Sadbøi di Berliac, il crimine come forma d’arte

 In Fumetti

Può il crimine essere arte? È da questa domanda che prende vita Sadbøi la nuova opera del fumettista e illustratore argentino Berliac, edito in Italia da Canicola. L’arte intesa non solo come emancipazione del proprio io, ma anche come spinta riflessiva per mostrare e denunciare la condizione odierna degli immigrati, così come il protagonista della nostra storia.

Sadbøi è un ragazzo proveniente da un paese in guerra, arrivato nell’Europa continentale con un barcone. Avendo perso la madre nel corso della traversata, vive la sua adolescenza tra assistenti sociali, prigioni minorili e affidamenti vari; una vita fatta di sofferenza ed emarginazione, che lo spinge verso un mondo criminale sfacciato e affascinante.

A salvarlo da questo mondo sarà la sua vena artistica che, sotto l’ala “protettiva” dell’agente Midou Elakhzauriso, offrirà al giovane un’occasione di riscatto fino che lo porterà ad un’esibizione unica nel suo genere: una sorta di grande installazione di arte moderna, per rispondere alla domanda iniziale che ronza nella testa del lettore per tutta la storia.

La controversia è il fil rouge dell’opera che lega, nemmeno troppo velatamente, l’autore, il protagonista e le tematiche trattate. Berliac, uno dei maggiori esponenti del fumetto argentino e tra i capiscuola del movimento del “gajgin manga”, ha uno stile tagliente e provocatorio, uno sguardo critico verso il contemporaneo che oscilla sempre tra ironia e riflessione.

Caratteristiche che ritroviamo anche nel protagonista dell’opera. Il ragazzo alterna momenti di spavalderia ad altri di una malinconia profonda verso le proprie origini. Tramite l’arte e il crimine, a cui si dedica per sopravvivere, rivendica la propria individualità e il proprio animo di artista, audace e innovativo.

Sadbøi è un romanzo di formazione atipico e controverso che riflette in modo inedito sulla condizione dei rifugiati e degli emarginati, mescolando eventi ed esperienze personali ad uno stile a metà tra la graphic novel europea e il più tradizionale fumetto giapponese.

Il tratto ruvido ed essenziale, la divisione delle vignette tipiche del manga shojo, l’utilizzo dei retini, le silhouette rotondeggianti e le espressioni visive deformate dei personaggi, tutti elementi che richiamano la produzione nipponica strizzando l’occhio ad Akira, a GTO. La monocromia, inoltre, conferisce all’opera un tocco di leggerezza e originalità che però si sposa benissimo con la pesantezza dei temi trattati.

L’opera di Berliac è senza dubbio un prodotto originale e interessante, un fumetto contemporaneo capace di raccontare il presente e muovere una critica intelligente alla società odierna dove le persone non rivendicano più la propria individualità, ma sembrano adeguarsi, in maniera apatica, ad un futuro imposto dagli altri.

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Luca Illiano

Luca Illiano

Una passione economicamente tragica per libri e fumetti. Da figlio degli anni 90 amo le citazioni e la nostalgia. Scrivo per disconnettermi dalla realtà.
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