Storia del Premio Strega, da casa Bellonci allo #Stregathon (passando per le piccole case editrici)

 In Approfondimento, Letteratura

Scusatemi in anticipo per il paragone-pippone che sto per attaccare, ma chi ha studiato lettere cerca di tanto in tanto di rendere proficue le ore che ha passato a cecarsi sulle mille e passa pagine del Ferroni o di qualsiasi altro testo. La nostra è una vita che passa per carta e storie.

La storia del Premio Strega: memorie di casa Bellonci

Nel 1348, durante la Peste nera che imperversava in Europa, dieci giovani fiorentini fuggono dalla città per rifugiarsi nel “palagio” di proprietà di una delle fanciulle della compagnia e passano dieci giorni a raccontarsi storie, per distrarsi dal clima di “paure e immaginazioni” che aveva preso Firenze. Questa cosa la racconta Boccaccio nel Decameron. Più di seicento anni dopo, nel 1969, la scrittrice e traduttrice Maria Bellonci scrive, parlando dell’inverno e della primavera ’44, che in casa sua e di suo marito Goffredo «cominciarono […] a radunarsi amici, giornalisti, scrittori, artisti, letterati, gente di ogni partito» nel «tentativo di ritrovarsi uniti per far fronte alla disperazione e alla dispersione».

Maria e Goffredo Bellonci, gattari anch'essi

Maria e Goffredo Bellonci, gattari anch’essi

Mentre la brigata boccacciana cercava di non pensare alla peste nel contado toscano, a Roma gli amici dei coniugi Bellonci si riprendevano dagli orrori nel nazifacismo, e più che raccontarsi storie progettavano premi. Tra loro c’erano Bontempelli, Piovene, Bernari, Maccari, Contini, Petroni e altri; poi, con il passare del tempo ecco Gadda, Longhi, Anna Banti, Corrado Alvaro, Macchia, Flaiano, Palazzeschi, Pratolini. E ancora: Silone, Moravia, Elsa Morante, Pannunzio, Bassani, Mario Praz, Alba De Céspedes, Ungaretti, Guttuso, Anna Maria Ortese, Gianna Manzini, Brancati, Francesco Flora, Goffredo Petrassi, Carlo Levi, praticamente il top della cultura italiana, tutti riuniti nella residenza di viale Liegi, età media 35 anni.

L’idea era nata un paio d’anni dopo il primo incontro. Sul finire della Seconda guerra mondiale l’Italia ripartiva, migliorava i collegamenti ferroviari e si interessava di nuovo alla cultura. Sui giornali tornavano le terze pagine e “riprendevano” i premi letterari. Nel 1946 al Premio Viareggio si affiancava quello istituito da Il Corriere lombardo, vinto quell’anno da Alberto Moravia, Gianna Manzini e Carlo Levi. Non so bene perché, ma dai Bellonci si festeggiarono solo Moravia e la Manzini, fregiando i titoli vincitori con un fiore inserito tra le pagine dei volumi. Da lì, l’illuminazione: facciamo un premio nostro, democratico, espressione dei nostri gusti. (Questo almeno era l’intento, parafrasato da me, che la Bellonci descrive nel suo memoir sullo Strega. Gli inciuci sono un’altra storia.)

Da sinistra: Paolo Volponi e Guido Alberti

Da sinistra: Paolo Volponi e Guido Alberti

Il 17 gennaio 1947 i Bellonci e gli amici, diventati della domenica, cenano in trattoria con Guido Alberti, un coetaneo imprenditore di Benevento che ha un’azienda di torroni e liquore. Goffredo Bellonci gli parla del progetto e dieci giorni dopo Alberti telefona a Maria Bellonci dicendole che la sua famiglia ha deciso di contribuire al premio con duecentomila lire da destinare al vincitore. Una sommona per l’epoca.
Due mesi per organizzare regolamento, lista dei partecipanti, giuria, luogo della votazione, presidente, varie ed eventuali, e nell’aprile del 1947 si segna il termine ultimo per la partecipazione alla prima edizione del concorso. Il 4 luglio, una selezione e due votazioni dopo, contro Pratolini, Alvaro, Banti e Natalia Ginzburg, Ennio Flaiano sente il suo nome ripetersi per novantadue volte, e con Tempo di uccidere vince il primo Premio Strega.

La polveriera: la storia del Premio Strega secondo Stefano Petrocchi

La versione della Bellonci è raccolta in un volume pubblicato dal Club degli Editori (di proprietà Mondadori) edito nel 1970, Come un racconto. Gli anni del Premio Strega, e vi si trovano un sacco di storielle e curiosità sull’intellighenzia italiana del dopoguerra raccontate da una signora della Roma bene che faceva crostate la domenica mattina. Un backstage più recente, meno edulcorato ma sempre romanzato, è quello di Stefano Petrocchi, responsabile della Fondazione Bellonci dal 2007, che ne La polveriera (uscito per Mondadori nel 2014) racconta la storia di tutti gli intrighi e i veleni che ci sono stati dietro l’alloro letterario negli ultimi quarant’anni.

Anna Maria Rimoaldi nella sua casa romana

Anna Maria Rimoaldi nella sua casa romana

Petrocchi ha raccolto l’eredità della cosiddetta “zarina” Anna Maria Rimoaldi, a capo dello Strega dal 1986, anno della scomparsa della Bellonci, fino alla morte nel 2007. Si deve a lei, collaboratrice dei Bellonci dagli anni Sessanta, il primo scandalo dello Strega, con l’assegnazione del premio a Rinascimento privato e alla defunta Bellonci, a cui intitolò l’attuale fondazione. Era una donna ostinata che incuteva un certo timore. Fu accusata di essere «una burattinaia» e “protagonista” della rottura con Adelphi, che dal 1989, quando il mondadoriano Giuseppe Pontiggia vinse per un punto su Roberto Calasso, non ha più preso parte al premio. Era abituata ai polveroni dello Strega, tanto che si diceva non leggesse più i giornali. Fu trovata morta a 83 anni nella sua casa sull’isola d’Elba, per cause naturali. Petrocchi ricama sulla vicenda parlando di «morte sospetta» e di «strano disordine» nell’abitazione.
Attraverso le parole del segretario della Rimoaldi, il segretario in carica del Comitato dello Strega racconta anche di Pasolini, che pubblicava con Garzanti e nel 1968 si vide rubare la semifinale da Alberto Bevilacqua, schierato nella scuderia Rizzoli. Denunciando la perdita dello spirito democratico dei primi anni, l’autore di Teorema aveva scritto su Il Giorno contro gli editori “padroni” che «sia pure addolciti dal nuovo corso, sono capaci di tutto» e parlato per la prima volta del pacchetto di voti (almeno 40) amministrato dalla Bellonci, scatenando conseguenze pesanti: Moravia lasciò il Comitato direttivo del premio.

Con la gestione Petrocchi finisce l’era matriarcale del Premio Strega, ma non smettono mai le polemiche a proposito di premio pilotato e controllato dai soliti “grandi”: in 68 edizioni la vittoria è andata 23 volte a Mondadori e 12 a Einaudi (che dal 1994 sono la stessa azienda), 10 a Rizzoli e 9 a Bompiani, insieme nel gruppo Rcs dal 1990. Senza dimenticare che a momenti potrebbero ritrovarsi tutti quanti nella grande famiglia di Segrate.

Regolamenti e social network, le storie dei lettori

Un professionale Stefano Petrocchi

Un professionale Stefano Petrocchi

Dalla sua nascita, il Premio Strega ha annoverato nel suo Comitato direttivo personalità del mondo letterario e imprenditori (anche per gli ovvi motivi dati dal sodalizio con l’azienda beneventana): allo stesso modo si è da sempre registrata la presenza di non professionisti nel gruppo degli Amici della domenica, il nome scelto per gli ospiti di casa Bellonci a causa del loro appuntamento festivo pomeridiano. Era stato Corrado Alvaro ad avvertire per primo questa necessità al fine di mantenere quanto più equilibrato possibile il parere nella scelta dei titoli che avrebbero gareggiato e fare del premio uno specchio fedele dei gusti del pubblico.

Villa Giulia nel 1953, anno in cui è scelta per la proclamazione del vincitore

Villa Giulia nel 1953, anno in cui è scelta per la proclamazione del vincitore

Negli anni gli Amici sono passati da 170 a 400, fino ad arrivare, dal 2010, a 460, con una parte dei voti affidata a 60 “lettori forti” (quelli da almeno 12 libri l’anno) segnalati dall’Ali (Associazione Librai Italiani, per saperne di più andate qui). Il regolamento è sempre lo stesso: in primavera vengono presentate le candidature dei libri pubblicati nei dodici mesi precedenti (fino al 31 marzo dell’anno in corso); la candidatura di ogni titolo deve essere sostenuta da due amici. A metà aprile vengono selezionate dal Comitato direttivo le 12 opere in concorso tra cui i 460 votanti scelgono la cinquina finalista (quest’anno comunicata il 10 giugno). La selezione della dozzina si fa in casa Bellonci (dal 1951 situata in via Fratelli Ruspoli e oggi sede della Fondazione), mentre lo scrutinio dei voti che designano il vincitore chiude la tradizionale cena a Villa Giulia il primo giovedì di luglio. Novità novità: da quest’anno per garantire più spazio ai piccoli e medi editori nella cinquina finalista deve essere presente almeno una piccola o media pubblicazione. In caso contrario la cinquina diventa sestina includendo il primo titolo (o titoli in caso di ex aequo) con il maggior numero di voti.

Il mio personale contributo in liquore e pennarello allo Strega '14 (in foto un raggiante Francesco Piccolo)

Il mio personale contributo allo Strega ’14 in liquore e pennarello (in foto un raggiante Francesco Piccolo)

Le duecentomila lire di Guido Alberti dal ’47 a oggi sono diventate 5000 euro. Dall’anno scorso si aggiungono ai fondi stanziati per il Premio Strega Giovani (3000 euro), in cui 400 ragazzi tra i 16 e i 18 anni votano il “loro” libro vincitore nella dozzina proposta (l’hanno scorso vinse Catozzella) e il Premio Strega Europeo, anch’esso alla seconda edizione, nato nel 2014 in occasione del semestre italiano di presidenza europea. Concorrono cinque autori stranieri pubblicati in Italia e che hanno vinto un riconoscimento importante nel loro paese d’origine, presentati al Salone del Libro di Torino. Il vincitore sarà scelto il 1 luglio da una giuria composta da vincitori e finalisti dello Strega e il premio, consistente anch’esso in un assegno da 3000 euro, sarà consegnato la sera della finale del 2 luglio, mentre il Premio Giovani sarà proclamato l’8 giugno a Montecitorio dalla presidente della Camera Boldrini.

 

Diana D'Ambrosio che dice #Stregathon

Diana D’Ambrosio che dice #Stregathon

 

Sul versante social che non dimentico mai, la Fondazione Bellonci (@FondBellonci) ha lanciato l’hashtag #StregatiDallaLettura, oltre a #Strega+anno in corso, ma il cancelletto che raccoglie gli umori dei lettori è #Stregathon, inventato il 7 aprile dalla blogger Diana D’Ambrosio (@DianaDi87). Nel suo regno, nonriescoasaziarmidilibri.blogspot.com, Diana dà voce alla sua esplorazione del mondo dei libri e, non contenta, ha dato vita a uno spinoff su Instagram (#librinpillole) e allo sport dei lettori forti, lo Stregathon appunto, su Twitter. È un modo per condividere stati d’animo e impressioni, una strada per conoscere e conoscersi nel panorama non solo dei grandi autori, ma soprattutto di quelli piccoli (e per non parlare sempre e solo della dozzina). Vi invito a dare un’occhiata al suo profilo per spunti di lettura e di riflessione (e se volete sapere per chi fa il tifo dico solo che è un autore che fa l’editor per minimumfax).

Iolanda Sequino

Iolanda Sequino

Sono nata lo stesso giorno di Montale, però a Villaricca, provincia di Napoli, e nel 1990. Mi sono laureata in Lettere moderne alla Federico II. Il mio regno per gatti, feste a tema e giochi di parole. Studio come parlano le persone, mi piace un sacco.
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