Sicario: Day of the Soldado

 In Cinema e Teatro

Il flusso di migranti tra Messico e Stati Uniti è controllato dai Cartelli Messicani. Al giusto prezzo chiunque e qualunque cosa può passare. Quando tre jihadisti si fanno esplodere in un supermercato nel Sud degli States, per i servizi di sicurezza l’equazione tra i due scenari è chiarissima. La soluzione è quindi gettare il Messico nel caos, scatenando una sanguinosa faida tra le bande che gestiscono la linea di frontiera. Ad accendere la miccia di questa enorme polveriera viene allora chiamato l’agente dell’antiterrorismo Matt Graves (Josh Brolin) e con lui il soldado messicano Alejandro (Benicio Del Toro). Liberi da ogni regola, dovranno rapire la figlia del narcotrafficante Reyes fingendosi membri del cartello. Come dice Graves “Rapisci il principe e sarà il re a iniziare una guerra per te”.

Affascinanti i concetti di “confine” e di “frontiera”. L’uno definisce un limite, l’altro una possibilità. Dove c’è l’uno troviamo sempre l’altro quasi a definire il paradosso di ogni linea tracciata a distinguere il dentro e il fuori, il giusto e il sbagliato. È in questa zona d’ombra della moralità che Villeneuve ci catapultò nel 2015 con Sicario. Un film capace di dipingere con i toni di un thriller psicologico parte delle contraddizioni e delle ipocrisie dell’America interventista del post 11 settembre. Impegnativa l’eredità lasciata al nostro Stefano Sollima che forte dei successi della serie di Gomorra e del film Suburra ha accettato di dirigere il secondo capitolo di quella che dovrebbe diventare una trilogia.

Sicario: Day of the Soldado rispetto al primo film cambia pochi determinanti ingredienti ma sufficienti a stravolgerne più o meno consapevolmente la natura. Scomparso il bel personaggio di Kate (Emily Blunt), l’attenzione è tutta concentrata su i due mastini da guerra, Alejandro (Del Toro) e Graves (Brolin), impegnati nel rapimento della piccola ma mascolina Isabel. L’intento narrativo è chiaro: Kate ci ha condotto per mano al di là della frontiera mentre ora è tempo di immergerci nella sporca vita di un soldato nei deserti morali del Messico. Peccato che le cose non funzionino benissimo…

La sceneggiatura di Taylor Sheridan, autore del primo Sicario e di Wind River e Hell or Hight Water, cancella ogni dimensione psicologica e devia su un’azione che proprio non lascia spazio ai suoi personaggi o ad un’empatia con lo spettatore. Alejandro (Del Toro) e Graves (Brolin) si completavano, facce della stessa moneta, inquietanti e meccaniche nella loro ferocia. In Sicario: Day of the Soldado queste “bestie”, osservate da vicino, perdono il loro fascino rivelandosi soltanto dei professionisti decisamente immersi nei loro mestieri da “sicari”. Un po’ come certi personaggi di Michael Mann (Heat, Miami Vice) un po’ delinquenti, un po’ giustizieri ma sotto sotto a loro modo dotati di una moralità pronta ad emergere.

Peccato che in Soldado la narrazione non lasci spazio a nessuna credibile evoluzione dei personaggi che si scoprono all’improvviso più umani o si presentano in modo macchiettistico (soprattutto le donne) senza darci alcuna possibilità di crederci sul serio. Il film resta così sospeso, indeciso se essere semplicemente un raffinato action o gettare uno sguardo sulle sempre più torbide frontiere nell’era di Trump, con bambini mercificati e immigrati trasformati in voci di fatturato, mentre i poteri forti creano nuovi nemici da combattere. A volte, viene da pensare che la narrazione offra più di un cross involontario a certe inquietanti politiche (come un action interventista anni 80/90).

Sollima da parte sua fa un egregio lavoro. Dove Villeneuve creava tensione allontanando e quasi nascondendo (da noi e da Kate), il regista di Gomorra porta in Soldado tutto sotto i nostri occhi, gioca continuamente con i punti di vista, creando attese snervanti destinate ad esplodere con estrema violenza. Il regista di un film come Acab torna così a sottolineare la forza strumentale della violenza (sempre legata al potere) che diventa unica forma di “dialogo” in un mondo senza regole. Il suo sguardo amplia quello del predecessore, adeguandosi agli sterminati paesaggi messicani da puro western nei cui silenzi, a volte, si infila qualche nota rubata al compianto compositore Johan Johannsonn (autore della prima, straordinaria, colonna sonora).

Gemello diverso del primo Sicario (ma non allo stesso livello, sia chiaro), Sicario: Day of the Soldado sembra negare la sua natura di sequel ma allo stesso tempo si pone come strano ibrido tra film a sé stante e puntata serial. È come se andasse letto come un episodio di transizione nel quale ci si concentra con incalzante ritmo sul “come” e il “cosa” senza badare troppo seriamente ai perché, rimandati al “next episode”.
Sotto questo punto di vista scappa un sonoro “Peccato”.

Michele Assante

Michele Assante

Abbandonato sulla Terra ancora in fasce, è cresciuto inseguendo un unico grande sogno: diventare un cowboy-pirata-spaziale. Sa bene però che la vita richiede anche concretezza ed è per questo che si è iscritto alla facoltà di Lettere Classiche: per scoprire Atlantide e sconfiggere Cthulhu prima che vengano a riprenderselo gli Alieni.
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