Euphoria: The kids aren’t alright

 In Serie Tv

Dai tempi della storia d’amore straziante tra i giovani Romeo e Giulietta, passando per film come Gioventù bruciata o I ragazzi della 56° strada, fino ad arrivare alla trilogia di Gregg Araki, Teenage Apocalypse, è sempre stata chiara una cosa: i giovani non stanno bene. Soprattutto quando sono rappresentati su un palcoscenico o su uno schermo.
Ma Euphoria, nuova serie tv targata HBO, prima incursione dell’emittente televisiva nel mondo del teen drama, porta su schermo i lati più cupi e oscuri dell’essere un adolescente oggi, nel 2019.  Creata da Sam Levison, regista della black comedy Assassination Nation, Euphoria ha come protagonista l’ex star della Disney Zendaya che interpreta Rue, un adolescente incline alle droghe e all’autodistruzione, nata tre giorni dopo l’11 settembre 2001, che vive l’intera esistenza all’ombra della grande tragedia americana del 21°secolo. All’inizio della serie, Rue ritorna a scuola dopo aver passato una lunga estate in riabilitazione in seguito ad un’overdose, che quasi le è costata la vita e il rapporto con la sua sorellina, che l’ha trovata in una pila di vomito e le ha salvato la vita. Al di là della storia in sé, Euphoria esplora il dramma della dipendenza e della dura lotta per il recupero, anche se alcune scene possono davvero sembrare deprimenti. La co-protagonista di Rue è Jules (interpretata da Hunter Schafer), una ragazza trans da poco arrivata in città, cronicamente attratta da uomini più grandi e repressi, il cui romanticismo consapevole e piuttosto adulto per la sua età, la porta alla ricerca spasmodica dell’amore attraverso le app per appuntamenti.  Inutile dire che Rue e Jules diventeranno migliori amiche nel corso della serie. Chissà perché.

I primi episodi di Euphoria sono troppo aggressivi, e lo spettatore si tiene a debita distanza a livello emotivo dai fatti raccontati, probabilmente perché non riesce a ritrovarsi appieno in quell’angoscia adolescenziale che vivono i protagonisti della serie.  Non è una serie semplice, da amare subito, soprattutto quando ogni nuova scena porta lo spettatore in una cerchia ancora più oscura dell’inferno adolescenziale;  tra stupri, uso eccessivo di droghe, autolesionismo e infinite scene di nudo maschile, Euphoria risulta quasi scioccante. Tuttavia, se si superano indenni i primi 4 episodi, ci si rende conto che la serie non rappresenta solo il lato oscuro degli adolescenti di oggi; nei successivi episodi infatti, la storia viene pervasa da un umorismo che smorza i toni drammatici.

L’adolescenza ha alimentato i fuochi della narrazione sin dall’epoca dei miti, ed è stato un punto fermo per generazioni, ma i ragazzi della cosiddetta Generazione Z sono completamente diversi; sono la prima generazione a passare l’intera vita con i telefoni cellulari con accesso a internet, che conoscono solo l’America post 11 settembre, e attraverso l’uso di oppioidi o del cyber bullismo percorrono una delle ere politiche più controverse della storia americana. Sono la generazione più grande, più diversificata e inclusiva di sempre, e la loro realtà è stata modellata dal mondo cablato che è venuto dopo la rivoluzione digitale. Concludendo, Euphoria è una serie spettacolare, unica nel suo genere, onesta e provocatoria allo stesso tempo, con una fotografia piuttosto complicata ed una colonna sonora fighissima che spazia dalla musica di Beyoncè e le principali hit pop del momento, fino ad arrivare ai classici della musica americana, come nel caso di Fly me to the moon di Bobby Womack.

Quindi si, a quanto pare i giovani non stanno bene. Per niente.  

shosanna777

shosanna777

30 anni. Eterna ragazzina. Amante del cinema. Appassionata di letteratura inglese e di tutto quello che ha a che fare con la cultura anglosassone. Passione moderata per i libri e per i fumetti. Infine...insaziabile divoratrice di Serie Tv.
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