Suburra – Recensione

 In Cinema e Teatro

Se c’era un quartiere pericoloso nell’antica Roma era quello di Subura (con una r). La tradizione vuole che lì si aggirasse Messalina in continua ricerca di piacere ma anche Nerone, in incognito, tra bettole e bordelli, per accertarsi degli umori del popolo. Subura era il lato nascosto della splendente Roma caput mundi, volto indissolubile e contraddittorio di un Giano Bifronte. Il nome di questo quartiere, oggi Suburra, resta ad indicare una realtà sotterranea, un mondo sotto la città (sub urbe) dai confini indecifrabili. Un titolo quindi calzante per il nuovo film di Valerio Sollima, tratto dall’omonimo libro di Bonini e De Cataldo.

E’ l’11 settembre 2011. Manca esattamente una settimana alle dimissioni di Silvio Berlusconi: 7 giorni nei quali s’intrecciano i destini di malavitosi, prostitute, onorevoli, lungo una scia di sangue che dal litorale di Ostia arriva dritto al cuore politico della Capitale. Tutto inizia con una notte di sesso e droga durante la quale una minorenne, al soldo dell’onorevole Malgradi, muore di overdose. Un “incidente” che scatenerà una valanga di eventi, coinvolgendo mafie di “zingari incravattati”, giovani criminali sanguinari, cardinali e inquietanti eminenze grigie, unite da un famelico appetito per la Città Eterna.

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Dopo aver diretto le serie tv di Romanzo Criminale e Gomorra, Valerio Sollima torna ad affrontare il filone del “gangster movie all’italiana” completando con il coraggioso A.C.A.B quella che lui ha definito la sua personale trilogia su Roma.

Il film si apre con Ratzinger, in ginocchio, fragile e dubbioso, che decide di abdicare. Collocando l’epocale rinuncia del papa negli stessi giorni delle dimissioni di Berlusconi, Suburra fa coincidere crisi spirituale e politica, mostrandoci una città che di fronte allo sfacelo culturale capitola rovinosamente. Sono immagini che certamente valicano i limiti della sala di proiezione in giorni come questi di dimissioni e di Mafia Capitale. Suburra rappresenta uno di quei casi nei quali il cinema è riuscito fortunatamente a raccontare le sua storie al momento più opportuno. Quando la città di Roma è letteralmente esplosa, Sollima stava per completare le sue riprese. Non esistono quindi intenzionali collegamenti con la recente cronaca se non quelli che possiamo creare noi a posteriori, sebbene più di un protagonista rimandi chiaramente a personaggi reali.

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Romanzo Criminale e Gomorra scatenarono infuocate discussioni, accusate di rendere affascinante il mondo della malavita, fatto di fede contorta e di precisi rituali che abbiamo sempre visto sin dal Padrino di Coppola. Certamente non si potrà dire nulla del genere per Suburra . I suoi criminali sono privi di qualsiasi orpello culturale, di qualsiasi vigore romanzato. Essi vivono all’ombra dei propri padri e paradossalmente risentono della stessa crisi che ha investito ogni livello della società.

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Come si vede con Samurai (Claudio Amendola), ex componente della Magliana, collante tra la “subura” e il potere, che si muove stancamente tra le vie di Roma, come un predatore che pur avendo perso l’appetito deve continuare meccanicamente a divorare ogni cosa.

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In Gomorra di Garrone vedevamo una malavita, per certi versi, comodamente relegata nelle periferie; In Suburra al contrario la criminalità , armata di voto o pistola, percorre la città da cima fondo, fino a saturarla (emblematica è la scena finale). La regia di Sollima dà un ritmo incalzante al film che per ben 130 minuti tiene gli occhi dello spettatore incollati sullo schermo. La sua Roma è notturna, violenta, senza vie d’uscite, dove le “grandi bellezze” lasciano il posto a Neon insanguinati (ricordando Drive di Winding Refn) accompagnati dalle musiche degli M83 che sembrano proiettare quelle immagini dritte nel futuro.

Alessandro-Borghi-in-Suburra_o_su_horizontal_fixedSollima sembra aver imparato qualcosa d’importante dalle serie Tv, che oggi, in un ribaltamento di prospettiva, vengono viste come punto di riferimento per il cinema di genere. Con una narrazione che sembra divisa in singoli episodi, Suburra porta infatti su di sé, nel bene e nel male, l’ombra e il respiro della “serialità” dove però ad un ritmo incalzante si va a scontrare una sceneggiatura che soffre dello “spazio limitato” di un film.

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Supportato da un cast in piena forma (nel quale emergono Amendola e Favino ma anche “new entry” come Alessandro Borghi)  Suburra mostra un coraggio ed un’energia che dovrebbero animare fasce più ampie del nostro cinema.

Michele Assante

Michele Assante

Abbandonato sulla Terra ancora in fasce, è cresciuto inseguendo un unico grande sogno: diventare un cowboy-pirata-spaziale. Sa bene però che la vita richiede anche concretezza ed è per questo che si è iscritto alla facoltà di Lettere Classiche: per scoprire Atlantide e sconfiggere Cthulhu prima che vengano a riprenderselo gli Alieni.
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