The Alienist: lo chiamavano “l’alienista”

 In Serie Tv

La nuova miniserie televisiva statunitense The Alienist, trasmessa dal canale TNT (disponibile su Netflix a partire dal prossimo 19 aprile), porta con sé tantissimi nomi noti del cinema e della televisione americana. A tal proposito, il creatore Cary Fukunaga, deve la sua popolarità televisiva soprattutto alla regia di  una serie di grandissimo successo che nel 2014 creò una vera e propria dipendenza per tutti gli esperti di binge watching e non, ovveroTrue Detective (se non l’avete mai vista siete pregati di correre a fare il “recuperone” dell’anno). Ancora una volta Fukunaga sceglie il genere crime, sfruttando però l’idea di qualcun altro. Infatti, la serie si basa sul fortunatissimo romanzo di Caleb Carr, L’alienista, pubblicato in oltre 24 paesi e dichiarato Best Seller dal New York Times. In sostanza, roba buona.

La storia è ambientata in una gotica New York del 1896, a Manhattan precisamente. Mentre il protagonista della serie Laszlo Kreizler (interpretato dall’attore poliedrico Daniel Brühl visto in “Goodbye Lenin”, “Bastardi senza gloria” e “Rush”), psicologo dell’epoca (che veniva chiamato appunto “alienista”) sta schiacciando un pisolino nella sua umilissima dimora, che ci riporta alla memoria il kitsch della casa della mamma di Salvatore Conte di “Gomorra”, sul ponte di Williamsburg viene ritrovato dalla polizia il corpo di un ragazzino travestito da donna, orrendemente mutilato ed esposto in maniera plateale. Ed ecco che Lazslo, un po’ stile Sherlock Holmes un po’ stile Holden Ford di Mindhunter (anche qui recuperone, eh) decide di interessarsi a questo omicidio, inviando l’amico John Moore (interpretato da Luke Evans, il Gaston del film “La bella e la bestia”), illustratore del New York Times, a fare un ritratto accurato della scena del crimine.

“Fino al ventesimo secolo coloro che soffrivano di disturbi mentali venivano definiti “alienati” dalla loro stessa natura. Gli esperti che li studiavano erano dunque noti con il nome di alienisti”.

Un crimine piuttosto difficile da gestire per una polizia bacchettona e ipocrita, capeggiata da un quasi anonimo Theodore Roosvelt (ebbene si, il futuro presidente degli Stati Uniti), interpretato dal bellissimo attore americano Brian Geraghty, che addossa la colpa su personaggi casuali (ed innocenti) per questo complicato omicidio. Solo Laszlo tutto sa e tutto può. Brillante fin dalla prima battuta, è in grado di tenere il pubblico incollato allo schermo, soprattutto per l’aurea misteriosa che ruota intorno al suo personaggio. Insieme alla bella e riflessiva Sara Howard (interpretata dall’attrice “enfant prodige” Dakota Fanning vista in “Mi chiamo Sam”), Laszlo e John condurranno delle indagini parallele sul caso. Parallele, non solo perché l’omicidio che apre la serie fa in realtà parte di un ordine di crimini seriali, ma anche perché Laszlo è convinto che i crimini su minori in questione siano collegati ad un comportamento mentale disturbato (ma giusto un po’…), giustificabile soltanto attraverso le teorie psicologiche dell’epoca portate avanti da una cerchia piuttosto ristretta di studiosi. Arriva quindi per Laszlo il momento di mettere in atto tutto quello che ha imparato sugli amati libri, di cui è sommersa la sua bellissima casa. E per scoprire l’artefice di questi efferati delitti sarà costretto a pensare come un serial killer, ad entrare nella mente dell’assassino.

Gli episodi di The Alienist (dieci in totale) ci guidano, con un ritmo incalzante, all’interno di una New York misteriosa e macabra dove lo spettatore si ritrova ipnotizzato non solo di fronte alla visione di un epoca storica romanzata in maniera magistrale, ma anche grazie all’interpretazione brillante di Brühl. Il suo personaggio, come accennato sopra, è quello più interessante e il suo passato oscuro suscita non poche curiosità nello spettatore, anche per il modo distaccato e quasi pedagogico che egli utilizza per descrivere gli omicidi. Ed è anche bene accennare al fatto che il personaggio interpretato dalla Fanning, Sara Howard, è ispirato ad Isabella Goodwing, personaggio storico realmente esistito, che nel 1912 divenne la prima detective donna. The Alienist però un difetto ce l’ha (sembrava tutto troppo bello per essere vero, eh?): pecca di presunzione. E questo, per chi come me bazzica da tanto nel mondo delle serie TV, è un rischio che non tutti possono permettersi. Nonostante la particolare attenzione per l’ambientazione storica (siamo di fronte ad una New York di fine ‘800 più che credibile), per i costumi e soprattutto per i dettagli scenografici, la storia sa di già visto, potrebbe essere semplicemente definito come un giallo dai toni grotteschi che non aggiunge niente di originale alla scrittura narrativa seriale. Non sarà la serie dell’anno, ma è doveroso darle uno sguardo, soprattutto se siete orfani del sempreverde Penny Dreadful (ma quella è un’altra storia…).

 

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shosanna777

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30 anni. Eterna ragazzina. Amante del cinema. Appassionata di letteratura inglese e di tutto quello che ha a che fare con la cultura anglosassone. Passione moderata per i libri e per i fumetti. Infine...insaziabile divoratrice di Serie Tv.
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