Seven seconds, ovvero il tempo che ho impiegato per cliccare il tasto Esc.

 In Serie Tv

“Quanto tempo occorre per seppellire la verità?”

Questa la frase che appare sulla locandina di Seven Seconds, serie che debutta il 23 febbraio sulla piattaforma online Netflix. Una serie crime antologica ideata da Veena Sud, sceneggiatrice di Cold Case e creatrice del remake americano di The Killing. Lo scopo è quello di smuovere le coscienze, trattando di storie umane che spesso e volentieri vengono lasciate fuori dai titoli di giornale.Trattandosi di una serie antologica, possiamo quindi immaginare che ogni stagione racconterà una storia diversa. Veena Sud punta molto in alto.

Se pensate che la questione razziale è tornata al centro del dibattito negli Stati Uniti durante il governo di Trump e dopo la nascita del Black Lives Matter, movimento anti-razzista americano, questa serie non capita per caso, anzi. Sembra fatta apposta per i tempi che corrono.

Infatti, la prima stagione ruota intorno alla condizione degli afroamericani nella città di Jersey, nel New Jersey, e in particolare di un incidente, che scatenerà delle tensioni razziali all’interno della collettività cittadina. Un adolescente di colore, Brenton Butler, viene investito accidentalmente da un poliziotto bianco, che sta per diventare padre. Il poliziotto, non sa che fare, preso dalla paura chiama i suoi colleghi della narcotici (persone perbenissimo, ve le raccomando) che gli consigliano caldamente di tornarsene a casa dalla moglie incinta e di far finta di nulla. Ma che carini. La polizia troverà il povero ragazzo,ridotto in fin di vita,soltanto ore dopo l’incidente. Questa circostanza, unirà due personaggi “sporchi”, l’assistente del procuratore Harper (interpretata da Claire –Hope Ashitey ) e il detective Fish (Michael Mosly, visto in Scrubs e Pan Am), due outsiders, che all’inizio prendono la questione a dir poco sotto gamba. Lei, alcolista e imbranata, che dimentica anche di portare i documenti giusti in tribunale. Lui, chiacchierone e cinico fino al midollo. Che coppia! I due avranno presto a che fare con la famiglia della vittima, la madre di Brenton (interpretata da una bravissima Regina King, candidata ai Golden Globe per la sua interpretazione nella serie tv American Crime) e il padre (Russel Hornsby, conosciuto principalmente per la serie tv Grimm), sconvolti dalla tragedia che ha colpito il loro bambino.

Premetto che in un primo momento, conoscendo la fama delle persone che hanno contribuito alla realizzazione dello show, mi sono detta “Ah però!”, soprattutto considerando i temi trattati e lo scopo principale che c’è dietro alla messa in scena. Ma è durato sette secondi, appunto. La curiosità che mi ha spinto a guardare la serie si è trasformata presto in voglia di scrivere una lettera minatoria a Veena Sud in persona. Seven seconds ricorda in maniera eccessiva il remake di The Killing. Non solo l’ambientazione e gli scenari sono praticamente uguali, ma anche le dinamiche dei personaggi (due personalità opposte che cercano di risolvere un caso difficile) sembrano rievocare quelle di Stephen Holder e di Sarah Linden, i protagonisti di The Killing. Se in The Killing, però, lo spettatore viene tenuto sulle spine, creando false piste e ingannevoli previsioni, qui conosciamo i fatti essenziali del caso sin dall’inizio (che comunque non vuol dire che sappiamo tutto), e il progresso della storia ci porta ad approfondire delle vicende che il pubblico apprende nello stesso momento in cui vengono apprese dai protagonisti.

Seven Seconds ritrae un mondo determinato dai sistemi sociali senza però diventare esso stesso un dramma sociale. Non è casuale che la polizia sia per lo più bianca e che contesti, insieme ai mass media, la gravità di un caso in cui la vittima è un ragazzino di colore. Ma il difetto principale della caratterizzazione dei personaggi è che nessuno di loro riesce a imporsi sullo schermo, a rappresentare un’idea o un’intera classe di persone; ognuno di loro cade in uno spettro caotico e imperfetto, dove si cerca di venire a patti con sè stessi più che con l’altro, provando a fare del “bene” in maniera del tutto errata. Come in “The Killing”, anche in questo caso, il racconto corale non funziona, non ha la forza giusta per descrivere una storia che possiede una carica emotiva elevatissima. “Seven seconds” tiene lo spettatore in sospeso con l’aspettativa che stiano per accadere delle cose brutte e magari queste si verificano in maniera anche del tutto imprevista.

Tuttavia, la serie è nella maggior parte dei casi, piena di false attese che non riescono a reggere le finalità iniziali proposte dall’ideatrice.

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shosanna777

shosanna777

30 anni. Eterna ragazzina. Amante del cinema. Appassionata di letteratura inglese e di tutto quello che ha a che fare con la cultura anglosassone. Passione moderata per i libri e per i fumetti. Infine...insaziabile divoratrice di Serie Tv.
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