Sir Stanley Matthews: il primo pallone d’oro

 In Sport, Storie di Sport

2 Maggio del 1953
Sir Stanley Matthews ha 38 anni.
È fortissimo, è l’ala destra più forte che abbia mai giocato con la maglia dell’Inghilterra, e probabilmente l’ala destra più forte mai nata fino ad allora.
Il mio ginocchio non è più quello di un tempo.
Qualche anno fa se volevo li potevo dribblare tutti, mi chiamavano il mago del dribbling per quello che combinavo.
Oggi no.
Dopo un po’ devo prendere fiato. Ma due ne dribblo. Anche tre se sono scarsi.
Eppure anche se potevo dribblarli tutti, non ho mai alzato un trofeo, ma cavolo se me lo merito.
Oggi è quell’occasione.
Oggi vale più del solito.
Oggi esco e faccio vedere a tutti come si dovrebbe giocare a calcio, faccio vedere come un 38enne può giocare meglio di tutti e mi porto a casa quella maledetta coppa.
Matthews_finaleStringo le mani ai miei avversari, all’arbitro, pacca sulla spalla al portiere, e esco sul campo di gioco.
Damn Hell.
Non ho mai visto tutte queste persone insieme.
Wembley è ancora più bello del solito.
Dicono ci siano centomila persone.
Dicono che sono venute tutte per me.
Non posso deluderli.”

Si gioca la finale di FA Cup, il trofeo più storico d’Inghilterra.
Bolton – Blackpool.
Il Blackpool 6 anni prima aveva dato fiducia a Stanley. All’epoca il manager Joe Smith gli chiese: “Hai 32 anni ormai: te la senti di giocare un altro paio di stagioni?”Stanley_Matthews
Quelle due stagioni diventarono molte di più, giocò infatti fino all’età record di 50 anni.

La carriera di Stanley si era alternata tra la squadra di casa, lo Stoke City, e il Blackpool, carriera comunque frastagliata per via dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale.
Quando riprendono i campionati è solo il Blackpool a credere nel vecchio talento, inizialmente senza grandi soddisfazioni.
Fino a quella sera di Maggio, fino alla finale di Matthews.

Dopo 75 secondi il Bolton segna e dopo 20 minuti raddoppia.
Prima della pausa il Blackpool accorcia le distanze, ma appena rientrati dagli spogliatoi il Bolton segna il 3-1.
Matthews non è più lui, gioca male, non salta mai l’uomo, le gambe sono pesanti.
Tutti gli occhi dei centomila di Wembley sono su quel leone ferito, sul mago senza bacchetta.
Il silenzio regna sovrano e si gioca in un’atmosfera surreale: centomila persone accorse per vedere il più forte giocatore inglese di sempre che ora arrancava sbagliando le cose più semplici. Al minuto 68 Stanley sbaglia un altro passaggio elementare, ma la folla capisce: dal silenzio passa all’acclamazione, Wembley diventa una bolgia al suono di “STANLEY, STANLEY”.
E Matthews ritrova la bacchetta.
Prende palla, dribbla tre avversari e regala all’attaccante un pallone da spingere solo in porta. 2-3.
Manca poco allo scadere quando proprio lui si conquista una punizione.
89esimo, la calcia lui.
La mette ancora precisamente sulla testa del suo compagno attaccante. È 3-3.
Lo stadio è in delirio assoluto: la partita non è ancora finita.
Mentre ci si prepara per i supplementari, Stanley prende ancora palla e scarta mezza difesa. Palla in mezzo e gol in mischia.
4-3.
Il 38enne mago del dribbling ha portato la sua squadra ad una insperata vittoria: l’Inghilterra intera è ai suoi piedi.
La patria del calcio venera il suo pupillo: sir Stanley Matthews.

stanley matthews statue

La statua di Matthews allo Stadio dello Stoke City

Tre anni dopo, nel 1956, viene istituito dalla testata France Football il Pallone d’Oro, il premio da assegnare ogni anno al più forte giocatore europeo.
Senza grosse esitazioni la giuria scelse Stanley Matthews.
Un ultra-quarantenne che ancora riusciva a dribblare ventenni come fossero statuine.
Non poteva che essere lui a fare da apripista a tutti i più grandi campioni della storia, il primo eroe calcistico nato nella patria del calcio.
Un maestro del calcio, colui il quale, secondo Pelè, “ci ha insegnato come giocare a calcio”.
Giusto per dare la dimensione del giocatore, al secondo posto si classificò un certo Di Stefano.

article-2258571-16ca4165000005dc-396_634x522

Per gli inglesi Matthews era di un altro mondo.
Non aveva lo stile british, ricordava più un sudamericano.
È stato il primo di una lunga serie di ali destre con dribbling e fantasia.
Senza di lui probabilmente non ci sarebbero stati Garrincha e Best.
Il primo e il più vecchio di tutti.

Mario Villani

Mario Villani

Nato a Bari nell'ormai lontano 1989. Dopo 5 anni a Milano abbandona il grigiore padano per cercare qualcosa nel Sud Est del mondo. Oggi in Indonesia, scrittore per caso (o per sbaglio).
Mario Villani

Latest posts by Mario Villani (see all)

Post suggeriti

Leave a Comment

Contact Us

We're not around right now. But you can send us an email and we'll get back to you, asap.

Illeggibile? Cambia il testo. captcha txt

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca

Zhuang Zedong