Parliamo dell’ultima fatica di Ozpetek, all’uscita del suo ultimo film.

di Nanni Schiavo

“Rosso Istanbul” è uno di quei titoli che, preso a scatola chiusa sullo scaffale della libreria, ha delle possibilità per me. Ho cercato di ricordare, invano, quale fosse l’amica che ci aveva presentati (a me e a questo libro intendo) per invitarla a vedere il film che ne era tratto e che da pochi giorni è nei cinema insieme. Sono andato comunque, per quanto la sospettata numero uno e anche la numero due abbiano rinnegato di averlo letto. Parliamo di entrambi allora, del libro da cui è tratto e del film che ne è venuto fuori.

Per quanto abbia fatto un sacco di pellicole famose io conoscevo Ozpetek per un solo altro film, “Mine vaganti”, e sono arrivato molto carico al cinema visto che questo è bellissimo.  Più bello di “Rosso Istanbul” infatti.

La trama parte da un libro che è finito o quasi, e da un editor, Orhan, che incontra lo scrittore di questo, Deniz (nome maschile in Turchia), nella megalopoli turca che dà il titolo all’opera. I due passano la prima serata ad una festa e qui viene introdotto il personaggio di Neval che sarà cruciale. L’aspettativa di Orhan era quella di trascorrere i giorni successivi della sua permanenza stambuliota a lavorare alle limature del libro, ma la proprio la prima notte Deniz scomparirà. Tutto il resto è spoiler.

La storia ruota intorno a qualche altro fulcro contemporaneamente, il ritorno di Orhan in Turchia e le ragioni del suo allontanamento, la storia di Neval e quella della famiglia di Deniz alle prese con un trasloco, la figura di Yussuf che fino alla fine resta poco chiara.

Parlando contemporaneamente di libro e film posso dire che il primo si legge senza troppe pretese, il secondo al pari potrebbe rendere di più sul piccolo schermo probabilmente, dove di sicuro lo vedremo fra un paio d’anni. In generale, per quanto non sia un capolavoro del nostro tempo, è una “composizione” che vale il pop corn, diciamo così. Non c’è granché di apprezzabile in questi giorni al cinema, per cui può essere una buona idea per salvare la serata.

A questo proposito, se l’opera in sé raggiunge e supera la sufficienza, voglio sottolineare che la locandina cinematografica è una merda. Non trovo altre parole. Ok, forse l’amore vende però ci avete annoiato con questo amore, parliamo di altro ogni tanto per favore. Scrivere “niente è più importante dell’amore” su un foglio 70X100 non ci porterà a nulla di inesplorato, tanto più che il film non è classificabile come un film romantico puro. Forza ragazzi, pensateci su un altro po’.

“Cosa c’è, i vivi ti fanno tanta paura?”

Se mettiamo insieme i protagonisti e qualche altra figura possiamo parafrasare Pirandello e dire che il titolo perfetto per questo film era invece “Sei personaggi in cerca di una storia”. Questo perché, s’è vero che in questo libro/film abbiamo dei bei personaggi è vero anche che “succede un po’ poco”. Per chi se ne intende un minimo di narratologia potremmo dire che il terzo atto di questa storia è un po’ debole.

Se è normale, ultima critica, che il libro lasci alla nostra immaginazione il compito di completare le immagini con gli sfondi e le scenografie necessarie la stessa cosa non si può dire del film, in un film vogliamo vedere! Tanto più quando lo stesso è girato nella più grande città della regione euro-mediterranea, non vogliamo passare dalla casa di un personaggio ad un’altra, vogliamo vedere Istanbul e sognare di quando ci andremo e ne parlerò sulla rubrica viaggi nei secoli dei secoli amen.

Valutazione dell'autore
Nanni Schiavo

Nanni Schiavo

Sono nato a Salerno e da allora ho (quasi) sempre vissuto a Potenza. Studio Giurisprudenza e nel tempo libero scrivo, imbratto carte. Ho pubblicato un primo libro e in questo periodo sto cercando di finire il secondo. Quando me lo posso permettere un viaggiatore, l’ultima volta che una ragazza mi ha lasciato ho deciso che in cinque anni avrei finito il giro dell’Europa. Disprezzo i trolley.