Storia delle serie TV

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C’era una volta un tempo in cui i grandi attori di Hollywood inorridivano solo a sentire la parola “serie TV”, certo molti di loro erano passati dal piccolo schermo nella loro ascesa verso le stelle (vedi George in E.R.), ma nessuno – per niente al mondo – sarebbe passato dal prestigio del grande schermo per approdare sulla FOX. Avrebbe significato solo una cosa: declino, tramonto, disperazione.

Negli ultimi anni, però, qualcosa sembra essere cambiato. Un’ondata rivoluzionaria ricolma di nuove idee, grandiosi cast, ottimi produttori e sceneggiatori, che non trovano più lo “spazio adatto” nelle sale cinematografiche – oramai imbrattate dai soliti remake, blockbuster da milioni di dollari tutti uguali fra loro, saturi di effetti speciali e trame fatte con lo stampino – hanno riversato tutto il loro estro fin dentro le case del grande pubblico.

È solo una questione di soldi, niente di personale. Che piaccia o meno, è questo il mantra che regna sovrano a Hollywood. I conti devono tornare. Ed ecco che entrano in gioco le nuove Serie TV. A guardar bene gli Studios sono entrati nel mondo del piccolo schermo da diverso tempo: HBO è del gruppo Time Warner, Comcast Corporation possiede Universal, NBC e Telemundo, Summer Redstone e la sua famiglia sono i proprietari di maggioranza di CBS Corporation e Viacom (la società madre di Mtv Networks, Bet e degli Studios Paramount Pictures), e ABC ed ESPN sono controllati dalla Walt Disney Company. La televisione, quindi, è ormai parte integrante del core business delle major cinematografiche e incide sempre di più nei bilanci.

True Detective

True Detective

La vera svolta per le serie è arrivata con la decisione di Matthew McConaughey, fresco di Oscar come protagonista di Dallas Buyers Club, che non ha avuto dubbi quando gli hanno offerto di vestire i panni di Rust Colhe nel primo capitolo della serie antologica di HBO True Detective, donando al pubblico un’interpretazione magistrale al fianco di Woody Harrelson. Perfino un mostro sacro come Kevin Spacey, che di Oscar ne ha vinti due – uno per American Beauty, l’altro per I soliti sospetti – ha affermato in occasione dell’Edinburgh International Television Festival: «francamente 15 anni fa […] il mio agente non mi avrebbe permesso di prendere in considerazione una serie televisiva dopo aver vinto un Oscar». Eccolo invece essere il volto di punta di House of Cards. Non solo i grandi attori si stanno spostando sempre di più dal grande al piccolo schermo, ma lo stesso format delle serie TV sta cambiando. Invece dei soliti 20 e più episodi, si è passato ad un massimo di 12 episodi, da 40 minuti ognuno. Un modello più snello e solido che sta ottenendo un grande successo di pubblico.

A ribadirlo sono gli stessi attori di Hollywood che sempre di più fanno a gara per aggiudicarsi un posto di primo piano in uno show a puntate, da Kevin Bacon (The Following) a Steve Buscemi (Boardwalk Empire),da James Spader (The Blacklist) a Robin Williams (The Crazy Ones). Ora anche la splendida ex bond girl e premio Oscar Halle Berry ha accettato di recitare nel telefilm di fantascienza Extant, prodotto niente meno che da Steven Spielberg. Un elenco che anno dopo anno appare sempre più lungo, a testimonianza di come l’arte che si basa sulle immagini in movimento abbia raggiunto un nuovo equilibro, una nuova fase della propria esistenza.

Kevin Spacey - House of Cards

Kevin Spacey – House of Cards

Ma ricercare le origini di questo fenomeno unicamente in questioni economiche sarebbe superficiale. Il vero successo delle serie TV lo decreta il pubblico, con il suo celebre metro di giudizio chiamato audience, che decide senza pietà il rinnovo o meno delle stagioni. Ma perché sempre più persone guardano le serie piuttosto che i film? Certamente, come dicevamo sopra, parte delle ragioni risiedono anche nella grande qualità delle sceneggiature TV, che osano di più e sono ricche di colpi di scena, proiettando il pubblico in una realtà aliena da sé ed irresistibile, che spinge lo spettatore ad attendere ansioso la prossima puntata. Personalmente, oltre a questi motivi, credo che un’intima ragione risieda nella realtà in cui viviamo, così solitaria e tecnologica. Lo spazio di un film si esaurisce in un centinaio di minuti, lasciando il suo watcher nuovamente solo. Le serie TV hanno, invece, l’invincibile peculiarità di accompagnare lo spettatore per settimane, mesi, permettendo un immedesimazione con i suoi personaggi e la storia ai massimi livelli. Quante volte dopo aver finito di studiare, lavorare ognuno di noi ha aperto il proprio pc per guardarsi “una puntata”? Entrando con un semplice click in un mondo parallelo al nostro, abitato da personaggi credibili con storie entusiasmanti.

Non credo che le serie TV si sostituiranno al cinema, ma che questa nuova sfida all’interpretazione migliore si sia solo estesa, regalando a noi che siamo dall’altra parte dello schermo un infinito materiale in più da valutare ed apprezzare.

Perché infondo si sa, spetta a noi l’ultima parola.

Alessandra Passaretti

Alessandra Passaretti

Nata a Napoli nel 1992, vive a Milano da quando ne aveva 18. Laureata in Lettere Moderne - Editoria, si è iscritta ad una specialistica in Arte Contemporanea.
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