The Cloverfield Paradox, uscito in esclusiva su Netflix il 5 febbraio scorso, è l’ennesimo, intrigante capitolo della saga di Cloverfield.
Ma, ancor prima del film in sé, sbalorditivo è il geniale marketing virale usato negli anni per promuovere questo progetto.
Alle sue origini, il primo capitolo della saga, semplicemente Cloverfield, uscito nel 2008, cavalcò il modello tornato in auge del mockumentary, proponendo la storia di un gruppo di ragazzi trovatisi nel caos causato da un non meglio specificato mostro piovuto a Manhattan.
Nessuno sapeva cosa fosse, né tantomeno da dove venisse.

Cloverfield

Cloverfield(2008)

Pur non avendo niente di particolare, il risultato fu ben riuscito: i personaggi erano credibili e scevri di caratterizzazioni fuori contesto, la vicenda pulita e, per quanto permettesse la situazione sovrannaturale, molto realistica e credibile. Ancora oggi non si è ben capito se J.J.Abrams e la sua Bad Robot Productions avessero già in mente di inquadrare Cloverfield come primo capitolo di una saga o se il film dovesse essere un progetto fatto e finito. Azzardando un’ipotesi potremmo pensare che lasciarono aperte varie opzioni con una serie di piccole furbizie narrative, prime fra tutte l’arrivo improvviso e l’origine misteriosa del mostro stesso.
I produttori furono anche citati per plagio, accusati di aver preso spunto a troppe piene mani dalla creatura-nemesi del film coreano The Host.
Fatto sta che, 8 anni dopo, a seguito di una lenta costruzione di espedienti di marketing avvenuti su internet (misteriosi siti fittizi di società nominate nel film; profili social dei protagonisti come se fossero persone reali, rimasti immobili dal 18 gennaio 2008, data dell’uscita del film e quindi dell’attacco; speculazioni varie foraggiate nei forum) esce in modo dannatamente geniale il secondo capitolo:
10 Cloverfield Lane.

Nessuna pubblicità, nessun trailer: solo questo titolo al botteghino che non ha altro a che vedere col predecessore se non il nome stranamente familiare… Una scelta coraggiosa e azzardata se ci si pensa un po’ su, ma per niente fallita. 10 Cloverfield Lane è un vero capolavoro, un thriller stracolmo di tensione e situazioni angoscianti e ben studiate, perfettamente legato al proprio prequel attraverso una via traversa e suggerita senza farne il punto principale della trama. Essa infatti è completamente avulsa da quello che ci si potrebbe aspettare dal seguito di un monstermovie: una ragazza rimane vittima di un incidente, ed al suo risveglio si trova rinchiusa in un bunker sotterraneo con due uomini che che cercano in tutti i modi di convincerla che il mondo è sotto un non meglio specificato attacco, motivo per il quale è tassativamente proibito uscire per un paio d’anni.

Tesa come un filo d’acciaio e non lasciando niente al caso o alla fortuna, la narrazione prosegue viva e aggressiva tramite espedienti collaterali intuitivi e geniali, soprattutto in virtù del fatto che si svolgono in un contesto completamente differente dal primo capitolo. John Goodman è perfetto nel ruolo di forse carceriere-forse salvatore, e l’atmosfera si mantiene accesa e viva senza mai esagerare con la claustrofobia o insistere su una facile impressionabilità.
Alla sceneggiatura partecipa anche Damien Chazelle, e la regia di Dan Trachtenberg gioca davvero bene con uno spazio così angusto ed una gran bella colonna sonora.
10 Cloverfield Lane rimane senza ombra di dubbio il miglior capitolo della serie finora, sia per il riuscito ed accattivante spunto thriller, sia per come si ricollega inaspettatamente al tema principe della saga.

A questo punto il progetto Cloverfield diventa un fatto serio, considerando che 10 Cloverfield Lane ha incassato quasi dieci volte la spesa, vedendo quindi premiato l’azzardo di far uscire un film senza averlo minimamente promosso, se non per vie oscure e da addetti ai lavori.
Ed è così che viene messo in cantiere ed annunciato il terzo capitolo della saga.

Cloverfield

The Cloverfield Paradox (2018)

In modo sempre fumoso ed oscuro viene promosso The Cloverfield Paradox: posticipata più volte l’uscita, in origine il film era in sviluppo dal 2012 come God Particle, poi riadattato per seguire la saga Cloverfield.
Dall’inizio delle riprese nel 2016 vari domini internet vengono creati per pubblicizzare il seguito: immettendoli nel motore di ricerca si trovavano ogni sorta di stranezze, da trasmissioni radio disturbate a registrazioni confuse dalle quali si scorgevano dei volti, per finire con annunci di attacchi che riportavano la data del primo capitolo. Poi, a dimostrazione della raggiunta grandezza del progetto, dopo tutte le posticipazioni di sorta, durante l’intervallo del SuperBowl dello scorso 4 febbraio, viene rilasciato in anteprima mondiale il trailer del film, seguito dall’annuncio dell’uscita, solo due ore dopo, in esclusiva Netflix, in tutto il mondo. Bella piazzata, eh?
Una vera bomba pubblicitaria lanciata durante uno degli eventi sportivi più visti al mondo, così imminente e totalitaria, a ridosso dell’effettivo rilascio del film dopo solo due ore. Immagino la gente schizzare a casa dopo la partita ad accendere Netflix e raccapezzarsi su cosa sia The Cloverfield Paradox o a gustarsi l’ennesimo colpo di genio, almeno quelli che erano già a conoscenza dell’universo Cloverfield.
J.J. Abrams aveva già dato prova con Lost di provare perverso piacere nello scatenare immaginazione e interesse virale nei fan, ma questa tamarrata in grande stile ha superato ogni idea concepibile di politicamente corretto.
È ancora presto per dire se dal lato economico questa trovata, più la decisione dell’esclusione dalle sale in virtù dell’home streaming, sarà premiata o meno, fatto sta che The Cloverfield Paradox è un bel film.

Cloverfield

The Cloverfield Paradox (2018)

Forse meno innovativo e totalizzante del primo, decisamente meno originale e pazzo e catartico del secondo, ma abbastanza perverso e sapientemente ricco di spiegazioni narrative da rendersi interessante.
L’ambientazione stavolta è fantascientifica: il film è infatti ambientato nel 2028 su una base spaziale internazionale, baluardo di una Terra vittima di una crisi energetica grave ed irreparabile.
L’eterogeneo gruppo di protagonisti (composto da star affermate a differenza del primo) cerca di attivare in tutti modi l’acceleratore di particelle Shepard nello spazio, così da trovare una fonte di energia rinnovabile praticamente infinita e risolvere il dramma globale.
Ovviamente le cose andranno storte, ma quello che succede, oltre ad essere molto interessante, non è per niente scontato, e riunisce tutto l’universo Cloverfield per poi, paradossalmente, aprirlo ad altre mille direzioni. Non è facile spiegare come senza fare spoiler, ma quando lo vedrete apprezzerete il mio sforzo.
L’abilità di questo terzo capitolo sta infatti nel sapere riunire le precedenti due narrazioni dandogli corpo, continuando però verso il futuro con furbizia mai vista: se da un lato infatti sono molte le risposte date, dall’altro sono le risposte stesse a suscitare un milione di nuove domande.

Cloverfield

The Cloverfield Paradox (2018)

The Cloverfield Paradox insiste più sullo splatter rispetto ai precedenti, ma senza essere disgustoso; sapientemente si porta dietro un po’ di angustia da 10 Cloverfield Lane, ma soprattutto riprende dal predecessore l’atmosfera thriller che, in modo originale e destabilizzante, diventa persino un po’ onirica e surrealistica, lasciando soddisfatti i fan della serie che vengono salvati per una volta dalla fastidiosa sensazione di assaggiare sempre la stessa minestra.
La pellicola paga un po’ l’ambientazione spaziale, decisamente abusata in questo periodo, che rischia di far sembrare Paradox un’accozzaglia di vari cugini fantascientifici; ma seguendo tutto il percorso si capisce immediatamente che non è così.

Il punto di forza che caratterizza la saga Cloverfield è indubbiamente il modo in cui si presenta la nemesi: la narrazione di fondo riesce a sfruttare perfettamente il rapporto con l’avverso, cambiandogli forma e concezione di capitolo in capitolo pur lasciando molliche di pane che ne ricostituiscono l’unità. In ogni momento della saga infatti la percezione della nemesi è diversa: cambia il modo in cui viene presentata, le difficoltà che pone, ma soprattutto cambia il modo in cui viene affrontata, a seconda delle varie ambientazioni e logiche dei singoli film.
Questo fa sì che, come in un’improvvisazione musicale, le varie parti diventano apprezzabili di per sé pur facendo parte di un unicum nel quale, riunite, assumono ancor più valore e profondità.
Il marketing da servizi segreti, strumento deplorevole, troppo spesso dedicato ad enfatizzare il nulla, è finalmente votato a promuovere il peso di un’idea che lo avrebbe anche senza, ma che grazie all’appoggio di una pubblicità non convenzionale guadagna un’aura accattivante che fa solo bene.
A chi ha saltato uno o più pezzi della saga Cloverfield consiglio vivamente di recuperare, senza l’aspettativa di trovarsi di fronte il Padrino, ma potendo apprezzare una forma di intrattenimento cinematografico di qualità, cosa non troppo scontata di questi tempi.

P.S. NON CERCATE NULLA SU INTERNET, vi rovinereste tutto il giochino.

Cloverfield

10Cloverfield Lane(2016)

Valutazione dell'autore

Enrico Zautzik

Enrico Zautzik

Non sono responsabile delle censure di quei %&*"°# degli autori