il testo. captcha txt

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca

memorie di un assassinoultras