Rock’n’roll: la musica che visse due volte

 In Musica

di Alessandra Farro

Arrivarono gli anni Cinquanta e i toni della musica si infiammarono di erotismo, violenza, sarcasmo. Le grandi guerre erano ormai diventate un ricordo, il jazz si espanse a macchia d’olio in tutto il mondo e i bianchi impararono l’arte musicale dei neri. Il rock’n’roll divampò nelle corde sonore degli Stati Uniti, traendo origine dal boogie-woogie, un ballo afro-americano. Presto vi si aggiunse il rockabilly, il rock dei bianchi (rock più “hillbilly” per l’appunto) e fu chiaro che ci si trovava di fronte a una vera e propria rivoluzione musicale.

Nel 1951 nascevano i primi juke-box a suonare i 45 giri, gli adolescenti cominciavano a costruirsi una propria identità e esplodevano le figure dei “teen idols” grazie a stelle come Jerry Lee Lewis o Carl Perkins. Nel 1953 Elvis Presley incideva la sua prima canzone, “Thats All Right (Mama)”, e il doo-wop si radicava nelle corde vocali dei neri traendo la sua linfa vitale dal jazz.

E le donne, oh, le donne! Le donne portavano gonne ampie, candide camicette e avevano le labbra dipinte di rosso, ballavano oscillando il bacino e lasciandosi rapire dalle chitarre, i loro capelli erano impeccabili, così come le loro maniere. Fiorivano i primi bikini, le pin-up rappresentavano il malcelato desiderio maschile per eccellenza e il termine “blue-jeans” cominciava ad assumere un preciso significato. La maggior parte delle donne – v’è da dirlo – si dedicava ai lavori domestici, ma fortunatamente resisteva una piccola porzione del genere femminile interessata a dare il proprio contributo alla musica, creando da sé le note in cui perdersi in balli sfrenati.

 96682-60495-14Wanda Jackson è definita la “regina del Rockabilly”. È la prima cantante donna ad essersi cimentata nel rock’n’roll. La sua vocina grintosa e acuta mescolava il giusto quantitativo di country al grande fenomeno del rock, fino a stupire l’America col suo coraggioso talento. Il padre la spronò a suonare da tenera età, mettendole in mano una chitarra che non aveva superato i cinque anni. Quando la sua carriera cominciò, frequentava ancora la scuola. Diplomatasi, si dedicò interamente alla musica. Nei primi anni Cinquanta condivise spesso il palco con Elvis Presley, che la incoraggiava e aiutava col rockabilly e col quale intraprese una breve ma intensa storia romantica – giuro, se la fece col Re!

Ricordata anche per la rivoluzione che apportò al look femminile: di lei si disse che era stata “la prima donna a portare il glamour nella country music”. Indossava orecchini appariscenti, vestiti con le frange, tacchi alti e sguardo ammiccante; i suoi outfit erano creazione della madre e sono ancora gli stessi di un tempo. È stata inserita nella “Rock and Roll Hall of Fame” come “Early Influence” ed è a lei che Adele dedica “Rollin’ in the Deep”, dicendo: “She’s like my rockabilly Etta James. I love her, she’s so brilliant. I don’t think “Rollin’ in the Deep” would exist if it wasn’t for Wanda Jackson” [Lei è come la mia Etta James rockabilly. La amo, è così brillante. Non penso “Rollin’ in the Deep” sarebbe esistita se non fosse stato per Wanda Jackson (T.d.R.)].

 N.B. Adesso la Signora Jackson duetta amabilmente con Jack White e si diverte a far cover di canzoni come “You Know I’m No Good” di Amy Winehouse con Jools Holland. Ha settantasette anni.

 Per cui grazie di cuore  Wanda Jackson per averci fatto tirare un sospiro di sollievo e averci fatto scoprire che negli anni Cinquanta esistevano donne che indossavano i pantaloni, non sferruzzavano sciarpe per i loro mariti perfetti, mentre i biscotti nel forno diventavano dorati, e averci dato prova che i “girl group” non sono l’unico riferimento musicale che accompagna il nostro viaggio!

Wanda Jackson –  Let’s Have a Party

In effetti, in quegli anni c’era una grande proliferazione dei gruppi femminili, nacquero allora, a dirla tutta, i cosiddetti “girl group”.

Per preparare degli ottimi “girl group” basta mescolare: tre, quattro ragazze adolescenti o post-adolescenti, del doo-wop o del rythm and blues con un pizzico di country e aggiungere una dozzina di testi semplici, ingenui e infantili composti rigorosamente da uomini.the chantels

The Chordettes e The Chantels sono la rappresentazione vivente della nostra ricetta facile ed efficace. Sono i primi due gruppi femminili dei Cinquanta, mica noccioline! Anche se a confronto con Wanda Jackson – possiamo dirlo – perdono un po’ del loro fascino.

The Chordettes fu un “girl group” composto da quattro deliziose ragazzette del Wisconsin. I loro singoli di maggior successo sono Mr. Sandman –protagonista di una svariata serie di pubblicità, tra cui quella dell’Ikea del 2011 – e Lollipop, che ricordiamo sicuramente nella versione di Mika del 2008.

The Chordettes – Lollipop 

The Chantels, invece, nacquero nel Bronx dalla passione di un gruppo di adolescenti, fanno parte del “Vocal Group Hall of Fame” dal 2002. Le componenti del gruppo variarono in continuazione dagli albori fino al loro tramonto, ma la musica rimase la stessa senza subire i colpi delle vulnerabili artiste. Hanno prodotto anche alcuni brani dal sapore più rock, restando pur sempre fedeli al blues. Il loro singolo “Maybe” è stato rivisitato da Janis Joplin (e grazie a questa scoperta ho cominciato ad apprezzarle decisamente di più).

The Chantels – Maybe

The+RonettesThe Ronettes, invece, hanno l’onore di essere ricordate come l’unico gruppo femminile ad essersi esibito con i Beatles (perbacco!). La formazione da un numero iniziale di cinque membri, si ridusse a tre nel giro di pochi anni. Conobbero il successo a New York tra la fine degli anni Cinquanta e la metà dei Sessanta. Collaborarono col produttore Phil Spector, che diede un grande contributo alla loro ascesa musicale. Le ricordiamo con i capelli lunghi bruni leggermente cotonati all’altezza delle tempie, le fasce larghe a incorniciare i volti sorridenti e a definire le voluminose frangette e gli abiti sempre coordinati, il trio aveva una predilezione evidente per i vestiti monocolore o bianco e per il nero.

The Ronettes –  Be My Baby

Ed infine ci affacciamo per qualche minuto ad un altro genere caro ai “girl group”, il R&B. The Bobbettes rappresentano il primo gruppo femminile ad aver raggiunto un successo da numero uno con la R&B. Lo ottennero con il brano “Mr. Lee”, grazie al quale il quintetto scalò le classifiche fino a raggiungere il primo posto e a mantenerlo per settimane. Non a caso vengono ricordate come le “Regine di Harlem” (si formarono a Spanish Harlem, appunto, New York)!

Mr. Lee è proprio la classica canzone adolescenziale, in cui si racconta l’amore di una ragazzina verso il suo professore. Le cantanti ci tennero a sottolineare che la canzone era frutto di fantasia, ma ne esisteva anche una versione realistica, che venne proposta al pubblico dopo qualche tempo riscuotendo un discreto successo, ma come Mr. Lee non se ne videro più. Diana Ross la reinterpretò in occasione della versione europea del suo album “Red Hot Rhythm & Blues” e tanto ci basta per stringere virtualmente la mano a questo quintetto vestito a pois.

The Bobbettes –  Mr. Lee

Giungiamo alla fine dell’appello: The Cookies. Soltanto il nome mi fa sorridere, eppure questo è un gruppo ben più serio di quel che possa prospettare il suo titolo. Queste tre bamboline sorridenti son diventate nientemeno che le coriste di Ray Charles, tramutandosi nelle The Raelettes (il fatto che imagesabbiano cambiato identità con l’arrivo dell’ingaggio, potrebbe indurre dei sospetti nei confronti della serietà che loro stesse attribuivano alla prima formazione, ma sorvoliamo).

Naturalmente, hanno intrapreso una carriera che prescindesse la partecipazione ai lavori del grande musicista, eppure non ebbero troppa fortuna, o comunque non la stessa che riscossero poi come soliste, soprattutto nel caso di Margie Hendricks.

Ad ogni modo, a me basta sapere che stiamo parlando delle coriste di Ray Charles per far loro la riverenza.

Ray Charles & The Raelettes – Hit the Road Jack

Le donne rock’n’roll degli anni Cinquanta non mi hanno particolarmente entusiasmata (eccezion fatta per Wanda Jackson, sia chiaro!). Per fortuna negli anni Sessanta, quando il rockabilly esplode per le strade e sciocca il mondo definitivamente, le donne sembrano risvegliarsi e farsi trasportare veramente dalla rivoluzione generazionale, oltre musicale, che investe i giovani, ma questa è una storia che verrà poi.

Intanto, onestamente, attendo arrivi la prossima puntata, di modo da avere la possibilità di scrivere di Aretha Franklin, la prima donna a comparire nella classifica dei 100 artisti più grandi della storia secondo la rivista Rolling Stone. Porca miseria! Una donna da brividi in tutti i sensi.

Siamo ancora negli anni Cinquanta e la musica gospel conosce nuova luce con Ray Charles, nasce la musica “soul” e noi ne parliamo tra due mercoledì.

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Alessandra Farro

Alessandra Farro

Nata a Napoli, il suo secondo romanzo s'intitola "Blue", Ultra Edizioni. Sforna pensieri e dipinge ricordi. È innamorata della musica, dei libri e del buon caffè fin da che ne ha memoria. Ha un problema (oggettivo) col tempo, prova a respirare poca realtà e viaggia sempre con una moka in valigia, spesso senza lasciare la sua camera. Quando la vita la confonde troppo, si mette a testa in giù su un tessuto aereo. Ribelle dal 1991.
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