Royal Blood – How Did We Get So Dark? – Recensione

 In Musica

Quando è trapelata la notizia dell’uscita del nuovo album dei Royal Blood, sono pronto a scommettere che in generale avremo tutti esultato come quando finiscono gli esami all’università: una sensazione mista tra gran soddisfazione e grossa incertezza su quello che verrà. Dopo lo straordinario successo del loro primo e omonimo album e dopo aver suonato in tour per quasi 2 anni, converrete su quanto si fossero ingigantite le aspettative sui due ragazzi di Brighton. Soprattutto se pensiamo al contributo che Mike Kerr e Ben Thatcher sono riusciti a dare al rock in questi ultimi anni. Una band incredibilmente avvincente in grado di suonare una musica tosta, ruvida e unica nel suo genere. Musica che fonda la sua solida base sullo spirito del passato, tanto da essere riusciti ad entrare nelle grazie di gente come Dave Grohl che li selezionò come gruppo spalla durante alcune tappe del tour dei Foo Fighters 2015 e Jimmy Page il quale confessa di aver assistito ad un loro concerto a New York e di essere rimasto impressionato dal modo in cui questi due farabutti riescano a portare il rock in un’altra dimensione, una dimensione di purissima qualità.

La copertina dell’album

Era il 1° aprile 2016 quando siamo riusciti ad ascoltare per la prima volta Where Are You Now? brano incluso nella colonna sonora della sfortunata serie TV Vinyl che ha fatto da apripista per l’uscita dell’attesissimo secondo studio album della band How Did We Get So Dark? Il singolo si presenta abbastanza in linea col passato: tempo scandito alla perfezione da una batteria potente e il basso distorto fino a raggiungere quel seducente flow che abbiamo imparato ad apprezzare negli ultimi 3 anni. Un singolo che come gli altri 9 brani del disco, è incentrato su relazioni amorose e rispettive rotture – la copertina è piuttosto eloquente – tematica che Mike Kerr non ha problemi a trattare: “Per me è assolutamente naturale parlarne, anche se non credo nella scrittura verso una persona in particolare o di un’esperienza personale ben precisa, poiché il rischio è di rovinarla”.

Subito dopo Where Are You Now? saltano fuori Lights Out e Hook, Line & Sinker altri due brani molto ben fatti: il primo ricorda vagamente la storica Boom dei beneamati P.O.D. per il suo protendere inevitabilmente ad un’esplosione musicale, perfetta per sfasciare la stanza in cui ci troviamo. Pregevole l’assolo in combinata tra Mike e Ben sul finale che sigilla il pezzo col marchio di fabbrica Royal Blood ®; il secondo invece rappresenta l’anello di congiunzione tra passato e presente, il giusto mix tra la solita impronta cazzuta e una nuova direzione orientata più verso l’emisfero pop-rock. E qui signori miei, è proprio il caso di dirlo, casca l’asino perché così come i trailer più entusiasmanti e pieni di effetti speciali sbalorditivi non fanno altro che sputtanare le migliori scene di un film, allo stesso modo il nuovo disco dei Royal Blood finisce con i 4 brani usciti in anteprima. Di quelli già citati, manca all’appello I Only Lie When I Love You che in un podio immaginario non finirebbe certo tra le prime 3 posizioni, bensì si beccherebbe un bel cucchiaio di legno in stile rugbistico. Le restanti tracce non convincono affatto – Look Like You Know e Don’t Tell Me su tutte – e si dimostrano essere nient’altro che un tentativo disperato di cercare di allargare la sfera dei propri fan, un voler accontentare tutti per forza. Una scelta che fa riflettere e che mi addolora personalmente. Non sarò certo Jimmy Page – sacrilegio! – però confesso che vederli dal vivo all’Alcatraz di Milano nel 2015 fu veramente fantastico. Il mio corpo ancora accusa i colpi presi durante Figure It Out, a pogare come un sedicenne invasato e capellone.

Insomma non si tratta di una vera e propria bocciatura per i nostri giovani beniamini dal sangue reale. Piuttosto sono rimandati non a settembre, ma al prossimo disco! Con un pizzico di amaro in bocca vi lascio proprio sulle note di questo pezzo folle, sperando vivamente che durante il prossimo live potrò avere il piacere di spaccare ancora qualche naso pogando.

Enjoy!

 

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Camillone

Camillone

vivo tra Napoli e Milano. Ognuno ha un Dio a cui rivolgersi e pregare; io ho la musica.
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