Steven Bradbury – Fantascienza su ghiaccio

 In Sport, Storie di Sport

di Mario Villani

Essendo da poco iniziate le Olimpiadi di Sochi ed essendo il 14 febbraio, sarebbe stato naturale parlare di quanto successo 20 anni prima, alle Olimpiadi di Sarajevo, quando una coppia di pattinatori inglesi stabilì il nuovo parametro della perfezione, ricevendo nove 6.0 (il massimo punteggio nel pattinaggio artistico). Dopo quell’Olimpiade, le giurie furono infatti costrette a rivedere il regolamento per l’assegnazione dei punti.
Era la perfezione : il giorno di San Valentino, pattinaggio di coppia, prestazione perfetta. Ma a me la perfezione non è che mi piaccia poi troppo, preferisco le storie di fantascienza, storie di mondi diversi, di situazioni problematiche. Preferisco la casualità alla perfezione. Preferisco chi vince grazie al cuore o alla fortuna. Non c’è nulla da raccontare se vinci essendo il più forte.

Fahreneit 451Ray Bradbury è uno dei più grandi autori di fantascienza della letteratura mondiale: nel suo indimenticabile Fahreneit 451 una polizia di Stato provvede all’eliminazione di ogni forma di cultura per agevolare il controllo dei cittadini.
Elemento cruciale del romanzo è il fuoco, che ben si contrappone al ghiaccio e alla neve delle Olimpiadi Invernali.

Casualmente (o forse no) il protagonista della nostra storia si chiama Bradbury, Steven però, ed è il primo segnale di come la fantascienza sarà il punto intorno al quale ruoterà tutta la storia.

Bradbury gold medal

Steven Bradbury

La fantascienza interviene subito nella storia: Steven nasce dalle parti di Sydney.
In Australia se ti va bene puoi diventare un surfer, un ammaestratore di canguri o uno scuoiatore di coccodrilli o se proprio vuoi fare uno sport vero, puoi giocare con la palla ovale. Per abbandonare I luoghi comuni il nostro Steven decide di diventare un pattinatore su ghiaccio. Come sia potuto venire in mente a quest’uomo di fare pattinaggio in una terra dove quando fa particolarmente freddo ci sono 15 gradi, e che quindi il ghiaccio può solo vederlo in TV, è una domanda a cui non potremo mai avere risposta. Fatto sta che Steven inizia a praticare il fast track e si dimostra anche all’altezza dei suoi colleghi dell’emisfero boreale arrivando a vincere un bronzo alle Olimpiadi di Lillehammer del 1994.
Ma subito dopo aver raggiunto l’apice della sua carriera, la fantascienza (assunte le sembianze della sfortuna) fa la sua seconda apparizione nella carriera di Steven. Subisce infatti due tremendi infortuni che ne mettono a rischio la carriera. Dopo un periodo lunghissimo di riabilitazione, a 29 anni, decide di provare a gareggiare nell’ultimo importante evento che la sua carriera poteva riservargli: le Olimpiadi di Salt Lake City, 2002.
Ed è qui che avviene l’impensabile. Fantascienza per la terza volta.

Alto, con un’andatura buffa e molto poco armonica, capelli biondo tinto e un piercing sull’arcata sopraccigliare, Steven si distingueva di certo tra tutti gli altri pattinatori, piccoli, rapidissimi e con movimenti perfetti.
Incarnava in pieno lo spirito olimpico di de Coubertin, gli bastava partecipare.
Iniziano così i quarti di finale, su quattro corridori vanno in semifinale i primi due. Bradbury parte subito più lento, arriverà terzo in seguito alla caduta di quello che lo precedeva. Il secondo verrà poi squalificato per irregolarità: Steven va in semifinale. Ed è più di una vittoria.
Questa volta sono cinque i corridori e se ne qualificano due. Steven ancora una volta all’ultimo giro è ultimo, gli andrebbe anche bene così, ma ne cade prima uno e poi altri due. FINALE.
Ok, è arrivato in finale. Ora basta, non può continuare così. Gli altri corridori pensano: “un avversario in meno” e in fondo hanno ragione, la sua inferiorità è manifesta.

Steven BradburyInfatti come al solito già dalla partenza Bradbury è ultimo, e all’ultimo giro il suo distacco dai primi sarà notevole, ma la fantascienza doveva scrivere questa storia e quindi a pochi metri dal traguardo, all’ultima curva, cadono tutti.

Steven vince. Oro olimpico, il primo oro olimpico invernale per l’emisfero australe. Un eroe.

Una storia che fa bene a tutti. A chi ha perso la carriera per infortuni, a chi pensa di non essere abbastanza bravo per qualcosa.
Chiunque può diventare campione olimpico.

Per chi non l’avesse ancora visto, l’epico commento dell’epopea di Steven, da parte della Gialappa

http://www.youtube.com/watch?v=u7wUockPJM0

 

 

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Mario Villani

Mario Villani

Nato a Bari nell'ormai lontano 1989. Dopo 5 anni a Milano abbandona il grigiore padano per cercare qualcosa nel Sud Est del mondo. Oggi in Indonesia, scrittore per caso (o per sbaglio).
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