Visita alla capitale bulgara e una riflessione su una parte dell’identità europea.

di Nanni Schiavo

Ho trascorso un paio di giorni a Sofia e questo mi dà l’opportunità di parlarvi di una cosa che tenevo nel cassetto da un po’.

Procediamo per gradi però, il primo indizio circa l’argomento del giorno è visibile già dai primi passi dentro l’aeroporto: l’alfabeto cirillico. A metà fra il greco e il russo, incomprensibile ai più, il cirillico delle insegne crea già una certa atmosfera nel luogo, il freddo di quei giorni metteva il resto. Benvenuti in quella che un tempo è stata l’Unione Sovietica (precisiamo che la Bulgaria non era esattamente dentro l’Urss ma faceva parte della sua sfera di influenza e ne condivideva battaglie e assetti politici).

Appena in città, lasciato un autobus un po’ fatiscente che mi aveva condotto lì dall’aeroporto mi sono volontariamente perso. Non so dire se questo sia stato una fortuna o un male, sta di fatto che camminando a caso sono arrivato proprio alla cattedrale Alexander Nevski, l’edificio più rappresentativo della città. Notevole, entrata gratuita, le chiese ortodosse hanno sempre un certo fascino su di me.  Mi piace che si debba stare in piedi, mi piace perché la mancanza di panche dilata lo spazio e sotto un soffitto così alto colgo persino io quel senso di minuzia che l’essere umano ha o dovrebbe avere nei confronti del mistero di un divino che forse c’è e forse no.  Il problema però è che così è capitato che mi sparassi la parte migliore della città per prima cosa piuttosto che riservarla come gran finale. Pazienza.

Più domande che risposte finora.

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Una volta fuori ho proseguito seguendo il giardino e mi sono trovato in un mercatino di icone sacre e cimeli del periodo bellico. Sul tavolo di una bancarella era in esposizione persino una luger (una pistola dei soldati nazisti), non è una cosa che si trova sulle nostre bancarelle, se non in qualche quartiere particolare d’Italia, immagino.  Ho trovato anche una bussola bellissima, sempre del periodo, che mi sarei forse anche comprato se non avessi notato, in rilievo sull’ottone, una svastica sormontata da un’aquila. Subito ho provato una strana voglia di lavarmi le mani, per due giorni.

Lasciato lo zaino in ostello, nella zona del ponte dei leoni, ho continuato la mia perlustrazione risalendo il viale Maria Luiza che mi portava verso il centro. Ho letto brutte cose su questa strada su internet, posso dire che mi sembrano tutte falsità. Insomma, non sarà un luccicante boulevard parigino, c’è qualche losco figuro, ma niente di cui preoccuparsi comunque. La cosa che più mi ha fatto paura qui è stato un locale che sull’insegna riportava una scritta “Napoli Dutch Food” che per i profani dell’inglese significa più o meno “cibo napoletan-olandese”. Non ho avuto il coraggio di entrare a vedere cosa si intendesse con questo ma comunque immagino tipo la pizza con gli stroopwaffle sopra. Che è comunque meglio della pizza con l’ananas.

Da questo viale si arriva in un parco che ospita una moschea, una sinagoga e un mercato di cibo. Togliere le scarpe con quel freddo per entrare nella moschea è stato un atto di coraggio, quanto alla sinagoga invece era sfortunatamente chiusa, essendo sabato. Il mercato era molto balcanico, c’erano profumi e puzze, molto formaggio e qualche zingaro a chiedere gli spiccioli. A questo proposito, avviso ai naviganti, la moneta nazionale è il Lev (Leva al plurale), vale più o meno la metà dell’Euro e su alcune delle monete riporta l’immagine di S. Giorgio.

Monumento nazionale e/o dito medio. Almeno secondo me.

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Da questo punto in poi inizia, sempre lungo la stessa strada, la parte veramente centrale di Sofia. Si passa dalla sede del Partito Comunista che un tempo era il centro del potere politico, da parchi e piazze fino ad arrivare a Blv. Vitosha e poi al centro culturale. Si attraversa tutto un passeggio pedonale, piacevole, non molto lungo, i cui ci si può fermare per la cena. Non sono entrato, ma avrei voluto, nel club fetish all’inizio del viale, se ci andate fatemi sapere com’è. Felicemente ho constatato che la città non è “turistizzata” come molte altre, trovare un souvenir ad esempio non è così automatico. Attraversando la strada, al finale della zona pedonale, si arriva in un grande parco che finisce intorno al centro di cultura. In quei giorni era tutto bianco, non so dire come sia quando non c’è la neve. Secondo avviso ai naviganti, in Bulgaria, incredibile a dirsi, il movimento della testa per dire di sì e quello per dire di no sono invertiti. Purtroppo me ne sono ricordato al terzo giorno.

Questo diciamo è l’itinerario della Sofia one-shot, che se vi capita entra anche nel tempo di uno scalo d’aereo.

Mi sono innamorato di più città che ragazze io, ma Sofia non è una di queste. La nostra è stata la tipica relazione di una notte soltanto. Tuttavia ciò mi è perfettamente sufficiente per ricordarmi di una cosa di cui mi ero ripromesso di parlarvi in questa rubrica, ovvero dell’influenza sovietica come parte della identità comune europea. Lo è ancora di più se pensiamo che Sofia sia la terza città più antica d’Europa, dopo Atene e Roma.

Nell’epoca in cui ognuno tira la coperta di questo continente sulla base della pretesa di questo o quell’altro nazionalismo, in un processo spesso schifosamente strategico, l’alternativa che vi propongo io è quella di riscoprire una identità comune europea. Questa identità è la somma di varie tessere, varie influenze, che vanno dall’impero romani ai saraceni, ai paesi del nord. Nel quadro di “cosa siamo in media” dimentichiamo spesso di citare la parte orientale dell’Europa, che spesso mi ha riservato notevoli sorprese in quanto a bellezza e fascino.

Per cui quando avrete finito con le vostre vacanze a Lloret de Mar, con il vostro “vado a Londra ad imparare la lingua”, eccetera eccetera, ricordatevi che c’è ancora un’altra Europa da vedere. Lì la birra è molto economica.

Nanni Schiavo

Nanni Schiavo

Sono nato a Salerno e da allora ho (quasi) sempre vissuto a Potenza. Studio Giurisprudenza e nel tempo libero scrivo, imbratto carte. Ho pubblicato un primo libro e in questo periodo sto cercando di finire il secondo. Quando me lo posso permettere un viaggiatore, l’ultima volta che una ragazza mi ha lasciato ho deciso che in cinque anni avrei finito il giro dell’Europa. Disprezzo i trolley.