“Sotto le ciglia chissà”, i diari di De André pubblicati da Mondadori

 In Approfondimento, Letteratura

“In questo mondo senza giustizia solo i cosiddetti perdenti sono dalla parte giusta.”

di Nanni Schiavo

 

Di solito, abituato a mamma Feltrinelli e alla sua economicità, sono sempre un po’ diffidente verso i libri che costano più di nove euro. Li prendo in mano con dubbiosità, non per avarizia, per diffidenza. Mi sono sospetti, ecco. “Sotto le ciglia chissà” invece lo avrei comprato anche se costasse cinquanta euro, anzi, non credo di aver guardato il prezzo prima di andare alla cassa. Questo perché una raccolta di pagine di diario del grande Faber non me la potevo perdere, ma chi potrebbe? Non che ci siano solo diari veri e propri, ci trovate anche un po’ di scartoffie, qualche appunto preso qua e là (persino su una busta per la spazzatura), riflessioni che vanno da Hegel a l’ultimo essere umano lasciato in un angolo. Il solito insomma, ma con qualcosa in più. Ci trovate poco delle sue canzoni, ma per una volta sarà meglio così. In questo volume scopriamo ancora una volta, ma mai come stavolta, il lato umano senza il quale non avremmo avuto l’artista. Chiamiamolo solo “Fabrizio” questo uomo, come l’amico di lunga data che è per noi. “Scrivere canzoni sta diventando una responsabilità sociale”, scrive prima o poi. Questo è molto importante e lo sappiamo benissimo ma non dobbiamo stancarci di ricordare sempre che opere di livello superiore come le canzoni di Faber sono possibili solo a persone di cultura superiore. Da questo dovremmo quindi ricavare una riflessione personale, che lascio ad altra sede, aggiungendo però solo la notizia che da pochi giorni a Scampia, periferia dell’Italia, un Auditorium di musica e poesia è stato intitolato a lui. In questo volume comunque ci trovate romanticherie e ribellioni, politica per gli ultimi e analisi lucidissima come sempre. Come di quando ti fermi a pensare che forse aveva proprio ragione, per capirci.

Il titolo ha una storia bellissima. Ricordo di aver frugato nel mio Hard-Disk mentale – dove tengo tutta la sua discografia divisa in album improvvisati e personalizzati – se questa frase fosse in qualche canzone, invano. Leggendo ho scoperto che appartiene alla alla “strofa smarrita” di una canzone che non ha mai finito di scrivere. Non è questa dunque una storia bellissima, come vi dicevo?

“… ma sotto le ciglia chissà che sogni,

sotto le ciglia chissà.”

Fin qui questo articolo voleva essere una recensione, poi mi ha preso la mano …

Leggere questo libro mi ha fatto tornare alla mente una scena, la prima volta che ho ascoltato De André è stato in una Opel Astra station wagon, prudentemente parcheggiata sotto un albero e sotto al sole di Sicilia. Solo, seduto in macchina con la portiera aperta. Ricordo di aver infilato quella cassetta nell’autoradio solo perché era arancione, in mezzo a tutte le altre cassette nere. Chissà a che punto era rimasto il nastro, parte subito la sua voce inconfondibile e dice “Quand’ero piccolo, mi innamoravo di tutto”. Quel giorno ha cambiato – almeno un po’ – la mia vita e come la mia quella di tanti altri. Tutti quelli che come me hanno una “stazione Termini ai piedi del cuore”. La canzone era “Coda di lupo” e mi ricordo anche che sentire l’espressione “… a un dio fatti-il-culo, non credere mai” che canta verso la fine, forse è stato il primo atto rivoluzionario che mi si è parato davanti agli occhi.  Avevo nove anni ed ero un fervente cattolico, era estate, l’estate dell’anno successivo capì di essere nato ateo.

Il volume comunque è molto bello, ce ne sono tanti, ma questo è probabilmente il migliore. In conclusione poi che posso dirvi? Penso che su De André si dicano un sacco di cazzate e molti si professano grandi conoscitori, ma non è forse – oggettivamente – vero che un po’ ci manca? Non sarebbe una presenza rassicurante per noi oggi se fosse qui, se potesse consigliarci con le sue canzoni, denunciare questa epoca di ladroni e ciarlatani e ignoranti con il suo fervore, farci sperare che anche il più utopico dei disegni non è così assurdo se hai una chitarra? Per me sì, se potessi telefonarlo adesso, che figata sarebbe.

Nanni Schiavo

Nanni Schiavo

Sono nato a Salerno e da allora ho (quasi) sempre vissuto a Potenza. Studio Giurisprudenza e nel tempo libero scrivo, imbratto carte. Ho pubblicato un primo libro e in questo periodo sto cercando di finire il secondo. Quando me lo posso permettere un viaggiatore, l’ultima volta che una ragazza mi ha lasciato ho deciso che in cinque anni avrei finito il giro dell’Europa. Disprezzo i trolley.
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