Pose, le lotte della comunità LGTB al ritmo di disco music

 In Serie Tv

Andata in onda in America lo scorso giugno, finalmente arriva in Italia grazie a mamma Netflix Pose, la serie targata FX di Ryan Murphy (vi dicono qualcosa Nip/Tuck, Glee e American Horror Story?) sulla ball culture newyorkese degli anni Ottanta, candidata a due Golden Globe per Miglior serie drammatica e Miglior attore in una serie drammatica.

Una piccola digressione alla Alberto Angela per chi non sapesse cos’è la ball culture: letteralmente “cultura dei balli” è una sottocultura del mondo LGTB americano caratterizzato dalla partecipazione a ball, serate di balli e sfilate in cui rivaleggiano principalmente gli appartenenti alle case, ovvero famiglie alternative costituite da gay e transgender per lo più afroamericani o latini. Ogni casa ha la sua madre (o il suo padre) e tutti gli altri abitanti sono considerati figli da accudire e proteggere.

Nelle 8 puntate della durata di circa un’ora ciascuna, Pose attraversa in lungo e in largo questo mondo così complesso e per tanti versi sconosciuto affrontando le tematiche più svariate e riuscendo a demolire tutti gli stereotipi che (purtroppo) aleggiano attorno alla comunità LGTB.

La vicenda, che ha vari protagonisti, parte dalla diagnosi di AIDS fatta a Blanca, transgender portoricano, che decide di lasciare la sua Casa Abundance dove tiranneggia la bellissima e crudele madre Elektra per fondare la sua propria Casa. I primi “figli” ad essere adottati sono Damon, giovane afroamericano cacciato di casa dal padre perchè omosessuale, Angel, bellissima trans della Casa Abundance, Lil Papi, giovane spacciatore orfano latinoamericano, e Ricky, gay afroamericano costretto a prostituirsi per vivere. Blanca li accoglie tutti nella sua Casa impartendo regole ben precise: non ci si droga, non si commettono reati e ci si protegge a vicenda, proprio come in una vera famiglia.

Pose però non è solo la loro storia ma è anche la storia di Elektra, mantenuta da un uomo d’affari che non le permette di fare l’operazione di cambio sesso; di Pray, commesso di Macy’s afroamericano, gay, positivo all’HIV che sogna di fare lo stilista; di Stan (Peter Evans), uomo d’affari al servizio di Trump con una bella moglie e dei figli che però perde la testa per la prostituta trans Angel.

Ma Pose non è neanche solo la somma, l’intreccio delle storie struggenti, umane e strazianti di questi personaggi; c’è tanto altro. C’è il racconto delle battaglie di una comunità per la quale tutto è sempre stato difficile il doppio, dalle cose semplici come ordinare un cocktail in un bar a quelle più complicate come cercare un lavoro onesto con cui vivere. C’è la lotta contro il pregiudizio e l’indifferenza, finanche si tratti di salute e dell’epidemia dell’HIV trattata come “la peste dei gay e dei diversi”. La frase che viene ripetuta più spesso è proprio che ognuno se la prende con chi considera inferiore e i transgender sono sempre stati considerati l’ultimo gradino di questa gerarchie.

Ryan Murphy riesce in Pose con precisione chirurgica e una sensibilità sconfinata a raccontare le umiliazioni continue che la comunità LGTB è stata costretta per decenni a sopportare, il rifiuto che i suoi appartenenti hanno dovuto subire in primis dalle famiglie e poi dalla società. Ma mette in scena anche l’enorme dignità, il senso dell’umorismo, l’ironia, la forza sconfinata con cui gay e trans hanno saputo affrontare tutto ciò, anche quando era a dir poco doloroso.

Blanca, meno bella delle altre trans tutte curve che la circondano, con una casa più umile delle altre, riesce a trasmettere la cosa più importante ovvero l’amore, sconfinato, per la sua famiglia e per la sua comunità, per le sue sorelle e i suoi fratelli che con lei dividono un destino crudele e infame.

Alla bravura nell’affrontare argomenti tanto delicati si aggiunge una sceneggiatura, una prova attoriale e dei costumi assolutamente perfetti che fanno dubitare lo spettatore del fatto che la serie sia stata girata in questi anni e non negli anni Ottanta.

Pose non è una serie da binge watching, perchè ogni puntata è forte, ma davvero, e ha bisogno di essere digerita, smaltita un po’ alla volta. Perciò non abbiate fretta, non incastratela tra una cosa e l’altra e non distraetevi, guardatela con calma, attentamente, e riflettete su tutte quelle persone o gruppi che ancora oggi si sentono trattati per colpa del pregiudizio come “esseri umani di serie B”. Buona visione.

Nike Del Quercio

Nike Del Quercio

Se dovesse essere descritta con tre frasi, queste potrebbero essere: non riesce mai a stare ferma e appena può salta su un aereo; viaggia sempre con un libro in borsa, tipo copertina di Linus; parla tanto, a volte troppo, ma ogni tanto dice anche cose intelligenti.
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