Un articolo impopolare a molti e una città che ho visitato pochi giorni fa.

di Nanni Schiavo

Sono stato a Siviglia la scorsa settimana, arrivato lì alla fine di un giro molto rilassato partito da Porto (a volte chiamata “Oporto”), a Nord del Portogallo e passato per Lisbona dove mi hanno offerto droga per tipo cento volte in due giorni.

Siviglia fra queste sicuramente è stata la città che mi ha colpito di più e non senza una ragione. Partiamo col dire che è un posto bellissimo, a cui basta dare fiducia anche per poco tempo che già si fa perdonare del caldo mortale che la attanaglia. La città resiste ancora alla iper-turisticizzazione e regala spazi e bellezze di altissimo livello. Da citare sicuramente Piazza di Spagna per prima, un luogo meraviglioso.

Attardiamoci in un paio di curiosità interessanti prima di arrivare al punto, la bandiera di Siviglia contiene un rebus la cui soluzione è “non mi ha abbandonato”, la cattedrale è la terza chiesa cattolica più grande al mondo, alcuni sostengono sia la seconda dopo San Pietro.

Le strade sono piacevolmente ombrate da una distesa di teloni fra un palazzo e l’altro, necessari a permettere un soggiorno piacevole ai suoi visitatori in continuo aumento. Ci arrivo quando è veramente tardi, raggiungo il centro e il mio ostello con un taxi. Mi fermo subito a tapear, che è un verbo spagnolo che corrisponde al nostro fare aperitivo nella teoria, ad evitare di mangiare troppo quando c’è l’afa nella pratica. Birre leggere e fredde scendono inevitabili insieme a jamon (prosciutto) il cui grasso si scioglie da solo anche quando è sera. Sì, il caldo è un tema ricorrente, quasi tutti i nativi sostengono in continuazione e anche fuori contesto che “Siviglia è bella però…”

In Andalusia la corrida dei tori è tuttora permessa, non so quanto frequentata. Sono stato a Plaza de Toros, che più che una piazza è una arena, l’ho visitata con una guida e confesso che per il principio che per combattere qualcosa bisogna conoscerla, sono stato tentato dal vedere lo spettacolo la sera stessa. Dopo averci pensato un po’ però, nel dubbio, ho evitato. L’arena si trova su un bellissimo lungofiume, di fronte la Torre dell’Oro, vale la pena visitarla a prescindere dallo spettacolo.

Quello che più mi interessa però è l’occasione di dimostrare, partendo dagli spunti architettonici della città, le influenze arabe che parti del nostro continente hanno subito durante periodi di dominazioni e che hanno lasciato un segno tangibile di quanto la nostra identità pura, propugnata da molti, non esista o sia per sua natura meticcia.

Siviglia (Sevilla in spagnolo) si chiama così da إشبيلية‎, Ishbīliya, dall’anno 712. Posti belli e bellissimi abbondano qui, la Giralda, la torre campanara della cattedrale, era in origine il minareto della moschea.

Foto scattata da Las Setas, una terrazza panoramica sopra, un patio ombrato sotto.

Mi viene da pensare allora a quanti in questo continente, in questo Paese, siano molto lesti nella definizione di che cos’è altro, ma ancora meglio, di cos’è “estraneo”. Di quanti parlino di radici senza avere evidentemente una radice culturale o semplicemente negando l’evidenza.

Patio de las Doncellas

Meta consigliata? Come no. Fra le città “piccole” se questa fosse una recensione avrebbe 5/5.

Nanni Schiavo

Nanni Schiavo

Sono nato a Salerno e da allora ho (quasi) sempre vissuto a Potenza. Studio Giurisprudenza e nel tempo libero scrivo, imbratto carte. Ho pubblicato un primo libro e in questo periodo sto cercando di finire il secondo. Quando me lo posso permettere un viaggiatore, l’ultima volta che una ragazza mi ha lasciato ho deciso che in cinque anni avrei finito il giro dell’Europa. Disprezzo i trolley.