Sherlock 4 – Recensione

 In Serie Tv

La felicità è una canzone pop, la tristezza è una poesia. (…) Non esiste la cattiveria, o la bontà. Sono entrambe delle favole. Ci siamo evoluti attribuendo significati emotivi a ciò che non è altro che la strategia di sopravvivenza di animali da branco. Siamo condizionati a rivestire di divino ciò che è utile. Il bene non è vero bene, il male non è sbagliato, il fondoschiena non è bello. Siete tutti prigionieri della vostra carne.”
(E.H.- Sherlock 4)

Tre anni di lavorazione tra una stagione e l’altra. Un prodotto oggettivamente non convenzionale, dalle pennellate british, sfumate con una contemporaneità composta. Parliamo di “Sherlock“, la creatura da piccolo schermo di Steven Moffat e Mark Gatiss.

Il duo Benedict Cumberbatch (Sherlock Holmes) – Martin Freeman (Dottor Watson) continua a essere narrativamente saldo e ritmico, nonostante i due attori nella vita non abbiano proprio lo stesso rapporto che hanno sul set.

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Il primo episodio della quarta stagione, “The Six Thatchers”, si allontana di poco dalla linea stilistica media della serie: divampa, sullo sfondo di tempistiche che come al solito si aprono a climax fino all’ultimo minuto, l’azione. Sì, parliamo di combattimenti corpo a corpo, scene fatte di dialoghi ben diversi da quelli sussurrati sulle poltrone di Holmes, sangue, proiettili e polvere.Per quanto azzardata, l’uscita di questa puntata come première, ha comunque fatto centro.
L’Oscar per il miglior personaggio dell’episodio lo diamo a Mary Watson, chi invece non ci ha convinto pienamente per via di incronguenze comportamentali un po’ troppo marcate è proprio John, la sua dolce metà.

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S’intola “The Lying Detective”, ed è l’episodio che segue al primo. Entriamo finalmente nel vivo della vicenda, che, con una brusca ma eccitante accelerazione, fa sipario e luci su un gioco di strategie, menzogne e colpi di scena che ci fa sentire
a casa Holmes. Sorprendente è anche l’ingresso di nuovi villain, di grande e piccola taglia, e la voce delle quote rosa della serie: vedrete tutte le nostre donne come mai le avete viste.
Questa volta premiamo e basta: premio per il miglior personaggio al nostro Sherlock, e una menzione speciale intitolata “Die hard feminist” alla signora Hudson e al suo bolide rombante…

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 “The final problem” è il vero gioiello della quarta stagione. L’impianto drammatico cupo, freddo, adrenalinico ha il sapore di una cornice antica e senza tempo, dove protagonista della tela è il lato umano del nostro Sherlock. Sì, il complesso emozionale, i ricordi, i legami, gli istinti, il sangue: tutti elementi che abbiamo spesso intravisto negli occhi degli Holmes, ma che in questo episodio esplodono silenziosamente. Gli eroi raccontati sono eroi umani, il genio si scioglie nel cuore, mentre attorno agli abissi di Sherlock che ci si dispiegano davanti con lentezza, si aprono scenari paralleli fatti di casi da risolvere al più presto. Tutti, ci sono proprio tutti in questo episodio, chi in prima linea, chi invece si manifesta con un’allusione o un flashback. Ci chiediamo come Moffat e Gatiss riusciranno a tener testa alla carica di questo episodio col primo della prossima stagione.
Intanto premiamo Eurus Holmes, riccioli neri e genio che vi faranno perdutamente innamorare. E ancora Sherlock, che con una fragile e bellissima spavalderia vince anche questa volta.

Annarita Chieffo

Annarita Chieffo

Nata in Basilicata nel 1990. Il suo Dio il settimo giorno non si riposò: creò carta e penna, la commedia all'italiana, il cinema francese, quello coreano, l'odore di polvere dei vecchi libri, i dischi in vinile, le autostrade e Monica Vitti. E' convinta che non ci sia niente che Woody Allen e una pizza non possano curare. Non sa fischiare, e i numeri le fanno venire l'emicrania. Certi giorni scrive per vivere e certi vive per scrivere, ma non li distingue mai.
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