Il 27 ottobre Netflix ha caricato la seconda tanto attesa stagione di Stranger things. La serie tv, ideata dai fratelli Matt e Ross Duffer, aveva riscosso notevole successo già lo scorso anno con la prima stagione, soprattutto perché considerato un amarcord degli anni ’80, in cui è ambientato e a cui fa tanti e continui riferimenti.

Attinge a piene mani dall’immaginario sci-fi di quel decennio con citazioni e omaggi più o meno evidenti, da Ghostbusters e I Goonies fino ad E.T. e il più ricorrente Dungeons & Dragons, da cui in questa nuova stagione riprende anche il Mind Flyer che si avvicina per analogia al mostro che controlla il sottosopra. Anche la cultura pop della musica anni ’80, di cui Will (Noah Schnapp) e suo fratello Jonathan (Charlie Heaton) sono grandi appassionati, fa da sottofondo alle scene reali e surreali, che i Police, The Clash e John Carpenter rendono magnetiche.

La storyline riparte sempre ad Hawkins, cittadina dell’Indiana, dal 1984, quasi un anno dopo il finale di stagione precedente. I quattro ragazzi protagonisti Mike (Finn Wolphard), Will, Dustin (Gaten Matarazzo) e Lucas (Caleb McLaughlin) stanno ancora affrontando le conseguenze dell’esperienza surreale dello scorso anno: in particolare Will è rimasto in qualche modo connesso al sottosopra e ai suoi mostri e Mike soffre per la perdita di Undici (Millie Bobby Brown). I giovani interpreti rimangono il fulcro e l’anima del cast corale (tra cui va ricordata Winona Ryder che interpreta Joyce Byers): in questa stagione, rispetto alla precedente, tutti hanno maggiore spazio e caratterizzazione. In particolare spicca lo spazio dedicato ad Undi, a cui è dedicata l’intera settima puntata e che, dopo aver ricostruito il passato, può prendere finalmente in mano la sua vita.


Al cast si aggiungono nuovi personaggi che donano brio e anche un po’ di caos: tra questi Max (Sadie Sinx), una ragazza appassionata di videogames che seppure a fatica prova ad entrare nel gruppo, e “cervellone Bob” (Sean Astin), ex compagno di classe di Joyce che rientra nella sua vita riuscendole a dare un po’ di stabilità e serenità.

Non mi addentro troppo nei meandri della dimensione parallela fantastica: il sottosopra si complica ancora di più e si dirama in modo sconvolgente sotto la città, in cui i mostri, battezzati da Dustin democani, riescono facilmente ad accedere guidati da una potente mente gigante. Lascerò voi entrare in questo mondo e sciogliere la matassa…

Tuttavia, credo che un punto interessante sia l’incontro-scontro del vero e del sottosopra e, in particolare, l’effetto che il fantascientifico ha sull’inconscio e sulll’interiorità dei personaggi: amplifica ed estremizza emozioni e paure, spingendoli a chiudere i conti con il passato. L’esempio più chiaro è sicuramente quello del capo Hopper (David Harbour), che dopo anni non ha ancora affrontato e superato la morte per malattia della figlia Sara.

Al termine di questa stagione, la prima, che era già un buon prodotto, ben studiato e strutturato, ora sembra aver solo preparato il terreno a queste nuove puntate, con trame più intricate ed intrecciate.
I dialoghi sono più d’impatto, i personaggi meglio caratterizzati, la regia e l’attenzione ai dettagli più curate. A rimetterci sono solo, com’è anche naturale, l’effetto sorpresa e la componente inquietante: i democani sono solo una variante dei demogorgoni.

In definitiva, però, Stranger things 2 ha confermato e migliorato i punti di forza e si è dimostrata una serie tv in continua crescita e che ha ancora potenzialità da sviluppare e intrecci da creare. Speriamo continui a puntare sulla forte attenzione per i personaggi e le loro psicologie e aggiunga varietà e novità tutte da scoprire.
Non ci resta che aspettare la terza stagione, a cui sembra che i fratelli Duffer stiano già lavorando.

Valutazione dell'autore

Monica Viscido

Monica Viscido

Laureata in lettere moderne, ora studia filologia moderna. Adora leggere, guardare film e serie tv. Lotta quotidianamente contro la pigrizia e si mette sempre in discussione. Odia parlare di sé e stare al centro dell'attenzione, quindi in questo momento non si trova esattamente a proprio agio.