The Crown: recuperare eleganza

 In Serie Tv

Vi racconto cosa mi è capitato con The Crown.
La lista di Netflix può essere allo stesso tempo croce e delizia: salvi le cose che possono piacerti per non perderti nei meandri del catalogo, ma rischi di lasciare lì e rimandare per troppo tempo prodotti imperdibili e di qualità, che, sebbene non rientrino propriamente nel tuo genere, sono da vedere.
Il primo ritrovamento dell’anno, per quanto mi riguarda, è stato proprio la serie storica inglese e non comprende solo la terza stagione, uscita lo scorso novembre, ma l’intera gamma di episodi di The Crown, che racconta il greve peso e la forza attrattiva della corona sulla regina Elisabetta II, longeva sovrana d’Inghilterra dal 1952.

Un binge watching totale e totalizzante mi ha catapultata nei primi 10 giorni dell’anno all’interno di Buckingham Palace, scenario di cerimonie reali e di routine quotidiane, in un continuo alternarsi di eventi che hanno fatto la storia e momenti di intimità, frutto di racconti, gossip e testimonianze, captati dal popolo britannico dell’epoca e romanzati oggi da Peter Morgan.
The Crown ha il pregio di informare e incuriosire: si ha la possibilità di vedere su schermo, in chiave moderna ed accattivante, le ultime pagine della storia inglese, cogliendo l’occasione per approfondire la figura di una delle regine più impenetrabili del mondo moderno e colmare piccole lacune politiche e sociali. Oltre articoli e fonti storiche dirette, viene naturale procedere con documentari che Netflix segnala e consiglia, tra cui The Royal House of Windsor e Churchill.

Le tre stagioni sono un crescendo per ritmo e intensità: la lentezza e la delicatezza della prima rendono pienamente l’inesperienza e l’ingenuità di Elisabetta, che deve pian piano prendere consapevolezza del suo ruolo, vincolato da leggi scritte e non scritte, imparando a mettere da parte la sua voce per far risuonare quella della corona; la seconda stagione acquista più ritmo e mette al centro la crisi, in tutte le prospettive possibili, passando dall’ingenuità ad una fase di piena responsabilità. Claire Foy, che interpreta la protagonista, mostra con particolare maestria ed eleganza la progressiva acquisizione di sicurezza e regalità, mettendo in scena il perfezionamento delle espressioni di distacco e inespugnabilità, oltre alla sempre più decisiva padronanza di una gestualità efficace e comunicativa. Tra gli altri attori delle prime due stagioni spiccano Vanessa Kirby, che interpreta la principessa Margaret, sorella minore della regina, rendendola accattivante e naturalmente elegante, e John Lithgow, che dà il volto a Winston Churchill, sottolineandone l’intelligenza, la perspicacia e la determinazione, che mette il dovere ben al di sopra della debolezza fisica.

La terza stagione di The Crown, basata sulla fase della maturità, che si porta dietro allo stesso tempo stabilità, complicazioni ed un po’ di monotonia, si avvale del cambio cast per rendere il passaggio effettivo e immediato anche dal punto di vista visivo. Lo shock è inevitabile e per le prime puntate ci si sente un po’ nostalgici e destabilizzati, ma mentre Olivia Colman, che subentra a Claire Foy, e Tobias Menzies, che interpreta il principe Filippo dopo Matt Smith, riescono a rendere il cambiamento molto naturale, e trovano con facilità una loro dimensione, la sostituzione di Vanessa Kirby con Helena Bonham Carter, che interpreta la principessa Margaret in veste di donna adulta, sposata e matura, è troppo brusca e poco convincente. Nonostante le vicissitudini del personaggio la debbano rendere comprensibilmente diversa, più provata e malinconica, il cambio è troppo repentino e non giustificato, considerato che la terza stagione riprende solo pochi mesi dopo rispetto all’ultima puntata della seconda. Ne viene fuori una principessa che perde naturalezza e regalità, diventando quasi caricaturale.

Interessanti in The Crown 3 sono le colonne sonore, appositamente composte da Martin Phipps, che contribuiscono a caratterizzare i personaggi e ad accompagnare le situazioni più difficili, come nell’episodio dedicato alla tragedia di Aberfan.

Punto di forza di The Crown sono gli episodi monografici, concentrati su un unico personaggio, che riescono a delineare carattere e personalità individuali, senza interrompere la linearità degli eventi storici. In particolare, nella seconda parte dell’ultima stagione, emerge la figura del principe Carlo (Josh O’Connor), la cui sensibilità, vista come debolezza, viene messa a dura prova. La quarta stagione, attualmente in produzione, vedrà il figlio maggiore ed erede al trono protagonista principale e l’entrata in scena di Lady Diana, che sarà interpretata da Emma Corrin. Degli ultimi giorni è, invece, la notizia che, sebbene fossero previste sei stagioni, la quinta sarà l’ultima e vedrà nelle vesti di ultima interprete della sovrana Imelda Staunton (la professoressa Umbridge di Harry Potter).

Come Elisabetta II impara che il vero compito del sovrano è mantenere un perfetto equilibrio tra volere, dovere e potere, così Peter Morgan dimostra di saper calibrare con armonia storia e invenzione, politica e quotidianità, rendendo the Crown una serie speciale, elegante e brillante.

Monica Viscido

Monica Viscido

Laureata in filologia moderna, cerca la sua strada. Adora leggere, guardare film e serie tv. Lotta quotidianamente contro la pigrizia e si mette sempre in discussione. Odia parlare di sé e stare al centro dell'attenzione, quindi in questo momento non si trova esattamente a proprio agio.
Monica Viscido

Latest posts by Monica Viscido (see all)

Post suggeriti

Leave a Comment

Contact Us

We're not around right now. But you can send us an email and we'll get back to you, asap.

Illeggibile? Cambia il testo. captcha txt

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca

the new pope