The Handmaid’s Tale è una serie attesissima di cui si parla da mesi e di cui si chiacchiererà ancora a lungo. Prodotta da Hulu, una piattaforma per lo streaming ancora assente in Italia, è basata sull’omonimo romanzo del 1985 di Margaret Atwood, che immaginava già più di trent’anni fa una società patriarcale e conservatrice in un futuro distopico non molto lontano dal nostro. Inquinamento e radiazioni hanno reso sterili gran parte delle donne, e probabilmente anche degli uomini, provocando uno sconvolgimento radicale che mina tutte le priorità, le regole e le consuetudini vigenti nella società.

La paura di un’imminente estinzione umana porta al governo un regime misogino ed estremista che guarda al passato e ai suoi valori tradizionali e si aggrappa ad una lettura ossessiva di alcuni passi scelti della bibbia, in particolare quelli che parlano di Giacobbe, Rachele e della loro schiava Bila. Quest’ultima è il modello che le ancelle, le poche donne fertili rimaste, devono seguire: sottomesse, imprigionate e depersonalizzate, mettono a disposizione il proprio corpo e in particolare il proprio utero. La donna perde il suo “posto nel mondo”: ciò che conta è assecondare il proprio destino biologico.

L’ideatore Bruce Miller ci proietta direttamente in questo mondo, centellinando ogni informazione, mantenendo sempre alta la suspense e coinvolgendoci totalmente dal punto di vista emotivo.
Siamo così naturalmente ma sorprendentemente calati nel mondo introspettivo di Offred (il nome dato all’ancella protagonista che ne sottolinea l’appartenenza al comandante Fred Waterford, of-fred): Elisabeth Moss con una profondità di sguardi esplicativa e un voice-over da brividi, in cui sussurra i propri pensieri, ci permette un’esperienza di immedesimazione straordinaria.
Dalla parte opposta è da citare Yvonne Strahovski, che interpreta magistralmente Serena, la moglie sterile del comandante, portando in scena le contraddizioni di una donna in carriera che si è annullata per il marito e per il bene superiore.

                                                         

La tensione, alimentata dai lunghi piani sequenza, dalle musiche inquietanti e distoniche oltre che dalle forti scene di violenza, è uno dei motori portanti della serie tv, che colpisce nel segno anche grazie alla situazione politica e sociale in cui ci troviamo. La condizione ambientale, Trump e l’ascesa degli estremismi di destra hanno reso ideale la trasposizione televisiva di un romanzo provocatorio e inquietante che segue la scia di 1984 di Orwell.
Il “cambiamento poco per volta”, la poca tempestività della popolazione che si è ribellata solo a cose già fatte, sottovalutando i molti campanelli d’allarme, e l’inconscia facilità con la quale ci si abitua alle “cose che vanno in un certo modo” sono le caratteristiche più significative su cui riflettere e che suonano in qualche modo profetiche.
The Handmaid’s Tale toglie il fiato.

Valutazione dell'autore
Monica Viscido

Monica Viscido

Laureata in lettere moderne, ora studia filologia moderna. Adora leggere, guardare film e serie tv. Lotta quotidianamente contro la pigrizia e si mette sempre in discussione. Odia parlare di sé e stare al centro dell'attenzione, quindi in questo momento non si trova esattamente a proprio agio.