Subsonica, Una Nave in una Foresta, la maturità e la rinascita

 In Musica

Di Carlo Maria Gallinoro

Quest’anno i Subsonica festeggiano 18 anni di carriera, diventano maggiorenni e per festeggiare decidono di regalarsi e regalare al proprio pubblico un nuovo album. Una Nave in una Foresta è infatti il nuovo lavoro della band torinese, uscito il 23 settembre scorso, accompagnato dai primi due singoli Lazzaro e Di Domenica.

Dopo una lunga metabolizzazione fatta di numerosi ascolti dei brani, lettura di interviste ai protagonisti, visite al loro profilo Facebook per seguire quanto più da vicino la preparazione del nuovo tour, riesco finalmente a parlare di questo disco.
Lo ammetto, a me i Subsonica piacciono, ho assistito ad alcuni loro concerti e ho comprato alcuni dei loro album. Eppure questo nuovo lavoro non mi ha convito, è stata un’esperienza strana. Al primo ascolto ero soddisfatto anche se di sicuro non potevo considerarlo il loro miglior disco. I punti forti erano confermati: linee melodiche vincenti, pezzi veloci con buone armonie e ben ritmati, brani lenti con bei suoni; ritrovavo inoltre influenze provenienti dall’elettronica straniera e dall’indie/synth/pop che mi convincevano. Man mano che le riproduzioni aumentavano di numero sul mio iPod però l’entusiasmo è andato scemando. Essendo forse abituato fin troppo bene, ho trovato alla lunga l’album un po’ macchinoso e lento.
Max Casacci, chitarrista e anima del quintetto piemontese, in un’intervista a Rockit definisce Una Nave in una Foresta come l’album della maturità e dell’equilibrio dei Subsonica, 81m9RTaeDpL._SL1500_durante la cui stesura tutti e cinque i membri sono riusciti a dire la loro in egual misura, come non capitava nei passati lavori, ponendolo dunque come un punto fermo dal quale ripartire.
Fidandomi delle sue parole, proverò a descrivere con maggior ottimismo la mia esperienza d’ascolto.
L’album si apre con l’omonima traccia Una Nave in una Foresta, brano in cui prevale l’elettronica ed in cui, nell’aria tetra e in un ambiente apocalittico che spesso si respira nei testi della band, si avverte la necessità di rinascere proprio nel momento in cui tutto sta per distruggersi, senza guardare indietro. Il tema della rinascita si ripete nel brano Lazzaro il quale, pur cominciando con i biblici versi “Alzati e cammina”, non ha alcun intento di evangelizzazione (ovviamente), ma un’incitazione a resistere e a riscoprirsi vivi come non mai. Magari davanti ad uno specchio. Specchio è il titolo del brano che maggiormente preferisco. E’ una canzone volutamente ricca di contrasti. Una musica definita dallo stesso Casacci “cazzona”, pop, di facile ascolto, in cui personalmente ritrovo l’influsso dei Franz Ferdinand, fa infatti da contraltare ad un testo impegnativo. Lo specchio è l’oggetto che ci restituisce l’immagine di quello che siamo e che ci condanna al pensiero di quello che vorremmo essere. Questo è fisiologico, ognuno di noi tende a migliorare se stesso, nello spirito ma anche nella materia. Quando questo però sfocia nel patologico, lo specchio diventa il miglior consigliere dell’anoressia. Ed è proprio questo il tema di questa canzone, che nasce dopo la lettura su internet di un blog in cui ragazze ex anoressiche provano ad aiutare giovani donne nel pieno del loro disturbo.

In ultimo vorrei parlarvi di un pezzo emblematico. Ritmo Abarth. Questa canzone ha origine dall’osservazione da parte dei Subsonica di un’auto parcheggiata da tantissimo tempo nei pressi del loro studio, sempre nella stessa posizione. Le Abarth sono auto modificate rispetto ai modelli originali, auto per correre, auto ritmiche e l’auto di cui parlano è, ironia della sorte, una Fiat Ritmo customizzata Abarth. Ecco nuovamente il tema della rinascita.

“Siamo i re del sabato sera
Lo scorpione è sulla lamiera

Stelle e strisce è sabato sera
Scorderai la scatola nera
Dei fallimenti.
Dammi una sola occasione
il motore è pronto ad urlare.”

Voglio credere che questo sia il disco della rinascita dei Subsonica.
Voglio credere che quella Abarth, torinese come loro, possa tornare a ruggire ed a sfoggiare, arrogante, lo scorpione che porta sulla lamiera.

Carlo Maria Gallinoro

Carlo Maria Gallinoro

Carlo Maria Gallinoro è nato a Napoli nel 1990. Dai 13 la musica diventa il suo secondo sangue, dai 20 la medicina diventa il suo percorso. Suona chitarra e pianoforte. Fotografa spesso la sua città. Capace di perdersi in un bicchier d'acqua, e di affrontare oceani aperti senza paura.
Post suggeriti

Leave a Comment

Contact Us

We're not around right now. But you can send us an email and we'll get back to you, asap.

Illeggibile? Cambia il testo. captcha txt

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca