“The end of the fucking world”, una volta tanto

 In Serie Tv

Un film sulla fine del fottuto mondo in cui è fottutamente difficile stare e scegliersi una persona che sia una.

di Nanni Schiavo

 

Quando ho deciso che avrei visto questa serie su Netflix è stato perché mi ha attirato come un magnete. Forse il titolo, non so…

Dopo un po’ di colpi a vuoto sulla fine dello scorso anno Netflix decide che è il tempo di farsi perdonare. La serie in otto episodi parte da una ferita insanabile che separa i figli dai genitori, come quelle volte in cui avete pensato che i vostri stessi genitori non sappiano nulla di voi, non vi capiscano, non vi conoscano. Per carità, persone amabili, ma illuse, confuse, ignare. Tutto questo, solo più forte, all’estremo. Dalla ferita verrà fuori il sangue e con esso la fuga di James e Alyssa. Il primo in particolare, negli ultimi minuti dell’ultimo episodio diventerà un adulto da solo in mancanza d’altro, come in un rituale di passaggio, correndo sulla spiaggia.

La serie, ispirata all’omonimo fumetto di Charles S. Forsman, ha come protagonisti James e Alyssa (Alex Lawther e Jessica Barden), due persone al margine di tutto. Lei cerca di dare forma al desiderio sessuale che le sta fiorendo in corpo, James invece sfoga un istinto omicida sugli animali ma non gli basta più ormai, pianifica l’omicidio di Alyssa, e per questo lascia che lei si avvicini. Ma lui non ha mai leccato una “principessa” prima di allora e su quello stesso divano allora decidono che scapperanno. L’allontanamento dall’ambiente familiare è l’unica possibilità che hanno ma il loro viaggio diventa una fuga in un mondo dove purtroppo ci sono anche gli adulti ed essi hanno leggi e delusioni da offrire sempre a portata di mano.

Tutto il resto è spoiler e mi ricorda molto questa canzone.

“Parlerei anche dei vestiti e delle musiche”, mi dicono dalla redazione quando mi assegnano la recensione. Cosa dire, questo vintage non ci stanca mai (vedi alla voce Stranger Things) e fra camice a fiori e un tramonto sull’autostrada dall’autoradio di una macchina rubata che c’è di meglio di un po’ di sana musica on the road che ci faccia sognare cose che poi non faremo mai?

Quello in cui questa serie riesce davvero bene è il racconto di come le persone si scelgano fra loro, sulla base di cosa si peschino dal mare di solitudine in cui sono immersi. Questo il tema della ricerca, che James capirà negli ultimi istanti del film, poco prima che si senta uno sparo.

Un tema che mi ha sempre interessato e sul quale sto/stavo scrivendo un romanzo, ma ci ho messo così tanto tempo per non finirlo che ho cambiato opinione così tante volte che semmai qualcuno dovesse leggerlo non capirebbe più qual è la mia idea in merito. Come rendere il grande cerchio di tutte le persone con cui potenzialmente potremmo stare un punto? Beh, è davvero un fottuto casino, necessario perché probabilmente si arrivi alla fine di questo fottuto mondo. Credo, chiedetemelo quando sarò anziano, forse per allora avrò una risposta.

In TEOTFW questa cosa avviene una volta tanto, senza alcun dubbio, e un po’ alla volta. Alyssa passa dal pensare che forse di uno come lui potrebbe innamorarsi ad ammetterlo poco prima della fine, James si stappa e dalla sua personalità introversa viene fuori dalla bottiglia un ragazzo intraprendente, che si fa avanti per baciarla prima che lo faccia lei. Quanto all’omicidio che aveva pianificato… questo è spoiler. Che il pubblico solidarizzi con loro è inevitabile, che il pubblico li capisca quando nessun’altro lo fa è l’elemento che la rende una serie riuscita, che incolla allo schermo e ti fa pensare nei giorni seguenti che, come tutte le cose belle, è durata troppo poco.

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Nanni Schiavo

Nanni Schiavo

Sono nato a Salerno e da allora ho (quasi) sempre vissuto a Potenza. Studio Giurisprudenza e nel tempo libero scrivo, imbratto carte. Ho pubblicato un primo libro e in questo periodo sto cercando di finire il secondo. Quando me lo posso permettere un viaggiatore, l’ultima volta che una ragazza mi ha lasciato ho deciso che in cinque anni avrei finito il giro dell’Europa. Disprezzo i trolley.
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