Come sopravvivere al grande Nord, un’avventura artica ai limiti della sopravvivenza, vi farà freddissimo alle mani

 In Fumetti

Confesso che ho scelto questo volume per il titolo intrigante, già mi rimandava a esplorazioni estreme e un viaggio lontano. Da qualche anno a questa parte è quello che cerco in un libro come nella vita, salvo poi rimanere a casa. In più la parola “sopravvivere” preannunciava che qualcosa in questa avventura sarebbe andata male ma, altrimenti, che storia sarebbe?

Fatto sta che tutto è andato come previsto.

Edito in Italia da Coconino, “Come sopravvivere al grande Nord” è un fumetto(ne) di Luke Healy di 200 pagine in carta 140 grammi. Una storia nella storia: un professore universitario intrattiene una relazione omosessuale e clandestina con uno studente, viene scoperto e allontanato dall’insegnamento, durante il suo anno sabbatico si dedica allora allo studio sulla ricerca di un collega che ha trovato in biblioteca, l’unico ambiente nel mondo in cui non si senta respinto. Il grande Nord impenetrabile, inospitale, dove la vita umana è solo una possibilità da verificare più volte nella stessa giornata, di questo tratta la ricerca. Alaska, Canada e popolazioni esquimesi. Ci sono navi che provano ad attraversare il mare solido, la primavera da aspettare perché il ghiaccio si sciolga e soprattutto capitani che devono portare a casa l’equipaggio, responsabilità di vite. Quando la nave si incaglia e tutto il mare intorno si fa “camminabile” la situazione precipita, bisogna ripararsi, razionare le scorte, trovare aiuto. Gli ingredienti ci sono tutti, abbastanza perché se ne possa fare un film.

 Mi piacerebbe vedere se nell’edizione in lingua originale i dialoghi, che sembrano un po’ artificiosi, siano scritti a computer o se invece portano la calligrafia dell’autore, perché si sa tradurre significa tradire, come diceva qualcuno. Nota positiva: i colori sono interessanti. Molto giallo, molto molto rosa, arancio, azzurro, qualche verde raro e soprattutto bianco, tantissimo bianco. Dalla pelle dei personaggi alla neve tutto intorno tutto è bianco. Il bianco non è più candore né innocenza, è causa del male, è sfida al resto dei colori che vengono coperti dal ghiaccio, è al contrario colpevolezza e vendetta. Colpevole di essere inospitale, vendicativo con chi ha osato tanto da arrivare fin là. Tutto ciò lo fa in modo inevitabile però, bisogna dirlo, come Jessica Rabbit. Non è cattiva, la disegnano così.

Insomma, in questo volume la ciccia c’è, eccome. Lo spirito d’esplorazione che spinge questi uomini è degno di una puntata di Star Trek, ma l’unione degli ingredienti dà una portata degna come risultato? Sì, ma non incredibilmente. Il libro ha punti di forza e di debolezza, ma resta forse troppo in superficie. Mi spiego, è bello sì, ma allora perché non ha colto l’occasione per essere bellissimo? Questo resta un dubbio per me.

Che in una situazione del genere sia durissimo sopravvivere, che ci si confronti con gli stenti, lo immaginiamo tutti. Ma cosa aggiunge la lettura di questo libro alla nostra immaginazione? La cornice è molto valida, ma se l’aspetto interiore di un personaggio come il professore è approfondito a sufficienza, la stessa possibilità si è persa con altri personaggi. Avrei voluto sapere ad esempio cosa pensava il Capitano, che di tutti è il personaggio più carismatico. C’è anche una donna, esquimese, un altro personaggio da cui mi aspettavo di più.

Come sopravvivere al grande Nord è sicuramente un fumetto sulla forza di gruppo, che insegna che sistematicamente chi se ne allontana perisce nel giro di qualche chilometro, sull’unione di uomini per dominare o quantomeno sopravvivere alla natura, ma affianco all’esplorazione artica manca  un’esplorazione interiore.

Quindi a questo punto la domanda è: Regalerei questo libro? Probabilmente no.

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Nanni Schiavo

Nanni Schiavo

Sono nato a Salerno e da allora ho (quasi) sempre vissuto a Potenza. Studio Giurisprudenza e nel tempo libero scrivo, imbratto carte. Ho pubblicato un primo libro e in questo periodo sto cercando di finire il secondo. Quando me lo posso permettere un viaggiatore, l’ultima volta che una ragazza mi ha lasciato ho deciso che in cinque anni avrei finito il giro dell’Europa. Disprezzo i trolley.
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