Non è semplice essere Peter Parker alias Spider-Man. Prima di tutto, la tua già complicata vita da adolescente viene sconvolta dal morso di un ragno radioattivo. Poi, un giorno, ricevi una telefonata da Tony Stark e ti ritrovi a combattere contro gli eroi più potenti della terra. Ti senti catapultato in un mondo visto solo su Internet o tra le pagine di un fumetto. Ora, anche se ti senti eccitato e invincibile, a fine giornata dovrai comunque toglierti il costume e pensare con disinvoltura al compito di matematica che ti aspetta lunedì mattina. Vorresti che il tuo tutore, il leggendario Iron Man, ti riconoscesse come un vero eroe. Peccato che tu abbia solo 15 anni e fermare qualche scippatore di quartiere certamente non farà di te un Avenger. Allora, quando t’imbatti in un traffico di armi e tecnologie aliene credi di aver finalmente la tua grande occasione per fare il salto di qualità. Così però rischi di trovarti in guai molto più grossi dei tuoi 15 anni. Essere un bimbo-ragno può essere una gran brutta faccenda.

Diretto da John Watts e scritto (tra gli altri) da Chris McKenna (autore della serie Community e di Lego Batman) Spider-Man Homecoming ha qualcosa di sottilmente brillante già a partire dal titolo. “L’adorabile Spider-Man di quartiere” torna infatti a casa sua, nell’universo cinematografico Marvel, dopo un lungo cammino: ha dovuto infatti attraversare la trilogia di Sam Raimi, il pessimo duetto firmato da Marc Webb e le cavillose trattative legali tra la Sony e la Disney. Un’operazione non da poco. In un certo senso, inserire un eroe importante come “Spider-Man” in un tessuto narrativo giunto quasi alla sua conclusione è come portare un bambino per la prima volta a scuola dopo un semestre, quando gli altri compagni avranno già fatto ampiamente amicizia. Il nuovo arrivato non avrà il tempo per timide presentazioni. Dovrà buttarsi immediatamente nella mischia.

Forse proprio per questo motivo in Spider-Man Homecoming si salta (per fortuna) l’ennesimo racconto della genesi dei poteri di Peter Parker, Zia May è giovane e maldestra e si taglia completamente la tragica morte di Zio Ben. Le modifiche potranno far storcere il naso ai puristi ma trovano comunque una loro logica. In questo reboot il punto non è infatti vedere perché “da grandi poteri derivino grandi responsabilità” ma raccontare come un teenager cresciuto a pane e supereroi possa effettivamente gestire e comprendere la portata di quelle responsabilità senza esserne schiacciato. Qui la sfida è restare con i piedi a terra nonostante YouTube, i costumi pieni di gadget/giocattoli e le lusinghe della fama. Peter, così come i suoi spettatori più giovani, è cresciuto in un’America che ha fatto del Pantheon dei Supereroi una nuova epica al pari di quella offerta un tempo da Cowboy e Indiani. A differenza dei precedenti film a lui dedicati, in Spider-Man Homecoming il “bimbo-ragno” non regge più il tragico peso di essere l’unico “eroe” della città. Le cose sono cambiate dai primi anni 2000. Ormai c’è anche il cinico Tony Stark a fare da improbabile mentore/padre (Robert Downey Jr.).

A scuola le ragazze parlano degli Avengers come di una Boy-Band e in fondo Peter spera di trovare dietro la maschera una maggiore sicurezza per affrontare le piccole difficoltà dell’adolescenza. Una delle cose più belle di Spider-Man Homecoming sta proprio nel suo rivisitare i luoghi e le atmosfere dei teen-movies liceali con l’epica Marvel: campi di “battaglia” sono anche le palestre, le mense, le sale da ballo, le feste serali, le gite scolastiche. L’incontro tra i due mondi cinematografici è naturale, coerente, deliziosamente divertente (con tanto di perfetto “Plot-Twist” finale) . Questo grazie anche al piccolo grande miracolo del casting: da uno Spidey (Tom Holland) con l’aspetto di vero ragazzino (Tobey, Garfield. Non ci mancherete), alla spalla (Jacob Batalon) fino ai semplici personaggi di contorno, sono tutti azzeccatissimi nei loro ruoli. Un capitolo a parte lo merita lui, Michael Keaton, Ex-Batman, Ex-uomo uccello (Birdman) e ora meraviglioso “Avvoltoio”, criminale alato hi-tech che non riusciamo a biasimare troppo. Il suo personaggio è un operaio-imprenditore che ha perso tutto proprio a causa dei “ricchi” supereroi e delle trasformazioni senza controllo da loro innescate. Per mantenere la famiglia decide di fare l’unica cosa possibile: cambiare insieme al mondo, offrendogli esattamente ciò che vuole (nuove e pericolose armi). Un cattivo umano e complesso, dalle inaspettate implicazioni sociali/economiche, come nessun altro “villain Marvel”.

Spider-Man Homecoming è scritto con intelligenza, confezionato con evidente divertimento, preferendo alla spettacolarità dell’azione una costante ironia delicata quanto trascinante. Il risultato, è un film di supereroi a portata di sentimenti umani che si lascia bere nella sua coerente effervescenza come una soda in un caldo pomeriggio estivo. Prosit!

Valutazione dell'autore

Michele Assante

Michele Assante

Abbandonato sulla Terra ancora in fasce, è cresciuto inseguendo un unico grande sogno: diventare un cowboy-pirata-spaziale. Sa bene però che la vita richiede anche concretezza ed è per questo che si è iscritto alla facoltà di Lettere Classiche: per scoprire Atlantide e sconfiggere Cthulhu prima che vengano a riprenderselo gli Alieni.
Michele Assante

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