The good place: il posto giusto al momento giusto

 In Serie Tv

Stare tutto il giorno a casa non deve per forza significare la rinuncia a viaggiare. Possiamo, almeno in questo periodo, spaziare con la mente grazie ad un libro, un film o una serie tv. E per alleggerire e sdrammatizzare la situazione, The good place potrebbe essere perfetto per fare un viaggio ultraterreno. Veniamo, infatti, subito catapultati in un aldilà abbastanza semplice, a prima vista, perché diviso in due: la parte buona e la parte cattiva.

Dal principio della serie Eleanor Shellstrop, interpretata dalla frizzante Kristen Bell (conosciuta soprattutto per Veronica Mars), incontra Michael (Ted Danson), l’architetto di uno dei distretti della parte buona. Ma Eleanor si rende subito conto di esser finita lì per sbaglio: non è un avvocato, non ha mai aiutato degli innocenti ad uscire dal braccio della morte, non ha mai fatto nessuna missione umanitaria, anzi a dirla tutta non ha mai fatto in tutta la vita una buona azione degna di nota, ma è sempre stata una ragazza piuttosto egoista.
Per non farsi scoprire, decide allora di diventare una persona eticamente migliore. Il sistema organizzativo dell’aldilà è piuttosto utopico e selettivo: ogni azione della nostra vita è tramutata in un punteggio, positivo o negativo. Non sono previste azioni neutre, tanto è vero che solo una persona in tutti i millenni ha mandato in tilt il sistema, obbligando a creare appositamente una parte di mezzo.

Oltre la simpatia e l’originalità, un punto di forza della trama è la capacità di reinventarsi e ribaltarsi continuamente, in un momento. Le tre stagioni di The good place presentano infatti notevoli e improvvisi colpi di scena, seguiti poi da episodi di assestamento che preparano una nuova partenza improvvisa e inaspettata, con ripetute ondate di scosse divertenti. Nel corso delle prime tre stagioni si susseguono e si alternano diverse ambientazioni: ogni scenario creato è congruente e caratteristico, ma il ritmo sostenuto è creato indubbiamente da dialoghi briosi con battute veloci. Si scatena grande ilarità su due livelli: quello demenziale, come la trasformazione di scurrilità impronunciabili in parole foneticamente simili, e quello più profondo, che riesce ad ironizzare anche su argomenti piuttosto seri.

the good place

 

La serie ideata da Michael Shur funziona anche grazie ad un’aperta e dichiarata caratterizzazione dei personaggi. All’egocentrica Eleanor dal comportamento moralmente imperfetto ma con un grande potenziale di miglioramento si affiancano Chidi (William Jackson Harper), l’indeciso professore di filosofia morale; Tahani (Jameela Jamil), una viziata e bellissima ereditiera inglese; e Jason, un piccolo delinquente di Jacksonville non molto sveglio, che all’inizio veste i panni di un monaco buddista che ha fatto un voto di silenzio. Al di sopra di tutti i personaggi, insieme a Michael, si stabilisce il personaggio più interessante di tutti: Janet (D’Arcy Carden), un’interfaccia tecnologica, personificazione della conoscenza, entità in cui sono concentrate tutte le informazioni dell’universo.

Chidi, con le lezioni che continua a fare anche nell’aldilà, permette l’ingresso in scena alla filosofia morale, che diventa la chiave di lettura per capire ogni tipo di comportamento umano. Un po’ come fa Sheldon con la fisica in The big bang theory, Chidi con la sua smisurata e appassionata conoscenza dell’etica morale apre uno spiraglio accessibile e fruibile alle teorie più disparate dei grandi filosofi.

The good place, trasmesso in America dalla Nbc, si è conclusa all’inizio del 2020 con la quarta e ultima stagione, da poco trasmessa anche in Italia sul canale di Mediaset Premium stories. Si ritorna alle origini, si mette tutto in discussione e si arriva ad una conclusione esaustiva che appaga fino in fondo e chiude il cerchio narrativo. Continua a ripartire e rinnovarsi fino a rivoluzionare interamente il sistema dell’aldilà, per raggiungere la consapevolezza che neanche esso può essere perfetto, se immaginato nella limitatezza della nostra umanità.

The good place è una serie che una volta conclusa può essere “bigliarizzata” (capirete il termine solo dopo averla vista!) e posta nella nostra personale collezione. Potrebbe davvero essere il posto giusto in cui rifugiarsi e il momento giusto per godersi una serie leggera, dinamica, che lancia anche riflessioni e spunti che ogni tanto abbiamo bisogno di sentirci dire.

Il tempo… in fondo la parte buona è questo: non tanto un posto dove stare, quanto trascorrere il tempo con chi ami.

Monica Viscido

Monica Viscido

Laureata in filologia moderna, cerca la sua strada. Adora leggere, guardare film e serie tv. Lotta quotidianamente contro la pigrizia e si mette sempre in discussione. Odia parlare di sé e stare al centro dell'attenzione, quindi in questo momento non si trova esattamente a proprio agio.
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