The Crown: “Netflix deve vincere, deve sempre vincere”

 In Serie Tv

“La monarchia è la missione di Dio per dare grazia e dignità alla terra, per dare alla gente comune un ideale a cui tendere, un esempio di nobiltà per farli crescere nelle loro misere vite. La monarchia è una chiamata da Dio. Perciò si viene incoronati in un’abbazia e non in un palazzo del governo e si è consacrati e non nominati, è un arcivescovo che ti mette la corona in testa, non un ministro o un funzionario pubblico, il che significa che dovrai rispondere delle tue azioni a Dio, non al pubblico.”
(The Crown)

Parliamo di “Tre Crown”. Questa volta Netflix ha investito 100 milioni di dollari sull’Inghilterra del secolo scorso per un period drama di tessitura tecnica finissima, che racconta le storie nella Storia della regina Elisabetta II, interpretata dall’attrice inglese Claire Foy (che abbiamo già visto indossare i panni di un’altra regina, Anna Bolena, nella mini serie della BBC Wolf Hall).thecr
Peter Morgan, creatore della serie, regala (anche grazie ad un team di autori che ha sfiorato l’Oscar, tra cui Stephen Daldry per “The Hours”) al pubblico Netflix 10 ore di pura e sfacciata eleganza multiforme.
Il racconto dell’empowerment femmile è raffinatissimo: nonostante lo squarcio interiore di una ragazza che assaggia la corona e il suo peso, pur essendo madre, moglie, sorella e figlia, tutto resta mite, composto, straordinariamente tra le righe. Molto riuscito è anche il disegno dei personaggi (in particolar modo e paradossalmente quelli secondari, come ad esempio il primo ministro Churchill) e del loro splendido, scuro e fragile lato umano che risale a galla dagli abissi severi dell’etichetta, della cerimonia, del simbolo, dell’istuzione, del ruolo.

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Girata tra Inghilterra, Scozia, Malta e Kenya, la serie non è solo un piacere per gli occhi, ma anche per le orecchie: oltre a Mozart, Wagner o Tchaikovsky, suona anche Hans Zimmer, compositore tedesco autore fra le altre cose delle colonne sonore di “Interstellar”, “Inception” e “Il gladiatore”.

Incantevoli le inquadrature delle stanze di Buckingam Palace, le luci scure, il racconto della nebbia del ’52 e gli abiti d’epoca (perfettamente riprodotti da Michele Clapton, costumista di Game of Thrones).

“The Crown must win, it must always win.”

Una serie grandiosa. Un gioiello da piccolo schermo che ricorda il miracoloso e mite sfiorarsi delle dita del dipinto della Creazione all’ora del tè.

Da non perdere. Grazie, mamma Netflix.

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Annarita Chieffo

Annarita Chieffo

Nata in Basilicata nel 1990. Il suo Dio il settimo giorno non si riposò: creò carta e penna, la commedia all'italiana, il cinema francese, quello coreano, l'odore di polvere dei vecchi libri, i dischi in vinile, le autostrade e Monica Vitti. E' convinta che non ci sia niente che Woody Allen e una pizza non possano curare. Non sa fischiare, e i numeri le fanno venire l'emicrania. Certi giorni scrive per vivere e certi vive per scrivere, ma non li distingue mai.
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