Suspiria di Luca Guadagnino, non chiamatelo “remake”

 In Cinema e Teatro

Dopo il successo di Call me by your name (Chiamami col tuo nome), uscito nel 2017, e candidato a diversi Golden Globe e Premi Oscar, Luca Guadagnino torna nelle sale cinematografiche con un film diverso in tutto e per tutto dal precedente, Suspiria, remake (o omaggio, come ha preferito definirlo il regista) dell’omonimo capolavoro di Dario Argento del 1977. Il film, che ebbe un successo mondiale e vide la censura, per le scene estremamente violente, in numerose nazioni era il primo capitolo della Trilogia delle Madri, a cui fecero seguito Inferno e La Terza Madre.
Suspiria di Guadagnino è uscito ad ottobre 2018 nelle sale statunitensi, approdando solo il 1° gennaio 2019 in quelle italiane, nel cast figurano Dakota Johnson, Tilda Swinton, Chloe Grace Moretz, Mia Goth e Jessica Harper (già protagonista, in un ruolo diverso, della versione del 1977), le musiche – a cui va dedicata particolare attenzione – sono state create da Thom Yorke, frontman dei Radiohead, che è stato premiato alla Mostra del Cinema di Venezia 2018 per il brano originale Suspirium.La vicenda di Suspiria, ambientata nella Berlino di fine anni ’70 divisa ancora dal Muro e scossa da attentati terroristici, si svolge in un’insolita scuola di danza al femminile in cui arriva in un notte di tempesta Susy (Dakota Johnson), che vi entra prendendo il posto di Patricia (Chloe Grace Moretz) scomparsa misteriosamente proprio quella sera. La compagnia di danza di Miss Blanch (un’algidissima e imperturbabile Tilda Swinton) è impegnata a preparare lo spettacolo Folk, di cui proprio la neo-arrivata Susy sarà la protagonista.
Mentre la ragazza in pochissimo tempo acquista un talento prodigioso nella danza, attorno accadono cose strane e lei stessa è turbata da sogni e apparizioni che le mostrano scene di sacrifici e riti propiziatori.


Allo spettatore di Suspiria viene lasciato intravedere qualcosa, come se spiasse dal buco della serratura le misteriose insegnanti della scuola di danza mentre parlano di Madre Markos, di rituali e entità da mantenere in vita ad ogni costo o quando sono intente ad occultare corpi tumefatti, vittime di carnefici non ben identificati.
In questo mondo femminile e matriarcale, una sola è la figura maschile presente ovvero lo psicologo di Patricia a cui la ragazza aveva confessato le sue paura e i suoi sospetti sulla compagnia di Miss Blanch prima di sparire. L’uomo tenta di scoprire la verità, ma quello con cui ha a che fare è qualcosa che va oltre l’umana comprensione e che si mischia in lui con i sensi di colpa per la scomparsa della moglie, fatta prigioniera trent’anni prima dal Reich.
Suspiria, come tutti i film di Guadagnino, è innanzitutto un film esteticamente bello: non c’è un solo abito, un solo oggetto di scena, una sola inquadratura che non siano dotati di un’immane grazia e non siano perfetti sia presi singolarmente che inseriti nel contesto complessivo. L’occhio dello spettatore è continuamente accarezzato da questa estetica così prorompente che però non svuota il senso e la profondità di quello che avviene nella narrazione, ma vi si somma valorizzandolo.
Il fatto che il regista sostenga che questo non è un remake ma un omaggio appare chiaro proprio osservando la cura al dettaglio messa nel ricreare un’ambientazione talmente perfetta da far dubitare che il film sia stato effettivamente girato negli anni duemila e non nel 1977.
A ciò va aggiunto il talento incommensurabile di un maestro come Dario Argento che in film come Suspiria dà prova della sua abilità a costruire trame complesse che però scorrono sotto gli occhi come un ingranaggio ben oleato; lo spettatore è chiamato alla massima attenzione per poter cogliere gli indizi che il regista lascia qua e là senza dar loro in quel momento particolare importanza ma fondamentali poi per ricostruire il puzzle della storia, lontana anni luce dalla banalità degli horror a cui siamo stati abituati negli ultimi decenni.
Ma se Dario Argento porta in scena una violenza cruenta e senza mezze misure, Guadagnino non riesce a tradire la sua natura e sceglie di accostare ai momenti più sanguinosi (sventramenti, decapitazioni, esplosioni di corpi, ecc.) la soavità delle musiche di Thom Yorke che rendono il tutto poetico e – paradossalmente – celestiale.
Non mi sono soffermata troppo sulla recitazione perché il cast scelto dal regista è già garanzia di un livello altissimo a cui c’è poco da aggiungere.
Insomma se si vuole iniziare bene l’anno (cinematograficamente parlando) Suspiria può essere un ottimo punto di partenza.

Nike Del Quercio

Nike Del Quercio

Se dovesse essere descritta con tre frasi, queste potrebbero essere: non riesce mai a stare ferma e appena può salta su un aereo; viaggia sempre con un libro in borsa, tipo copertina di Linus; parla tanto, a volte troppo, ma ogni tanto dice anche cose intelligenti.
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