I San Cisco non c’entrano nulla con San Francisco. È la band stessa a precisarlo.

Eppure è il collegamento più semplice e ovvio! E invece no, il nome del gruppo è stato scelto tramite un sondaggio fatto dai quattro componenti ad una ristretta cerchia di amici (prima si chiamavano “King George” e non so quanto fosse meglio). Il gruppo stessa afferma “abbiamo scelto San Cisco proprio perché non era e non significava nulla; come una tela bianca su cui si può rappresentare quello che si vuole”. Bravi, profondi. O paraculi, scegliete voi. A me ricorda una di quelle affermazioni buttate a caso dall’attaccante in post partita, quando dopo aver segnato un poker dice che aver segnato non gli importa tanto quanto il fatto che la squadra abbia vinto. Bella la retorica.

San Cisco

San Cisco

Ma bando alle ciance, la faccenda nome ci ha portato via anche troppo tempo.

Il 5 maggio corrente anno i quattro ragazzi (sottolineiamo che alla batteria troviamo una rappresentante del gentil sesso) australiani hanno dato alla luce il loro terzo disco, The Water.

C’è da dire che è un lavoro molto fresh, di quelli da ascoltare in spiaggia stesi al sole, con cuffiette e occhiali da sole, o comunque mi piace immaginare che la dimensione live

La copertina di The Water

La copertina di The Water

perfetta per la riproduzione sia in una situazione del genere. Per percepire ciò, basta ascoltare la prima traccia del disco Kids are Cool, o anche brani come SloMo e That Boy: sono canzoni che ti fanno muovere il culo e ballare, con batteria straight e riff di chitarra che dire presi e rubati a gente come Vampire Weekend è poco. Perché in effetti i San Cisco non innovano nulla, riprendono cose che già esistono, magari che sono cadute un po’ in disuso o meno promosse dall’industria, ma di certo non possono essere definiti sperimentatori. In ogni caso, non credo nemmeno sia quello il loro intento. Sono in bilico tra l’indie inglese di The Wombats e Franz Ferdinand (vedi Sunrise e The Weekend) e quello americano dei già citati Vampire Weekend così come dei Foster the People. Diciamo che a chi ascolta questo tipo di musica, The Water non può che piacere. È un disco che scorre facilmente e che trova in Make Me Electrify una chiusura perfetta.

È, comunque, un album un po’ nostalgico, o che in ogni caso non guarda al futuro. Non sarà ricordato come pietra miliare della musica ma di sicuro fa trascorrere quasi quaranta minuti in buona compagnia.

 

Valutazione dell'autore
Franco

Franco

Nasco 22 anni fa a Napoli, sono di base a Bologna ma vivo a Granada (per ora). Studio economia, fotografo, suono. Scrivo di musica perchè è l'unica cosa che mi fa muovere la penna. Sono riuscito ad attraversare tutti i fiumi e torrenti che la vita mi ha posto davanti, ma sono caduto nel vino.